nuove emozioni nostra epoca

Le 5 nuove emozioni della nostra epoca

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Credevate che nella vita, come nelle diverse epoche, tutto possa cambiare ma non i sentimenti e le emozioni? Beh, care amiche, credo proprio che dovrete archiviare questa convinzione romantica.

La certezza che a dominare il cuore del genere umano siano solo sei emozioni, che accomunano tutti gli uomini senza distinzioni culturali ed etniche, sta per tramontare definitivamente. Per quasi cinquant’anni gli psicologi ci hanno parlato delle “Big Six“, delle grandi sei emozioni, visibili dal volto che possono essere considerate universali. Alla lista appartengono: gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto ma l’elenco sarebbe destinato a crescere secondo l’autorevole giudizio della rivista britannica New Scientist.

Secondo la prestigiosa rivista scientifica, ogni epoca è caratterizzata da diversi stati d’animo. E se per la modernità questi potevano essere l’avarizia, l’imbarazzo, la noia, la depressione, la gelosia e l’amore, ecco che nella nostra epoca spuntano nuovi candidati, come l’ispirazione, la curiosità, la gratitudine, l’orgoglio ma, soprattutto, la confusione.

La prima candidata al titolo di emozione universale è il sentimento del “sentirsi ispirati“, in inglese “elevation”, o “uplifting emotion”. Sarebbe quel sentimento di ispirazione che ci fa avere fiducia in noi stessi e negli altri, che ci fa credere in qualcosa e sentire parte di un progetto. Come esempio, New Scientist riporta un passo del discorso d’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama.

Secondo Jonathan Haidt dell’Università della Virginia “l’ispirazione è proprio ciò che hanno sentito i sostenitori di Obama in quel momento: un sentimento positivo, incoraggiante, edificante”. Questo sentimento universale, nel nostro organismo si manifesterebbe con la produzione di uno specifico ormone. Manca ancora un’espressione facciale caratteristica, anche se i ricercatori concordano su un generico addolcimento dei tratti somatici e un movimento delle sopracciglia verso l’alto.

Un’altra emozione che, secondo numerosi psicologi, merita di aggiungersi alle “Big Six” è l’attitudine alla curiosità. Un convinto supporter della curiosità è Paul Silvia, docente di psicologia alla University of North Carolina a Greensboro (Stati Uniti), secondo il quale “la curiosità è fondamentale per la specie perché motiva la gente a imparare”. Il bello, spiega Silvia, “sta nella gratuità di questo sentimento: al giorno d’oggi le persone desiderano accrescere le loro conoscenze anche senza un movente specifico. Non lo fanno per soldi, per superare un esame o per salvarsi la vita: lo fanno semplicemente per il gusto di sapere e l’interesse verso il mondo”.

Sul piano comportamentale, questo sentimento si manifesta con: la testa leggermente piegata da un lato, la velocità del discorso che aumenta e i muscoli della fronte e degli occhi in tensione. Per gli psicologi la curiosità è diventata sempre più importante per l’uomo contemporaneo in quanto lo aiuta a controbilanciare sentimenti negativi come l’ansia e la paura.

Secondo Sara Algoe dell’Università del North Carolina, il senso di gratitudine ha tutti i requisiti necessari per diventare un Big. “Si tratta – spiega la studiosa – di un’emozione del tutto positiva, che aiuta gli esseri umani a rafforzare le loro relazioni sociali, a cominciare dal rapporto di coppia“. In un presente in cui le relazioni si fanno sempre più complesse, la gratitudine ci aiuta a cercare e trovare le persone con cui stiamo meglio e a fare qualcosa per loro, innescando un meccanismo virtuoso di “dare e avere”. È un sentimento che fa parte del bagaglio emotivo di ogni essere umano, anche se, avvertono i ricercatori, potrebbe essere “culturalmente connotato”, vale a dire espresso in maniera diversa da un capo all’altro del mondo. In tal senso sono in corso diversi studi per identificare le espressioni facciali e i gesti che meglio rappresentano questa emozione. Per ora, c’è accordo per quanto riguarda il sorriso e un certo “penzolare della testa”, ma mancano dati sufficienti relativi alle popolazioni asiatiche.

Ma in cima al top ten delle nuove emozione c’è lei, la confusione. In realtà il mondo accademico si divide: non tutti sono d’accordo sul suo essere a pieno titolo un’emozione, ma la sua diffusione è certamente incontestabile! Dacher Keltner dell’Università di Berkeley, in California, la definisce come “l’impressione che l’ambiente ci stia dando informazioni insufficienti o contrastanti”: una sensazione che tutti abbiamo provato, che sia “in un’aula universitaria, in una galleria d’arte o in una città sconosciuta”.

La confusione avrebbe anche un suo volto: sopracciglia inarcate, occhi che diventano più piccoli, labbra protese in avanti. Un recente studio ha dimostrato, tra l’altro, che si tratta dell’espressione facciale più chiaramente riconoscibile, seconda solamente alla gioia. Una persona confusa, in sostanza, si riconosce ed ha quindi maggiori possibilità di essere aiutata dal prossimo: potrebbe essere questa, la chiave evoluzionistica del suo essere diventata “universale”.

Secondo il professor Paul Silvia, “è il modo in cui il nostro cervello ci avverte dell’infondatezza dei nostri pensieri e dei nostri schemi mentali“. A volte ci incoraggia a focalizzare la nostra attenzione altrove, a cambiare strategie o imparane delle nuove: un’abilità particolarmente utile per l’uomo contemporaneo. Proprio per questo, conclude il team di psicologi, la confusione potrebbe essere la chiave di tutte le altre emozioni dominanti, il legame tra ispirazione, curiosità, orgoglio e gratitudine.

Quindi non mi resta che augurare una profonda e travolgente confusione a tutte.

Manuela Marino

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin