Invidia: la busta paga degli altri non rende felici

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Uno dei gossip più diffusi negli ambienti di lavoro e anche in famiglia è quello che riguarda l’entità della busta paga. C’è chi se ne vanta, chi invece cerca sempre di cambiare discorso temendo la fatidica e fastidiosa domanda: “Ma tu quanto prendi?”.

Ma uno studio francese ci consiglia di frenare la curiosità circa i guadagni degli altri. Potrebbe risentirne il nostro umore, soprattutto in questo periodo di crisi in cui magari l’aumento promesso, meritato e desiderato non arriverà.

L’Ecole d’economie de Paris ha effettuato uno studio su un campione di 19.000 persone provenienti da 24 paesi europei. E il risultato è abbastanza significativo: tre europei su quattro si sentono frustrati se scoprono che colleghi, amici o familiari guadagnano di più e quindi la felicità risulta essere inversamente proporzionale alla ricchezza degli altri. Questo a dispetto di tutti i finti sorrisi e le felicitazioni che facciamo agli altri quando ci informano che hanno stipendi molto più elevati del nostro.

La ricerca è stata effettuata in questo periodo di crisi proprio per studiare se esiste e quanto è forte il rapporto tra la ricchezza e l’umore degli europei.

Andrew Clark, a capo dello studio, spiega che mentre tra colleghi la differenza di stipendio è accettata, le scoperte più dolorose riguardano le buste paga di amici e parenti: Il continuo confronto con gli altri fa apparire il mondo un luogo meno felice e più ingiusto. Mettersi a paragone con gli amici è due volte più doloroso che competere con i colleghi di lavoro. Non ci sono differenze tra i sessi: uomini e donne hanno una uguale insoddisfazione alla notizia di guadagnare meno degli altri.

Mentre una differenza la si coglie se si tratta di paesi più o meno ricchi: Credevo che fossero solo le persone benestanti a volersi confrontare – aggiunge Clark – davo per scontato invece che le difficoltà economiche portassero le persone ad accontentarsi del minimo indispensabile.

Ovviamente, nella maggior parte dei casi, l’invidia nei confronti degli altri non dipende da una antipatia verso queste persone ma da una insoddisfazione personale perché, come spiega la psicoanalista Lella Ravasi Bellocchio, guadagnare tanto ci dà maggiore potere d’acquisto e questo quindi ci rende più sicuri e socialmente affermati e amati: Nella mente umana scatta un’equivalenza tra avere più denaro ed essere più riconoscibili sul piano affettivo: si comincia a pensare che più si guadagna e più si è amati. Nella società odierna c’è un’accelerazione del significato di sé a seconda di ciò che si ha. L’uomo di oggi misura se stesso in base a ciò che possiede. È come in Essere e avere di Erich Fromm: l’avere è più gratificante dell’essere”.

Abbiamo già detto che anche le donne soffrono di invidia da busta paga e questo perché oggi anche loro puntano sul successo lavorativo per essere desiderabili e, quindi, non riescono ad accettare di essere precarie ed essere fidanzate con un ragazzo con un lavoro fisso, come spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento psichiatrico del Fatebenefratelli di Milano: Nel rapporto a due il confronto violento è un indicatore di mancata solidarietà e complicità all’interno della coppia. La competizione è vissuta come rivalità e come fattore di demoralizzazione.

Mencacci mette in luce un’altra questione, problemi emergono anche nel rapporto tra genitori e figli: “Le giovani generazioni di oggi hanno difficoltà a godere degli stessi benefici economici dei genitori e questo crea sicuramente dei riverberi in famiglia. Per sfuggire a questi meccanismi occorre investire sui propri talenti, che non sono necessariamente quelli espressi nell’attività professionale e mettere al primo posto il bisogno di rapporti umani e di condivisione”.

Emerge dunque uno spaccato in cui il cittadino europeo pensa solo ai soldi ed è quasi sempre infelice perché immancabilmente si confronta con coloro che hanno di più. Il confronto potrebbe essere positivo se finalizzato a stimolare un miglioramento personale, ma se ha come risultato solo un’insoddisfazione cronica è meglio non fare più paragoni e vivere serenamente con ciò che abbiamo senza affannarci ad avere sempre di più, seguendo un detto popolare che dice: “Basta che c’è la salute, c’è tutto”.

Lazzaro Langellotti