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Su Focus i migliori ospedali italiani. Ecco i dati ufficiali!

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Da oggi gli italiani possono scegliere a quale ospedale rivolgersi per essere curati bene.

Una valutazione può essere fatta in base a dati oggettivi, che deriva da un progetto di raccolta dati messo a punto nell’ambito del “Programma nazionale esiti” voluto dal Ministero della Sanità, condotto da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e concretamente portato a termine dal dipartimento di epidemiologia dell’Asl Roma E.

Trasparenza sanitaria: Focus chiedeva da tempo che questi dati fossero resi pubblici, in base alle leggi sulla libertà di informazione che tutti i paesi democratici, compresa l’Italia, hanno adottato. E a un principio di trasparenza che è indispensabile per mettere i cittadini in condizione di fare le proprie scelte in base a dati certi sulla qualità del servizio offerto.

Ecco qualche esempio dei dati messi a disposizione.

1. Sono decine i reparti ospedalieri che curano un numero di pazienti troppo basso per mantenere un adeguato standard di qualità e sarebbero quindi, secondo il Ministero, da chiudere. Per esempio nel caso dell’infarto al miocardio, la Sacra Casa di Loreto, nelle Marche che cura 32 pazienti e ha una mortalità del 34%.

Oppure l’Azienda Ospedaliera di Bordighera, in Liguria, con 19 pazienti e una mortalità del 42,11%.

2. Le statistiche sull’infarto del miocardio (la maggiore causa di mortalità in Italia) dicono che in media il rischio di morire per infarto è del 10,95%. In altre parole muoiono quasi 11 pazienti ogni 100 ricoverati. Più della metà di questi, il 6,46%, avrebbero però potuto salvarsi se tutti gli ospedali avessero adottato le pratiche in uso nei reparti migliori. Infatti un pool di questi reparti top (tra cui, per esempio il Cervello di Palermo e il Sant’Andrea di Roma), presi come paragone, ha avuto una mortalità del 4,49%.

La differenza? Risiede senza dubbio nelle cure tempestive: nei reparti migliori l’85,11% dei pazienti viene sottoposto ad angioplastica entro 48 ore dal ricovero, contro solo il 30,67% della media italiana. Qui trovi i reparti e gli ospedali che applicano abitualmente questi protocolli.

3. Gli ospedali pubblici (soprattutto al centro-nord) hanno in genere, sempre in campo cardiologico, dati migliori delle cliniche private, con alcune eccezioni: per esempio il Monzino di Milano o l’Aurelia Hospital di Roma.

Anche al sud non mancano i reparti di eccellenza, come il presidio ospedaliero Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina o l’Ospedale Generale di Lentini in provincia di Siracusa.

4. La sanità italiana ha un ampio margine di miglioramento, e sta ai cittadini chiederlo, finalmente sulla base di dati certi, agli amministratori locali. Bisogna stimolare i medici perché si aggiornino, ma anche costringere le associazioni scientifiche a occuparsi della qualità dei propri associati e le università a verificare che la qualità dell’insegnamento sia migliorata.

5. Terapia dell’ictus. Su oltre 66 mila casi ricoverati nel 2010, la media nazionale di mortalità è quasi del 10% contro il 2% tra i 1243 pazienti trattati nei centri migliori. Anche i dati sulla broncopneumopatia cronico ostruttiva sono dello stesso segno: la media della mortalità italiana (su 104 mila pazienti) è di 6,87% contro lo 0,06% tra i 2064 pazienti curati nei reparti di pneumologia migliori.

6. I pazienti italiani attendono in media 5 giorni perché la loro frattura di femore venga curata, quando la ricerca dice che tutte le fratture dovrebbero essere curate entro 48 ore se si vuole evitare un aumento della mortalità.

7. Anche la chirurgia deve migliorare: sono ben 985 mila gli interventi chirurgici non oncologici effettuati nel 2010 in Italia. La mortalità media è stata del 2%: quasi tutte vite che avrebbero potuto essere risparmiate se le tecniche adottate dai reparti migliori (con una mortalità media dello 0,03%) fossero state estese al resto dei reparti.

8. Poi ci sono i risparmi prevedibili: i pazienti sottoposti a colecistectomia in laparoscopia sono ricoverati in media per 2 giorni in alcuni ospedali e per 7 giorni in altri e la media italiana per un intervento di colecistectomia laparotomica (cioè con l’incisione chirurgica) arriva addirittura a 10 giorni con punte molto elevate.

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