I nostri bebè a tre mesi già ci ascoltano mentre parliamo

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A 3 mesi le giornate di un neonato iniziano a cambiare: sono scandite da abitudini regolari, con maggiori ore di sonno, e dall'interesse per il mondo esterno. Un bimbo di 3 mesi è in grado di tenere gli oggetti e farli ondeggiare. Ma questi non sono gli unici progressi: al di là di ogni aspettativa, i nostri bebè a tre mesi già ci ascoltano mentre parliamo, con loro e con gli altri, e capiscono il significato di alcune parole, grazie alla loro quotidiana interazione con la lingua.

Finora si pensava che la comprensione delle parole, che va oltre ovviamente la percezione dei suoni, avvenisse più tardi, dopo i nove mesi. Dopo i sei, secondo le più recenti ricerche. E invece uno studio del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia, pubblicato sulla rivista Pnas, rivela che ci eravamo sbagliati: già a 3 mesi i neonati sono in grado di interpretare ed assimilare il sofisticato meccanismo linguistico che lega le sillabe.

Usando l'elettroencefalogramma per registrare le reazione dei bambini al linguaggio parlato, i ricercatori Jutta Mueller, Angela D. Friederici e Claudia Maennel hanno scoperto che i bambini di 3 mesi ascoltano le relazioni tra le sillabe nel parlato durante l'ascolto, capendoli automaticamente.

"Tali dipendenze tra elementi non limitrofi sono tipiche delle lingue naturali e possono essere individuate in molte costruzioni grammaticali", spiega la prima autrice, Jutta Mueller, in una nota.

Gli adulti, invece, sono capaci di riconoscere questi legami sillabici soltanto se viene esplicitamente richiesto loro. Mueller e i suoi colleghi hanno concluso che, evidentemente, il potere del riconoscimento automatico si perde in seguito.

Questi risultati aiutano non solo a capire come i bambini riescono a imparare la lingua in modo rapido durante il primo sviluppo, ma anche a focalizzare il forte legame tra le capacità uditive di base e l'abilità nell'apprendimento di regole sofisticate. Nello studio di follow-up, gli scienziati stanno ora indagando sugli effetti a lungo termine di questa abilità sullo sviluppo del linguaggio.

Roberta Ragni