Nuovo studio su 17.710 persone: alti livelli di xilitolo nel sangue associati a maggior rischio cardiovascolare.
Presente in gomme senza zucchero, caramelle, prodotti per l’igiene dentale e numerosi alimenti dolcificati, lo xilitolo è tornato a essere osservato con attenzione dagli specialisti del cuore. Concentrazioni elevate di questa sostanza nel sangue sembrerebbero collegate a un incremento del pericolo di infarto, ictus e decesso, secondo una ricerca condotta su 17.710 individui e illustrata durante l’ESC Congress 2026 tenutosi a Monaco.
Un team di scienziati della Charité di Berlino ha esaminato due ampi gruppi monitorati nel tempo, uno canadese e uno britannico. In entrambi i casi, i soggetti con le concentrazioni più elevate di xilitolo presentavano un numero maggiore di eventi cardiovascolari gravi rispetto a chi rientrava nella fascia inferiore. Il dato non è trascurabile: nel gruppo canadese, il rischio relativo è risultato più alto del 57%.
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Correlazione tra xilitolo ematico ed eventi cardiovascolari
Lo studio ha attinto ai dati del Canadian Longitudinal Study on Aging e dell’European Prospective Investigation into Cancer – Norfolk. Nel complesso sono stati coinvolti 17.710 partecipanti.
Nella popolazione canadese, monitorata per sei anni, i soggetti collocati nel quartile con i valori più alti di xilitolo mostravano una probabilità di morte, infarto o ictus superiore del 57% rispetto a quelli del quartile inferiore. Questo dato teneva già conto di variabili come età, genere, abitudine al fumo, diabete, pressione arteriosa e profilo lipidico.
Nella coorte britannica EPIC-Norfolk, seguita per un periodo esteso fino a 30 anni, l’incremento relativo del rischio si attestava al 18%. Esaminando anche le fasce intermedie, gli studiosi hanno rilevato un andamento crescente: man mano che salivano i livelli di xilitolo nel sangue, aumentavano anche gli episodi cardiovascolari registrati.
Secondo quanto riportato dalla European Society of Cardiology, il collegamento rimaneva evidente anche tenendo conto di fattori di partenza quali età, sesso, indice di massa corporea, ipertensione, diabete e valori lipidici.
Trattandosi di una ricerca osservazionale, questa non basta da sola a stabilire che lo xilitolo sia responsabile di infarti o ictus. Esiste tuttavia un elemento che rende il dato più significativo di una semplice associazione statistica: lo stesso team aveva già raccolto in precedenza indicazioni sperimentali su un possibile impatto sulla coagulazione sanguigna.
Un precedente studio del 2024 aveva già evidenziato effetti sulle piastrine
Nel 2024, Marco Witkowski e il suo gruppo avevano pubblicato sull’European Heart Journal una ricerca che combinava dati clinici, esperimenti su campioni di sangue umano, modelli animali e un piccolo trial su volontari.
I risultati avevano suscitato interesse soprattutto per il comportamento delle piastrine, ovvero le cellule responsabili della formazione dei coaguli sanguigni. In laboratorio, lo xilitolo determinava un incremento di diversi marcatori di reattività piastrinica e, nei modelli sperimentali, favoriva la formazione di trombi.
I ricercatori avevano quindi coinvolto dieci volontari in buona salute, invitandoli a bere una soluzione contenente 30 grammi di xilitolo, una dose paragonabile a quella presente in certi prodotti fortemente dolcificati. Subito dopo l’assunzione, si era registrato un rapido aumento sia della concentrazione plasmatica di xilitolo sia di diversi indicatori legati all’attivazione piastrinica.
La nuova indagine del 2026 sposta dunque l’attenzione su una popolazione decisamente più ampia e, soprattutto, su un arco temporale molto più lungo, come ha sottolineato Witkowski durante la presentazione dei risultati:
I nostri dati mettono in luce quanto sia ancora limitata la nostra conoscenza sulla sicurezza cardiovascolare dello xilitolo.
Dai chewing gum senza zucchero ai prodotti a basso contenuto di carboidrati
Lo xilitolo appartiene alla categoria dei polioli, ovvero gli alcoli dello zucchero. È presente naturalmente nel corpo umano come sottoprodotto del metabolismo del glucosio e si ritrova in tracce minime anche in alcuni cibi. Nell’industria alimentare, però, viene aggiunto in dosi molto più consistenti come sostituto dello zucchero tradizionale.
Possiede un potere dolcificante paragonabile a quello del saccarosio ed è impiegato in gomme da masticare, caramelle, bibite, alimenti a ridotto contenuto zuccherino e prodotti per la cura dei denti. Il suo utilizzo è cresciuto notevolmente anche nel settore dei prodotti low carb e keto.
È proprio questa diffusione crescente ad aver attirato l’interesse dei ricercatori. Per lungo tempo, l’attenzione riguardo ai sostituti dello zucchero si è concentrata principalmente su aspetti come calorie, glicemia e salute dentale. Il sistema cardiovascolare, a quanto pare, ha ancora molto da dire in questa discussione.
La nuova ricerca non emette ancora un verdetto definitivo sullo xilitolo, ma aggiunge due vaste coorti e fino a trent’anni di osservazione a un segnale già emerso in studi precedenti. Per un ingrediente entrato con estrema facilità in gomme, caramelle e prodotti “senza zucchero”, questo risultato merita sicuramente un’attenzione maggiore.