Studio su 455 adulti italiani: pretendere la perfezione dal partner e usare molto i social si associa a più stress di coppia. Scopri i risultati.
Un messaggio rimasto senza risposta, i piatti sistemati nel modo sbagliato, una sorpresa romantica diversa da quella sognata. In certe relazioni basta pochissimo perché l’altra persona finisca sotto esame, con un elenco di requisiti da rispettare e un giudizio quasi quotidiano. Una ricerca italiana su 455 adulti ha rilevato un legame tra questa tendenza, detta perfezionismo rivolto verso gli altri, e lo stress vissuto nella coppia. A quanto pare, in questa storia hanno un ruolo anche i social network.
Lo studio è uscito su Psychological Reports ed è firmato da sei ricercatrici dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli: Anna Lisa Amodeo, Veronica Giaquinto, Federica Reginelli, Camilla Esposito, Erica De Alfieri e Miriam Belluzzo. Hanno messo in relazione le aspettative perfezionistiche verso il partner, l’uso dei social e il disagio nella relazione. I tre aspetti risultano collegati, ma capire quale influenzi quale resta molto più difficile.
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Il partner come progetto da rifinire
Gli psicologi parlano di other-oriented perfectionism: la tendenza a esigere standard altissimi dalle persone vicine, aspettandosi che li rispettino con precisione millimetrica. In amore questo si traduce in richieste familiari. Si vuole una persona affettuosa ma autonoma, romantica ma non sdolcinata, presente ma mai invadente, intraprendente a condizione che le iniziative coincidano con quelle che avremmo scelto noi. Un essere umano su misura, magari con tanto di manuale d’istruzioni.
Il guaio comincia quando queste attese si irrigidiscono al punto da far apparire ogni differenza di carattere come un difetto da correggere. Si può essere attenti senza amare le grandi dichiarazioni, oppure mostrare affetto con gesti concreti invece che con le parole. Chi ha in mente un modello preciso di coppia, però, rischia di leggere tutto questo come una mancanza.
Prendiamo chi ritiene essenziale il messaggio di buongiorno. Per alcuni è una dolce abitudine, per altri una formalità superflua. Nulla di grave, finché quel messaggio non diventa la prova d’amore quotidiana e dimenticarlo equivale a finire sotto processo.
Nel campione analizzato, un perfezionismo più alto verso gli altri risultava associato a più stress nella relazione. Verificare di continuo se la persona amata somiglia a un ideale, evidentemente, stanca.
Questo non significa che avere aspettative sia sbagliato. Pretendere rispetto, lealtà (se concordata), reciprocità o un’equa divisione dei compiti domestici non è perfezionismo. Se qualcuno scarica ogni faccenda sull’altro, il problema non sarà certo la pignoleria sugli asciugamani. Il fenomeno indagato riguarda la rigidità degli standard, anche quando si scostano dai bisogni reali o dagli accordi presi insieme.
Sui social tutti innamorati, nella vita reale un po’ meno
Emerge un altro fattore: l’uso dei social media. Chi otteneva punteggi più alti di perfezionismo verso gli altri riferiva anche un uso maggiore dei social, a sua volta legato a più stress di coppia.
L’analisi statistica ha indicato una mediazione parziale: una quota del legame tra perfezionismo e stress passava dai social, mentre restava anche un’associazione diretta tra aspettative perfezionistiche e disagio. Viene spontaneo pensare alle coppie apparentemente impeccabili di Instagram e TikTok.
C’è chi riceve mazzi di rose giganteschi, chi viene portato alle Maldive, chi posta colazioni preparate con cura e biglietti romantici, tutto ben illuminato. Poi si spegne lo smartphone e si torna in cucina, dove il partner ha scordato il latte. Di nuovo.
Il paragone è spietato, perché degli altri vediamo soprattutto ciò che scelgono di mostrare. La foto racconta la cena a lume di candela, non il battibecco di mezz’ora prima su chi dovesse buttare la spazzatura.
Si tratta di una possibile interpretazione, non di un meccanismo dimostrato. Le autrici hanno misurato l’uso dei social senza verificare quali contenuti i partecipanti guardassero né quanto si confrontassero con le coppie online. I dati suggeriscono comunque che l’ambiente digitale vada considerato quando si studiano le aspettative perfezionistiche in amore.
In fondo, mettere a confronto la propria quotidianità con la versione selezionata della vita altrui significa usare due pesi e due misure: da una parte bollette, giornate storte e calzini sul pavimento, dall’altra anche un filtro Valencia.
I risultati dello studio italiano
Hanno partecipato 455 adulti italiani tra 19 e 65 anni, tramite un questionario online diffuso con il campionamento a catena, in cui i partecipanti vengono raggiunti attraverso reti di conoscenze. Le ricercatrici hanno esaminato il legame tra perfezionismo verso gli altri, uso dei social e stress relazionale, tenendo conto di età, genere, durata della relazione, istruzione e orientamento sessuale.
Alcune differenze sono emerse. Età e durata della relazione risultavano legate all’uso dei social, mentre genere e durata del rapporto erano associati allo stress. Istruzione e orientamento sessuale, nel modello adottato, non mostravano associazioni statisticamente significative con lo stress.
Ci sono dei limiti. Sono state raccolte le risposte di singoli individui, senza analizzare in modo sistematico entrambi i membri della coppia, e il campione non rappresenta statisticamente la popolazione italiana. Le associazioni, inoltre, non provano un rapporto di causa ed effetto: il perfezionismo potrebbe alimentare lo stress, ma anche una relazione già tesa potrebbe modellare le aspettative. Serviranno altre ricerche per chiarirlo.
Amare significa accettare che l’altro non ci somigli
Che il perfezionismo possa pesare sulla soddisfazione di coppia era già noto. Nel 2012 lo psicologo Joachim Stoeber studiò 58 coppie, per 116 partecipanti, in una ricerca pubblicata su Personality and Individual Differences.
Attendersi standard perfezionistici dal partner era legato a una minore soddisfazione personale e a un minore impegno percepito nel lungo periodo. Anche sentirsi sottoposti alle aspettative perfezionistiche dell’altro si associava a una soddisfazione più bassa. Le pretese, insomma, gravano su entrambi: su chi le esprime e su chi cerca continuamente di soddisfarle.
Basta pensare alle abitudini della convivenza. C’è chi trova romantico fare tutto insieme e chi preferisce ritagliarsi spazi propri. Chi adora ricevere regali e chi è convinto che un nuovo aspirapolvere sia un gesto d’affetto. Discutibile, certo, ma da discutere prima di avviare le pratiche di separazione.
Il modo in cui mostriamo affetto può differire da quello in cui vorremmo riceverlo. Riconoscerlo permette di parlarne, trattare, trovare compromessi. Pretendere che le differenze spariscano trasforma la relazione in una lunga serie di aspettative deluse.
Resta però una distinzione cruciale tra accettare i difetti dell’altro e giustificare comportamenti che fanno star male. La prima fa parte della normale complessità dei rapporti. La seconda rischia di tradursi in una rinuncia costante ai propri bisogni.
Nessuno studio sul perfezionismo invita a tollerare mancanze di rispetto o atteggiamenti dannosi per apparire partner equilibrati. Una relazione richiede reciprocità, ma anche la capacità di riconoscere che l’altro ha desideri, abitudini e caratteristiche diverse dalle nostre. Se non intaccano rispetto e accordi, queste differenze possono tranquillamente restare tali.
La ricerca italiana suggerisce che esigere sempre la perfezione sia associato a più stress. Magari conviene ricordarlo prima di trasformare ogni piccolo errore in un processo alle intenzioni. Trovare una persona compatibile è già abbastanza difficile; volerla perfetta e identica a noi restringe ancora la scelta. E gli esseri umani, purtroppo, non prevedono il reso gratuito.