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Fatti i fatti tuoi e campi 100 anni!

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Se questo modo di dire per non impicciarsi degli affari degli altri non è dei più cordiali, racchiude però in sé una sacrosanta verità: non tanto il consiglio di non essere curiosi, ma quello di pensare a se stessi in modo un po’ più disinteressato, nel senso buono del termine.

La giusta personalità e il giusto saper adattarsi alle avversità della vita, senza quasi battere ciglio, ovvero delle giuste attitudini psicologiche nell’affrontare la buona e la cattiva sorte, sono altrettanto importanti per la longevità quanto i fattori biologici. Non bastano quindi una pressione sanguigna perfetta e una glicemia regolare per campare 100 anni, occorre essere sereni d’animo!

Questi i risultati di una ricerca dell’Università della Georgia pubblicata recentemente sulla rivista Current Gerontology and Geriatrics Research.

In questo stato è dal 1988 che si raccolgono dati su grandi personaggi centenari ed è allora stato facile per Leonard Pool, professore di geriatria e capo del team di ricerca, valutare come gli elementi psicologici e sociali influenzino positivamente la capacità di arrivare a vivere, in forma, fino a 100 anni e passa.

Lo studio ha preso in esame 244 vecchietti, monitorati dal 2001 al 2009 dal punto di vista non solo fisico e mentale, ma anche ascoltandone la storia personale presente e passata. Si sa che le persone anziane adorano parlare dei ricordi, forse perché del presente hanno meno memoria dato che, invecchiando, in genere, si perde quella a breve termine!

E pare proprio che una personalità forte, energica e solare sia insita in persone così apparentemente fragili e insicure. Ovviamente non basta questo. In effetti per arrivare a vivere 100 anni devi anche star bene di salute – mia nonna non si prende un’influenza da quando aveva 80 anni e ora ne ha quasi 96! Ma, in ogni caso, devi anche saper valutare positivamente il tuo stato di salute: devi, insomma star bene con te stesso. E mia nonna ancora una volta è l’esempio più eclatante che io e i miei amici abbiamo sotto gli occhi. Non solo è il mio modello di donna e di vita, ma ha una forza dentro nonostante sia così piccola e gracile e, soprattutto, nonostante le asperità della vita che continua, come una roccia, a sopportare. E se non fosse per me dormirebbe anche a gennaio con la finestra aperta, e a Milano vi assicuro che non fa caldo!

Dichiara infatti Poon che “grande importanza nella storia di questi anziani ha avuto anche la capacità di fronteggiare gli eventi negativi della vita, grazie a una pronta capacità di adattamento insita nella loro personalità“.

Chiedete a un novantenne se era più felice ora o a 20 anni. Incredibilmente vi risponderà che lo era allora tanto quanto lo è adesso. La cosa dovrebbe far pensare, soprattutto chi non fa altro che lamentarsi di tutto e che non sa accettare la vita per quello che è. Le cose non cambiano se le si aggrava accumulandovi tristezza e nevrosi. Anzi. E gli anziani sono davvero il miglior esempio al riguardo.

Io ho la fortuna, e la pazienza ovviamente, di vivere con una quasi centenaria e imparo ogni giorno da lei che continua a ripetere e a chiedere le stesse cose; imparo perché so ascoltare il cuore con cui le dice e la calma con cui mi asseconda nel mio essere così irruente.

Oggigiorno l’aspettativa di vita cresce di 2,5 anni ogni decennio, ma è ovvio che è un traguardo solo se si sta bene e si è autonomi e sereni. Altrimenti chi ce lo farebbe fare?

Ovvio, la genetica è importantissima, tanto che sono i geni a influire del 30% sulla nostra capacità di vivere a lungo: ma il 70% dipende dalle nostre abitudini di vita. Quindi da un lato la predisposizione fisica, ma dall’altro la nostra psiche: è proprio lo stress psicologico e non solo quello fisico a influenzare il sistema immunitario e per tanto a direzionare il decorso di una malattia.

Anche in Italia si stanno facendo studi al riguardo e Claudio Franceschi, docente di immunologia dell’Università di Bologna è d’accordo coi colleghi americani: “Il centenario è in qualche modo un “contenitore” pieno di storia e come tale va letto e analizzato – commenta l’esperto. Per capire le ragioni della sua longevità non basta fotografarlo come è al raggiungimento dei 100 anni, definendone tutti i parametri biologici; bisogna considerare anche il contesto sociale e culturale in cui si è trovato immerso fin dai primi anni della sua vita“.

Attenzione allora a come si vive da bambini se si vuole sapere come si invecchierà: non solo le condizioni di salute, ma anche quelle emotive e culturali determinano la nostra vita e la sua durata. Tutti sanno come gli eventi del passato si riflettano nel presente – ne sono testimoni le sempre più affollate sale d’aspetto di psicologici e psichiatri, ma di certo non è conoscenza nota che è proprio nel bambino che si generano le radici della longevità.

Uno dei tratti distintivi dei centenari – puntualizza Franceschi – è proprio la coscienziosità, la tendenza innata a prestare attenzione al proprio corpo e ad affrontare in modo sistematico e metodico gli stress di qualsiasi natura“.

Ci sono, è vero, delle regole d’oro per arrivare in splendida forma al traguardo degli “ento” e se c’è chi pensa che il segreto della longevità sia racchiuso nella dieta e nella vita sana, ha pienamente ragione! È il caso, ad esempio, degli abitanti dell’isola di Okinawa in Giappone o dei Toscani che vanno alla Grotta Giusti a Montecatini Terme: sono posti dove i centenari pullulano!

Ecco allora alcuni consigli: combatti i radicali liberi, alimentati naturalmente, fai un corretto esercizio fisico, stimola il tuo cervello, dormi in modo sano e allontana lo stress educando la tua mente.

Tutto questo aiuta sicuramente il corpo a mantenersi in salute e ad allenare la capacità omeostatica del corpo di recuperare l’equilibrio dopo sforzi o strapazzi.

Ma non basta! Il supporto sociale fin dai primi anni di vita forma la personalità ed è questa che ci permette di avere il giusto stile di vita, che non è solo evitare gli eccessi di cibo, alcol e tensione, ma anche e soprattutto coltivare i propri interessi e i piaceri della vita, prendendosi cura di sé. Chi lo dice che la vecchiaia è l’inverno della vita? “La vecchiaia inizia quando si è sicuri di non essersi mai sentiti così giovani” ha detto Jules Renard, ma sicuramente aveva ragione anche Kafka nel sostenere che “chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza(della vita) non diventerà mai vecchio“.

Valentina Nizardo

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