Tumore alle ovaie: a 8 donne su 10 diagnosticato in ritardo

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

È il sesto cancro femminile più diffuso al mondo e la causa più comune di morte per neoplasie ginecologiche. Nel nostro Paese sono ogni anno 45.000 le donne colpite, delle quali 3.000 arrivano al decesso.

Stiamo parlando del tumore alle ovaie e l’allarme è stato lanciato dalla Società italiana di oncologia medica (Siom). Quale la causa di un così elevato tasso di mortalità? La diagnosi tardiva: 8 donne su 10 scoprono di esserne state colpite quando è ormai troppo tardi e le possibilità di intervento sono molto limitate o comunque destinate all’insuccesso.

Con un’azione tempestiva, invece, le possibilità di guarigione sarebbero pari al 90%. Cosa fare allora? “Servono maggiore informazione alle donne e una gestione della malattia condivisa fra oncologo e ginecologo – spiega Marco Venturini, Presidente dell’Aiom – La collaborazione è invece attualmente ritenuta insufficiente dal 63% dei primi e dal 32% dei secondi“.

Difficile la diagnosi di questa tipologia di carcinoma, in quanto le modalità di manifestazione possono venire facilmente confuse, come chiarisce Venturini “Purtroppo non esiste per questa neoplasia l’analogo della mammografia, per questo dobbiamo spiegare alle donne quali siano i sintomi. Identificarli non è facile, perché sono spesso simili a disturbi gastrointestinali: stitichezza, sensazione di gonfiore addominale, diarrea, difficoltà digestive, nausea. Se si avvertono tali sintomi, è consigliabile effettuare subito una visita ginecologica, un’ecografia e il dosaggio del marcatore tumorale CA 125, per stabilire se ci troviamo in presenza di un carcinoma ovarico“.

Puntare dunque in modo deciso sulla prevenzione e su controlli approfonditi Nicola Surico, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, afferma “Sappiamo che ci sono maggiore probabilità di ammalarsi per chi non ha figli, chi ha avuto un menarca precoce e una menopausa tardiva. Si sottovaluta inoltre il peso della familiarità: chi ha una madre, una sorella o una figlia affetta da carcinoma ovarico va sottoposta ad un attento monitoraggio“.

Gli esperti sottolineano, inoltre, la necessità di prevenire le situazioni a rischio, quali la consuetudine al fumo e l’obesità.

Francesca Di Giorgio

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.