Maimonide, un percorso verso il benessere

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Un libro a cura di Giuseppe Laras e Michele Tedeschi, presentato lo scorso martedì 9 marzo a Milano presso la Fondazione Culturale San Fedele. E noi, ovviamente, ci siamo stati!

La sala della Transfigurazione in piazza San Fedele ha un che di antico nell’aria già solo nel mettervi piede. Un quadro della Madonna con bambino in fondo alla sala accoglie, quasi ad abbracciarli, i partecipanti alla presentazione di un libro che di antico invece ha davvero il contenuto: due testi di Maimonide (1138-1204 d.C.) tradotti in italiano, il “Trattato sull’Etica dei Comportamenti” (“Hilchoth De’oth”,1170-1180) e la “Guida alla Salute” (“Hanhagath Ha-Beriuth”, 1198). Maimonide, filosofo e rabbino di Cordoba, è stato inoltre uno dei medici più importanti del suo tempo, il XII sec. d.C.: i suoi scritti sono quindi lontani nel tempo, ma estremamente attuali di fatto. Infatti “nonostante siano stati scritti quasi 1000 anni fa, questi testi tradotti e commentati nel nuovo volume, rappresentano quello che molti di noi vorrebbero fosse oggi il percorso di diagnosi e cura“. Questo ciò che pensa uno dei due curatori dell’opera, Michele Tedeschi, medico oncologo e specialista in agopuntura, responsabile delle sperimentazioni cliniche di Humanitas, che ha appunto commentato i testi insieme a Giuseppe Laras, studioso di filosofia ebraica e ex docente all’Università degli studi di Milano.

Alla fondazione San Fedele sono presenti entrambi, assieme all’editore Pier Carlo Muzzio, che per primo prende la parola per spiegarci i motivi di una scelta editoriale forse un po’ controcorrente: aldilà del prestigio dei nomi dei curatori, alla base della pubblicazione di quest’opera c’è il forte desiderio di “avviare una promozione della medicina umanistica“.

Per risolvere i problemi della malattia e del malato occorre porre attenzione non solo al corpo: Maimonide, in modo drammaticamente attuale, proponeva già mille anni fa una concezione globale della malattia e del malato in sé. Il libro diventa pertanto un monito, un cammino, un orientamento verso la salute globale dell’individuo che non si riduce all’assenza di patologie, ma che abbraccia un benessere totale che non è solo fisico, ma anche mentale e sociale. L’opera di Maimonide è infatti un’opera non solo medica, ma anche, e forse soprattutto, filosofica e morale nel suo proporre una nuova visione della relazione medico-paziente che varrebbe la pena di riprendere in considerazione più ampiamente. Riproporre Maimonide, allora, è riproporre un percorso di cura che ” parte dalla prevenzione della malattia e che, alla sua comparsa, ne valuta le componenti psicologiche oltre che fisiche, e che nella cura integra al trattamento specifico tutti i bisogni psicologici e di accoglienza di cui ogni malato necessita” (sempre nelle parole di Tedeschi).

A spiegarci più in profondità il pensiero del filosofo spagnolo è il presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, il rabbino capo Laras. Maimonide, conosciuto principalmente come l’autore della Guida dei Perplessi, per lo studioso dà invece il meglio di sé nelle sue opere morali e teologiche, dove dominano due idee fisse: la prima riguarda il pensiero (il pensiero è la cosa più importante che l’uomo ha in sé, che lo deve guidare e costruire nel suo farsi individuo), la seconda l’azione (un’azione per essere buona deve essere mediana). In questa teoria dell’equidistanza dagli estremi, si vede l’influsso che Aristotele ebbe sul pensiero di Maimonide. Questa teoria è rintracciabile anche nella tradizione biblica, nel Libro dei proverbi. Secondo questa teoria per arrivare a una perfezione morale che produca azioni mediane, occorre che l’individuo raggiunga non solo la perfezione spirituale, ma anche quella fisica, indispensabile e basilare per arrivare alla prima. In questo è fondamentale il rapporto con gli altri, con la società, con le altre individualità che creano l’insieme: diventare persone equilibrate in funzione e come conseguenza di una società equilibrata. In questo si può leggere l’attualità di un pensiero solo apparentemente così lontano da noi.

In questa comunione di animo, corpo e società, la medicina si innesca come procedura estremamente importante per garantire le basi migliori per un’evoluzione che porti al benessere globale. La vera cura è quella che si muove in anticipo. Bisogna fare in modo che la cura anticipi la malattia. La persona infatti è un tutt’uno, fatto di mente e corpo, e occorre quindi curarli entrambi. Come? Indirizzando alla medietà. Non è un discorso da “bigotto” come sostiene Laras, anzi, Maimonide conosceva molto bene le spinte, i bisogni e i limiti dell’uomo. Proprio per questo sa bene che il modo per correggersi è solo uno: spingersi dalla parte opposta per poi trovare l’equilibrio.

Dal punto di vista medico l’attualità del pensiero maimonideo è messa in luce da Tedeschi, che ci spiega che la conoscenza globale del paziente è il fondamento per creare le basi di una buona cura, perché mente e corpo sono indissolubili anche nella malattia. Questo per instaurare il rapporto umano di base per poter intervenire nel modo più adeguato a ciascuno. Infatti noi non possiamo sapere se stiamo realmente bene anche se non abbiamo patologie evidenti. Potrebbero essere latenti e sprigionarsi quando meno ce lo aspettiamo, per un improvviso momento di crisi o stress. Oppure non manifestarsi mai proprio per il contrario. Come fare allora per prevenire?

Maimonide ci dà una serie di consigli su atteggiamenti da tenere nei confronti di noi stessi, delle modalità sane di alimentarci, lavarci, di vivere quotidianamente che ci garantiscano uno stato di benessere.

In questo quadro il medico deve avvicinarsi al malato “confrontandosi con lui”, a partire dai suoi aspetti psicologici. Bisogna in primis accertarsi di quelli, prima di intervenire con una cura specifica. Perciò Maimonide distingue tra sani, malati e convalescenti – che malati non sono ma necessitano lo stesso di cure se non fisiche, attente alla psiche: “tutto sommato del medico c’è bisogno, ma sempre a supporto della natura“.

Infatti ogni malato ha un cuore oppresso: ad ogni malato va dato un supporto. Profumi, musica, amici, tutte attenzioni che vanno aldilà della cura specifica e che rendono l’opera di Maimonide davvero vicina a tutti coloro che in un’epoca in cui si è solo attenti al corpo e all’apparire, stanno rivalutando percorsi di vita e di benessere più globali, che comprendano appunto anche aspetti solo apparentemente meno concreti.

L’estrema attualità di Maimonide è certamente riconducibile allora alla prevenzione della malattia come prima meta del medico, alla medicina psico-somatica e al disagio psicologico come possibile causa di malattia, alla descrizione di quadri clinici attuali (diabete, asma, ma anche descrizioni di operazioni chirurgiche e di zone neurologiche periferiche), ma Maimonide è attuale anche, e forse soprattutto, perché spiega la “necessità di una vita più calata in un contesto ecologico appropriato”.

Il libro finisce con un’appendice sui medicamenti, le erbe e le ricette farmaceutiche del Cairo del XII sec. (Maimonide visse la maggior parte della sua vita in Egitto) con l’aggiunta di un elenco di fitoterapia, inserita a titolo di cronaca e curiosità scientifica, per ribadire la non anacronisticità di un pensiero così antico, se si pensa che ancora oggi certe piante vengono usate per le stesse funzioni. A concludere l’evento alcune domande dal pubblico su questioni filosofiche e morali. Come sempre la gente comincia a scemare e a far domande ai curatori. Io mi fermo seduta col libro sulle gambe a pensare.

Oggigiorno si trascura davvero quella parte di sé che invece è alla base di ogni nostro comportamento: la psiche e la natura umana sono parte integranti di noi. Ricorrere a rimedi naturali e all’ascolto di noi stessi non è solo una pratica controcorrente, seguita da quei tipi strani che vanno ai corsi di meditazione e che si curano solo con pappette o si affidano a sciamani: è un altro modo di vedere e di vivere che produce effetti enormi.

E se non serve per guarire del tutto, serve per guarire dentro. E con questo si è già a metà dell’opera!

Valentina Nizardo

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