Dipendenze: un giorno offline e i giovani si sentono persi

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Si chiama “The world unplagged“, letteralmente “Il mondo scollegato“, l’esperimento dell’Università del Maryland che ha coinvolto più di 1000 studenti universitari costringendoli a rimanere isolati dalle tecnologie come computer, televisione, cellulari o Mp3 e quindi dal mondo, almeno per un giorno.

La pubblicazione dei risultati preliminari del test parla chiaro: senza una connessione non sappiamo più vivere.

Le parole che questi ragazzi hanno scritto nel diario che i ricercatori avevano chiesto di tenere aggiornato durante le 24 ore parlano da sole: “Ero ansioso, irritabile, mi sentivo insicuro“, “Stavo seduto sul letto, non avevo nulla da fare“, “Il silenzio mi stava uccidendo“. Ryan Blondino, studente dell’Università del Maryland, ha addirittura paragonato la mancanza delle tecnologie digitali alla sensazione della perdita di un arto.

D’altra parte, queste parole non dovrebbero stupirci se consideriamo alcuni dei dati riportati dalla ricerca: il 100% dei ragazzi coinvolti nell’esperimento, ha un telefonino, l’85 un computer proprio, il 59% di loro ha mosso i primi passi su Internet prima dei 10 anni, il 18% addirittura prima dei cinque anni.

Questi giovani passano fra le 3 e le 4 ore al giorno in rete nel 42% dei casi e fra le 5 e le 6 ore al giorno nel 25% dei casi con un unico obbiettivo comune, la socializzazione: le ore che in media vengono passate ogni giorno in collegamento con un social network sono due.

Le descrizioni delle sensazioni provate dai giovani “scollegati” sono state paragonate dai ricercatori alla retorica tipica dei sintomi della depressione, dell’assuefazione e della tossicodipendenza: solitudine, frustrazione, panico, ansia e addirittura piccole crisi cardiache.

Davvero pochi (16%) i ragazzi che hanno apprezzato l’esperimento. Il record dei soddisfatti spetta all’Uganda (36%), seguita dalla Slovacchia (27%). Uno dei ragazzi che ha giudicato l’esperienza in maniera positiva ha scritto di aver provato, alla fine, “un senso di liberazione e di pace“.

Roberta Ragni

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