Alcol e salute: vino, birra o liquori, chi danneggia di più?

Vino, birra o superalcolici: quale fa peggio alla salute? Uno studio su 340mila persone rivela differenze su mortalità e tumori.

Tra le diverse bevande alcoliche, il vino sembra essere quella meno dannosa per la salute. È quanto emerge da un’ampia indagine condotta su oltre 340mila adulti nel Regno Unito, dove anche quantità moderate di birra e liquori sono state collegate a un aumento della mortalità. Per il vino, in particolare quello rosso, gli studiosi hanno riscontrato un comportamento diverso, con effetti positivi quando consumato in dosi limitate.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nutrition Journal, ha preso in esame i dati di 340.924 persone iscritte alla UK Biobank, un vasto archivio sanitario britannico. Gli autori hanno monitorato i partecipanti per circa 13 anni e mezzo, registrando 22.381 decessi, mettendo a confronto il consumo delle varie bevande alcoliche con i tassi di mortalità generale, cardiovascolare e legata ai tumori.

Il dato più evidente riguarda le dosi elevate: chi beveva grandi quantità di alcol mostrava un rischio di morte per cancro superiore del 36% e un rischio di mortalità complessiva più alto del 24% rispetto a chi si asteneva o beveva solo occasionalmente. Ma differenze significative emergevano già con consumi molto più contenuti.

Birra e liquori: pericoli presenti anche a basso consumo

Birra e sidro sono risultati collegati a un incremento della mortalità generale e per diverse patologie specifiche, specialmente tra i bevitori più abituali. Tuttavia, anche nei gruppi con consumi minimi si registrava un legame con una maggiore mortalità oncologica.

Situazione analoga per i superalcolici. I ricercatori hanno individuato correlazioni negative già nelle fasce di consumo più basse, che si accentuavano progressivamente con l’aumento delle quantità. Un elemento aiuta a comprendere meglio la questione: secondo quanto riportato anche dall’American College of Cardiology, chi assumeva piccole dosi di birra, sidro o liquori registrava una mortalità cardiovascolare superiore del 9% rispetto a chi beveva di rado o mai.

Nella ricerca, la fascia di consumo basso comprendeva quantità comprese tra 20 grammi di alcol puro settimanali e un massimo di 20 grammi giornalieri per gli uomini e 10 per le donne. La categoria moderata saliva invece fino a 40 grammi al giorno per gli uomini e 20 per le donne. Una birra, un calice di vino e un bicchierino di superalcolico possono contenere livelli paragonabili di alcol puro, a seconda delle dosi servite. Cambia il tipo di bevanda, ma la sostanza che il corpo deve processare resta sempre la stessa: l’etanolo.

Il vino rosso segue un percorso diverso

Il dato più sorprendente riguarda proprio il vino. Tra chi ne beveva quantità ridotte, i ricercatori hanno notato una mortalità generale inferiore rispetto al gruppo preso come riferimento. Gli effetti positivi si manifestavano anche con consumi moderati, particolarmente per quanto riguarda la mortalità cardiovascolare.

Nello specifico, chi beveva vino con moderazione presentava una mortalità cardiovascolare inferiore del 21% rispetto a chi consumava alcol raramente o mai. Il vino rosso ha mostrato alcune delle correlazioni più favorevoli, sia per quanto riguarda la mortalità generale che quella cardiovascolare.

Una possibile chiave di lettura riguarda i polifenoli, composti presenti nell’uva e nel vino rosso, noti per le loro proprietà antiossidanti. Allo stesso tempo, gli studiosi hanno osservato che i bevitori di vino tendevano ad avere un’alimentazione più sana e abitudini di vita generalmente migliori rispetto a chi preferiva birra o superalcolici.

Quando però le quantità salivano, lo scenario cambiava radicalmente. Un consumo elevato di vino risultava associato a una mortalità per tumore superiore del 10%. Sia per il vino rosso che per quello bianco emergevano correlazioni negative su diversi aspetti quando i consumi diventavano eccessivi. Nel complesso, il vino seguiva un andamento a forma di J: mortalità ridotta nelle fasce di consumo contenuto e aumentata in quelle più elevate.

Il momento del consumo fa la differenza?

La ricerca ha preso in considerazione anche un’abitudine molto diffusa tra gli italiani: accompagnare i pasti con un bicchiere di vino. Chi beveva alcol durante i pasti mostrava tassi di mortalità inferiori rispetto a chi consumava alcolici principalmente lontano dai pasti. Al contrario, bere fuori dagli orari dei pasti era associato a esiti peggiori, soprattutto quando le quantità aumentavano.

Questo dato si inserisce in un contesto più ampio legato alle abitudini alimentari e allo stile di vita. Bere durante un pasto, ad esempio, può essere collegato a un’alimentazione più equilibrata e a modalità di consumo diverse. Lo studio ha considerato numerosi fattori, tra cui fumo, attività fisica, dieta e condizione socioeconomica. I dati sui consumi sono stati raccolti tramite questionari compilati dai partecipanti, prevalentemente all’inizio dello studio.

Il rischio tumori riguarda molte sedi del corpo

Sul fronte oncologico, i ricercatori hanno analizzato 20 tipologie di tumore, trovando legami con un aumento della mortalità in 15 di esse, dopo le necessarie correzioni statistiche per i confronti multipli. Tra le sedi coinvolte figuravano testa e collo, apparato digerente, fegato, sistema respiratorio, seno e organi genitali. Anche un consumo complessivo moderato di alcol risultava collegato a una mortalità per cancro superiore dell’11% rispetto al gruppo di bevitori occasionali o astemi.

Per quanto riguarda il legame tra alcol e cancro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che l’alcol è una sostanza cancerogena e che non esiste una soglia di consumo completamente sicura dal punto di vista oncologico. L’etanolo e l’acetaldeide, prodotta durante il suo metabolismo, possono favorire lo sviluppo di diverse forme tumorali. Lo studio presenta comunque alcuni limiti nella composizione del campione: l’età media dei partecipanti era di circa 56 anni e il 96,3% apparteneva all’etnia bianca. I risultati descrivono quindi le associazioni osservate specificamente in questa popolazione.

La ricerca fornisce comunque un elemento utile: quantità, tipologia di bevanda e abitudini di consumo non producono gli stessi effetti nel lungo periodo. La conclusione più solida riguarda i consumi elevati, collegati a una maggiore mortalità indipendentemente dal tipo di bevanda scelta. Il vino rosso può anche risultare meno dannoso in alcune analisi. Ma l’alcol, in fondo, resta sempre la stessa sostanza.

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