Donne: si ammalano più degli uomini, ma gli studi le trascurano

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Marte e Venere: entrambi due pianeti, sì, ma diversi. Uomo e donna: entrambi esseri umani, sì, ma diversi.

Non stiamo parlando, in questo caso, dei ruoli ricoperti nella società e quindi delle rivendicazioni e conquiste delle donne, quanto piuttosto della naturale differenza biologica tra i due organismi, maschile e femminile: differenza che si evidenzia in modo particolare di fronte alla malattia, ma alla quale la medicina non dà ancora il giusto rilievo.

I dati statistici dimostrano che le donne, sebbene più attente alla propria salute e più assidue ai controlli medici, si ammalano più degli uomini: l’8,3% delle donne non gode di buona salute, contro il 5,3% degli uomini. Erroneamente si pensa che le donne siano del tutto uguali agli uomini, differendo solo per l’apparato riproduttivo“, afferma la dottoressa Barbara Garavaglia, presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Istituto Neurologico Carlo Besta. “In realtà le differenze biologiche sono varie ed importanti e si avvertono in modo particolare di fronte a disturbi neurologici e cardiovascolari“, conclude la dottoressa, presente al primo convegno sulla Medicina di Genere, organizzato dal Comitato per le Pari Opportunità della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta.

Vediamo allora quali sono le patologie che minacciano fortemente la salute e il benessere delle donne.

Malattie psichiche: la depressione, il male oscuro che genera uno strano senso di imbarazzo anche se viene solo nominata, è la prima causa di disabilità per le donne tra i 15 ed i 44 anni. Conseguenze indelebili a livello psichico, ma anche fisico, derivano dalla violenza sessuale che, anche nel nostro civilissimo mondo moderno, offende e distrugge la dignità della donna. Oltre alle lesioni fisiche immediate, tra le conseguenze a lungo termine vi sono: depressione, disturbi sessuali e ginecologici, ansia, disturbi alimentari, attacchi di panico, dipendenze, disturbi gastrontestinali e cardiovascolari, malattie sessualmente trasmissibili.

Malattie neurologiche: per queste patologie vi sono degli aspetti clinici specifici che differenziano la donna dall’uomo e sono legati a tutti quei momenti esclusivi della vita femminile, quali la gravidanza, il parto, l’allattamento e, da ultima, la menopausa. Differenze di genere che nel settore neurologico necessitano ancora di uno studio approfondito.

Malattie cardiovascolari: si tratta di patologie che ancora vengono considerate quasi esclusive del sesso maschile, nonostante ogni anno circa 120mila donne in Italia muoiano per disturbi cardiovascolari. “Gli studi su queste malattie si sono sempre concentrati prevalentemente sugli uomini a causa della maggior frequenza dei disturbi in età media e della loro prima comparsa in età più giovane rispetto alle donne” afferma Maria Grazia Modena, Presidente della Società italiana di Cardiologia e ordinario di Cardiologia dell’Università di Modena. Tuttavia, dopo la menopausa, la frequenza delle patologie legate al cuore aumenta sensibilmente nella donna, raggiungendo livelli simili o più elevati di quelli degli uomini; per questo motivo la ricerca deve essere necessariamente estesa anche allo studio delle manifestazioni dei disturbi nella donna.

Malattie professionali: le patologie legate all’attività lavorativa sono studiate pressoché esclusivamente per il genere maschile. Quando gli studi coinvolgono le donne si riferiscono al periodo della gravidanza e dunque ai rischi per il feto. Ancora troppa disattenzione nei confronti di malattie che interessano in modo particolare la donna che lavora, come i disturbi muscolo-scheletrici e le dermatosi : quasi totale disinteresse verso le patologie legate agli infortuni domestici. Il doppio lavoro, fuori casa ed in casa, si sa, è prerogativa quasi esclusivamente femminile: eppure gli studi sullo stress da lavoro sono compiuti sugli uomini. Forse perché non procura stress dover svolgere la propria professione e curare la casa, contemporaneamente, senza che nessuno dei due ambienti risenta in maniera negativa della presenza dell’altro?

È realmente necessario, allora, che gli studi clinici rivolgano un’attenzione specifica all’universo femminile: alleato, complice, ma complementare e non uguale a quello maschile.

Francesca Di Giorgio

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