Belli o brutti, le espressioni del viso non cambiano i giudizi

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Chi è considerato bello lo è sempre, così come chi è considerato brutto. Lo afferma un curioso studio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, secondo il quale le espressioni del viso non alterano i veri lineamenti.

Pertanto le persone giudicate belle, anche se fanno una smorfia o assumono una strana espressione, rimangono tali agli occhi di chi le ritiene belle. Viceversa, chi è considerato brutto, lo resta in ogni caso, anche se cerca di apparire più bello.

I ricercatori inglesi hanno coinvolto 128 persone di entrambi i sessi, alle quali sono state mostrate alcune immagini che ritraevano il viso di 14 uomini e 16 donne, con le sei espressioni facciali più comuni: rabbia, paura, disgusto, tristezza, felicità, sorpresa ed un’espressione neutra. I partecipanti potevano osservare una sola espressione del viso della persona, mostrata a caso, e una sola volta. Successivamente, dovevano giudicare l’attrattività del viso a seconda delle espressioni e del genere.

Dai risultati, pubblicati sul Journal of Nonverbal Behavior, è emerso che l’effetto delle espressioni del viso era identico, sia se si trattasse di un uomo, che di una donna. Ma se il volto era considerato bello, o brutto, il giudizio sulla bellezza o bruttezza cambiava di poco o nulla. Secondo il dottor Edward R. Morrison, questo fenomeno è dovuto all’immutabilità dei tessuti duri del viso, che possono dare un’idea della struttura di base del volto e suggerire se è bello o no, e ciò indipendentemente dall’espressione che la persona ha in quel momento.

Secondo i ricercatori, inoltre, si giudica l’attrattività di una persona non solo in base all’espressione del viso, ma anche in base all’identità, che ci permette di decidere se quella persona potrebbe essere un valido compagno.

Insomma, qualunque espressione assumiamo per apparire diversi, non cambia nulla agli occhi degli altri. Un vantaggio per chi è bello, ma se è vero il proverbio per cui “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, forse anche i brutti hanno una speranza.

Silvia Bianchi

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