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Osteoporosi, sì alle nuove cure ma con attenzione

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Si svolgerà oggi a Milano (h. 17, Sala Convegni, Intesa San Paolo, Piazza Belgioioso) insieme ai maggiori esperti in materia, il Convegno “Osteoporosi, prevenzione e terapie“, a conclusione dell’H-Open Day legato alla Giornata Mondiale, che ha coinvolto circa 100 ospedali italiani premiati con i “Bollini Rosa” dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da).

Obiettivo è puntare l’attenzione sull’osteoporosi e sulle fratture da fragilità ossea che ne sono la principale conseguenza. Solo in Lombardia sono 15 mila le fratture del femore ogni anno, di cui 3 su 4 fra la popolazione femminile a seguito di cadute. Circa il 30% di donne oltre i 65 anni cade, almeno una volta l’anno, e di queste una su 10 con esito negativo (la frattura).

Secondo le stime, inoltre, una donna su 5, dopo i 50 anni, è destinata ad una prima rottura dell’osso (e a successive) se non attua la dovuta prevenzione, come assumere di calcio e fare esercizio fisico fin dalle prime decadi di vita.

Fondamentale nell’identificazione sia dei fattori di rischio legati alla persona sia di quelli collegati al contesto ambientale e sociale è il ruolo del medico di medicina generale, oltre un supporto farmacologico.

Oggi l’osteoporosi si cura meglio grazie a recentissimi farmaci che inibiscono la distruzione dell’osso (bifosfonati, i modulatori selettivi del recettore degli estrogeni, i Serms, e il recente anticorpo monoclonale denosumab), e ai farmaci che ne inducono la formazione. Inoltre sono meglio conosciuti anche alcuni effetti non desiderati.

Serve dunque più attenzione – raccomandano gli esperti – nel caso dell’assunzione di bifosfonati, che possono provocare, in rari casi e soprattutto in pazienti oncologici (5%), lesioni alle ossa mascellari e mandibolari.

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