Navigare col cellulare sul sanitario prolunga i tempi e può favorire emorroidi: cosa rivela la ricerca e come prevenire i danni.
Il bagno dovrebbe rappresentare una sosta veloce. Entriamo, il corpo compie le sue funzioni naturali e usciamo. Eppure, da quando abbiamo introdotto il cellulare in questo spazio, quei pochi minuti si sono trasformati in sessioni prolungate di navigazione. Controlliamo email, leggiamo articoli, guardiamo video e scorriamo i social network. Quello che era un momento fisiologico è diventato una sorta di rifugio digitale personale, con la differenza che ci troviamo seduti su un sanitario e non su una comoda seduta.
La questione dell’uso del cellulare in bagno riguarda principalmente la durata della permanenza. Stare sul sanitario dovrebbe richiedere circa due-cinque minuti al massimo. Il nostro organismo non apprezza la versione estesa, perché quei pochi controlli rapidi si trasformano facilmente in dieci o quindici minuti, mentre il bacino rimane in una postura progettata per l’evacuazione, non per leggere notizie, rispondere ai messaggi o guardare contenuti online fino a tarda mattinata.
Indice
Perché il sanitario non è progettato per soste prolungate
Una normale sedia distribuisce uniformemente il peso corporeo su glutei e cosce. Il sanitario ha un’altra funzione. L’apertura al centro lascia il pavimento pelvico, la zona anale e il retto più esposti alla gravità. Quando avviene l’evacuazione, i muscoli pelvici si distendono, i vasi della regione ano-rettale subiscono maggiore pressione e, se aggiungiamo anche lo sforzo, la situazione peggiora ulteriormente.
Le emorroidi, va chiarito, non sono nemici esterni che ci attaccano improvvisamente. Si tratta di strutture vascolari normali, necessarie per la continenza. Diventano problematiche quando si ingrossano, sanguinano, provocano prurito, dolore o fuoriescono. Le sedute prolungate incrementano la pressione proprio in quest’area ricca di vasi, tessuto connettivo, terminazioni nervose e muscolatura. Ecco perché il telefono rappresenta un rischio concreto: non tanto per i batteri sullo schermo, che pure esistono, ma per il tempo che ci sottrae mentre restiamo seduti in una posizione inadeguata.
Una ricerca pubblicata su PLOS One nel 2025 ha esaminato 125 persone adulte sottoposte a colonscopia preventiva: il 66% utilizzava il cellulare sul sanitario e, tra questi, il 37,3% rimaneva seduto oltre cinque minuti, rispetto al 7,1% di chi non portava il telefono. Dopo aver considerato età, sesso, peso corporeo, movimento fisico, sforzo e consumo di fibre, l’utilizzo dello smartphone sul sanitario mostrava un legame con un incremento del 46% nella probabilità di sviluppare emorroidi. Si tratta di uno studio osservazionale, quindi mostra una correlazione, non una certezza assoluta. Tuttavia, l’indicazione appare piuttosto evidente.
Quando i minuti si moltiplicano senza accorgersene
Il limite dei cinque minuti non va interpretato come un allarme che scatta al sesto minuto. Il nostro organismo non funziona con un timer da gioco a premi. Tuttavia, cinque minuti rappresentano un riferimento pratico sensato, perché lo smartphone possiede una capacità quasi sorprendente di alterare la nostra percezione temporale. Pensiamo di aver controllato solo una notifica. Poi realizziamo di aver letto diversi articoli, visionato alcuni video, aperto commenti, inviato risposte e mentalmente accettato pubblicità di prodotti inutili.
Il meccanismo intestinale sano segue una sequenza piuttosto lineare. Il retto si riempie, i sensori trasmettono il segnale al cervello, raggiungiamo il bagno, il pavimento pelvico si rilassa, le feci vengono espulse, ci alziamo. La sequenza dovrebbe concludersi qui. Quando il sanitario diventa uno spazio di intrattenimento, invece, rimaniamo seduti anche successivamente. Alcuni continuano a spingere per “completare l’operazione”, come se il corpo fosse un contenitore da svuotare completamente. Quest’abitudine può causare ragadi anali, irritazioni e dolore, oltre a complicare un rapporto già delicato con l’evacuazione.
La stitichezza aggrava ogni aspetto, perché produce feci più dure, richiede maggiore sforzo e prolunga i tempi. Anche l’opposto, ovvero restare seduti ad attendere qualcosa che non si verifica, crea un’abitudine disfunzionale. Se dopo cinque-dieci minuti non accade nulla, conviene alzarsi e ritornare quando lo stimolo sarà più netto. Sembra un suggerimento ovvio. Spesso i suggerimenti ovvi sono quelli che prevengono le situazioni più problematiche.
Correzioni pratiche e poco complicate
Il primo aggiustamento riguarda la posizione. Sollevare leggermente le ginocchia utilizzando un supporto facilita l’avvicinamento alla postura accovacciata, agevolando il rilassamento muscolare coinvolto. Una ricerca del 2019 sui dispositivi per modificare la postura durante l’evacuazione ha registrato miglioramenti nel tempo richiesto, nello sforzo e nella sensazione di completezza in una popolazione adulta presumibilmente sana. In parole semplici: il celebre sgabello sotto i piedi ha una sua validità scientifica.
La seconda correzione è ancora più elementare e molto più ardua da mettere in pratica: lasciare il cellulare fuori dal bagno. Il bagno può funzionare perfettamente senza feed, filmati e aggiornamenti urgenti che resteranno urgenti anche dopo. Il telefono non favorisce un’evacuazione migliore. Favorisce una permanenza più lunga.
Poi c’è l’aspetto nutrizionale, meno attraente ma più efficace. Le fibre contribuiscono a rendere le feci più morbide e più semplici da eliminare. Le indicazioni variano secondo età e genere, ma per numerosi adulti si parla di circa 25-30 grammi quotidiani; le fonti comprendono cereali integrali, legumi, frutta, verdura, frutta secca e semi. La fibra insolubile incrementa il volume fecale e sostiene il movimento intestinale, mentre quella solubile, presente ad esempio nell’avena e nello psillio, può aiutare ad ammorbidirle. Anche l’idratazione è importante, perché aumentare le fibre senza bere adeguatamente può trasformare un buon proposito in un piccolo problema intestinale.
Quando il sanguinamento richiede attenzione medica
Le emorroidi sono frequenti e spesso innocue. Questo non giustifica il liquidare ogni sanguinamento come se fosse sempre riconducibile a esse. Il sangue nelle feci, sulla carta igienica o nel sanitario merita considerazione, specialmente se persiste, se appare scuro, se risulta mescolato alle feci o se compare insieme a modifiche dell’evacuazione, dolore, perdita di peso inspiegata o affaticamento insolito. Le fonti mediche raccomandano di non attribuire automaticamente il sanguinamento rettale alle emorroidi, perché può manifestarsi anche in patologie differenti, inclusi polipi, malattie infiammatorie intestinali e neoplasie del colon-retto.
In presenza di sanguinamento abbondante, continuo, feci nere o molto scure, vertigini, debolezza o dolore addominale significativo, occorre contattare rapidamente un medico o un servizio sanitario. Dopo i 50 anni, e in generale quando il sanguinamento è inspiegabile, la cautela diventa ancora più necessaria. Il bagno può rivelare molto più di quanto vorremmo sapere.
Per il resto, la regola rimane quasi banale nella sua semplicità: entrare, svolgere le funzioni necessarie, uscire. Il sanitario non è una poltrona, il telefono non è un accessorio igienico, e il corpo non dovrebbe subire le conseguenze dell’ennesima scrollata.
Fonte: PLOS One