Anoressia: quando il corpo “virtuale” uccide quello reale

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Perdere la consapevolezza del proprio corpo “reale” e ancorarsi alla memoria di un “corpo virtuale” che non rispecchia i drastici cambiamenti indotti da un’alimentazione sbagliata.

Succede questo, secondo uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Medical Hypothese da ricercatori italiani, a chi soffre di anoressia, una malattia tremenda, che, insieme alla bulimia, rappresenta uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). E sulle cui cause si sa ancora poco.

Chi soffre di anoressia, parola che deriva dal greco anorexía, “senza appetito”, subirebbe un’alterazione delle aree cerebrali che integrano le percezioni e le sensazioni che partono dal nostro corpo, dicono il professor Giuseppe Riva, dell’Istituto Auxologico di Milano e lo psichiatra Santino Gaudio, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il che causa una perdita della consapevolezza del proprio corpo, conservando l’immagine fissa di come era prima.

Una serie di recenti studi effettuati con tecniche di risonanza magnetica su soggetti anoressici ha confermato, infatti, questa nuova ipotesi sulle cause dell’anoressia nervosa, definita teoria del “blocco allocentrico” (allocentric lock). “È noto da tempo – spiegano i ricercatori – che la rappresentazione del nostro corpo prende forma da due diversi sistemi di riferimento spaziale: il sistema di riferimento egocentrico, che integra le percezioni e le sensazioni che partono dal nostro corpo, e il sistema di riferimento allocentrico, che immagazzina la nostra immagine per come la percepiamo dall’esterno, come avviene allo specchio“.

Secondo i dati dell’Aba, l’Associazione Bulimia e Anoressia, in Italia sono più di 3 milioni le persone che soffrono di disturbi alimentari, un numero purtroppo in costante aumento. Nell’85% dei casi si tratta di donne adulte, adolescenti e bambine, ma il fenomeno comincia a riguardare anche gli uomini. Questi disturbi, spiegano gli esperti, non devono essere scambiati per malattie dell’appetito. Sono disagi psicologici profondi che esprimono, attraverso il rapporto con il cibo, una disperata “fame d’amore”.

L’anoressia” scrive la fondatrice e presidentessa dell’associazione, Fabiola De Clercq, nel libro “Donne invisibili“, “è la punta dell’iceberg, il sintomo di una sofferenza che ha cause psicologiche. Per questa ragione non può essere aggredita: è necessario invece cercare le cause senza tuttavia perdere di vista la gravità dei risvolti che possono mettere a rischio la vita. Il sintomo non viene soppresso ma si diluisce fino a scomparire solo quando la persona non sente più la necessità di adottare i comportamenti che ha dovuto cercare e usare come soluzione, quando riesce a esprimere e vivere i suoi sentimenti, quando, a dispetto delle difficoltà, trova dentro di sé gli strumenti per far fronte alla vita e alla sofferenza che ne è parte“. Liberandosi di quel corpo virtuale che offusca la realtà.

Roberta Ragni

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