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Felicità: cala molto dopo i 30 anni, poi risale intorno ai 50

La crisi di mezza età pare abbia anticipato i tempi! È proprio attorno ai 30 anni che la felicità crolla clamorosamente: ma almeno non per sempre!!Torna infatti alla ribalta dopo i 50.

Uno studio condotto all’Università di Maastricht – presentato questa settimana a Londra alla Royal Economic Society annual conference – è arrivato a queste drastiche conclusioni: “la diminuzione della felicità dopo i trent’anni è così profonda che la sua entità è paragonabile a quella dopo aver perso il lavoro“, nelle parole di uno degli autori, Bert Van Landeghem.

Ma perché l’età che dovrebbe essere il fiore della vita sbocciata e matura pare appassire? Perché è proprio vero che la prospettiva di un futuro incerto e i pochi punti di riferimento che la società ci offre oggi giorno, vanno ad appesantire il fatto che le responsabilità che l’età ci impone non sono controbilanciate da soddisfazioni che ne siano all’altezza.

Ma perché allora la serenità dovrebbe tornare dopo i 50 anni? Proprio perché le aspettative di vita diminuiscono. Non credo che la cosa voglia dire accontentarsi o accasciarsi su se stessi e su quello che si ha, ma che, anzi, il segreto del sapersi godere la vita risieda proprio in questo: nell’apprezzare ciò che si ha senza cercare altro e non per pusillanimità o codardia, ma semplicemente perché ogni cosa ha in sé la magia della vita stessa e in quanto tale è dispensatrice di questa stessa magia a priori!

Studi precedenti avevano dimostrato che la massima felicità si raggiunge da anziani, addirittura attorno agli 80 anni – lo ha provato recentemente una ricerca dell’American National Academy of Sciences – forse proprio in relazione al fatto che si ha imparato ad amare la vita per quella che è, con tutti i pro e i contro in essa racchiusi. Infatti, spiega sempre Van Landeghem, sono proprio i 65enni ad essere capaci di “essere soddisfatti di ciò che si ha”, che, senza andare troppo in là con gli anni o con le ricerche, è ciò che insegna il Buddha.

La felicità per i non seguaci di questa religione filosofica, seguirebbe allora una sorta di curva ad U le cui punte sarebbero i 20 e i 50 anni: i 30 sono proprio il punto critico, nei quali si guarda con rimpianto al passato spensierato e non si è capaci di rilassarsi e vivere in pace perché oberati dallo stress. Ma almeno, a quanto pare, dopo i 35 anni la scalata verso l’ottimismo e la gioia di vivere ricomincia per poi non scendere più!

Valentina Nizardo

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