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Automonitoraggio della glicemia la nuova arma contro il diabete

Seguire un automonitoraggio della glicemia e avere la massima coscienza della propria malattia: sembra essere questa la via per la cura del diabete di tipo 2.

Ed è questo l’obiettivo dello studio PRISMA, nato da un’iniziativa di Roche Diagnostics in collaborazione con un team di diabetologi italiani e presentato alla quinta Conferenza internazionale sulle tecnologie avanzate e sui trattamenti per il diabete di Barcellona (a marzo verrà invece presentato a Roma).

La ricerca mira a dimostrare come un automonitoraggio strutturato della glicemia SMBG (4 volte al giorno per 3 giorni alla settimana – tramite dispositivo Accu-Chek Aviva) porti a un miglioramento dei livelli di emoglobina glicata e a “una riduzione di complicanze cardiovascolari dal 2,2 al 3,8%, malattie coronariche dall’1,6 al 2,7%, malattie coronariche fatali dall’1,9 al 3,4%, infarto del miocardio dall’1,9 al 3,4%, malattie vascolari periferiche dal 3,3 al 5,9%“, spiega il professor Emanuele Bosi, direttore del dipartimento di Medicina interna all’ospedale San Raffaele di Milano e curatore del progetto.

Inoltre una simile tecnica “pone le basi – afferma il professor Antonio Ceriello, dell’Istituto di investigazioni biomediche August Pi I Sunyer di Barcellona – per una gestione del diabete di tipo 2 individuale, quindi più efficiente con una maggiore collaborazione tra medici e pazienti“.

Sono 2,5 milioni gli italiani diabetici, senza contare il milione di italiani che non sa di avere il diabete. Il diabete di tipo 2 è considerato la pandemia del terzo millennio.

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