brutti ricordi

Cervello tatto-vista

Brutti ricordi: ecco come cancellarli e rafforzare quelli importanti

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Cancellare brutti ricordi, legati magari ad eventi traumatici, o al contrario rinforzare quelli importanti quando iniziano a deteriorarsi a causa di malattie degenerative, come quanto appreso in una vita.

Due facce della memoria di lunga durata, i cui meccanismi sono stati in parte svelati dallo studio The Dynamic Memory Trace.

Un gruppo di neuroricercatori, guidato da Cristina Alberini dell’Università di New York, ha scoperto il meccanismo del processo di consolidamento dei ricordi, legato ad alcuni ormoni, che può così permettere agli scienziati di cancellare o rafforzare la memoria. Somministrando dei farmaci che blocchino il formarsi di questi ormoni sarà infatti possibile riuscire a manipolare i ricordi, proprio come il metirapone, già sperimentato dagli scienziati dall’Università di Montreal, in Canada.

Lo studio è stato presentato a Venezia nel corso della VII conferenza The future of science, ma l’idea di selezionare i ricordi e rimuovere quelli brutti era stata già ipotizzata da altri scienziati, che si erano concentrati piuttosto sulla rimozione delle proteine delle cellule nell’amigdala, la zona del cervello responsabile del condizionamento della paura.

La dottoressa Alberini ha spiegato che per rendere una memoria “di lungo termine” serve un certo livello emotivo, di stress ed eccitazione. Più questo sarà alto, maggiore sarà anche la quantità e i dettagli del ricordo. I brutti e i bei ricordi si imprimono di più nel cervello. Ma se lo stress diventa troppo elevato e supera una certa soglia, “si crea un deficit – ha detto l’Alberini – e si interrompe il processo di apprendimento, quindi il ricordo non si consolida“.

Così, conclude la ricercatrice “si può intervenire per ridurre una memoria negativa, ad esempio legata al disturbo post-traumatico da stress o alla dipendenza da droghe, o invece aumentarla, nel caso ci si trovi con il decadimento indotto da demenze“. Anche se c’è una particolare finestra temporale per farlo: “È quando il ricordo è labile – aggiunge Alberini – che noi interveniamo con dei farmaci. Nel caso di ricordi negativi, blocchiamo i recettori del cortisolo, facendo così diminuire l’intensità del ricordo. Quando invece vogliamo rinforzarlo, aggiungiamo il fattore di crescita insuline grow factor 2 (IGF2), importante per lo sviluppo del cervello adulto e presente nell’ippocampo.

Insomma, la tecnica ipotizzata dal film ‘Se mi lasci, ti cancello‘, in cui si eliminava il ricordo di un amore finito, sarà presto realtà.

Roberta Ragni

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.