Scopri come il semplice test della sedia può svelare molto sulla mobilità e sulla salute delle persone anziane.
Sedersi, rialzarsi e ripetere l’operazione per cinque volte consecutive, senza mai aiutarsi con le mani. Un gesto apparentemente banale che, se cronometrato, può rivelare informazioni preziose sull’equilibrio e sulla mobilità delle persone più avanti con gli anni. Per portarlo a termine servono gambe in grado di sollevare il peso corporeo, stabilità nel passaggio tra le due posizioni e un buon controllo nel momento in cui si torna seduti.
Si chiama Five Times Sit-to-Stand Test, più comunemente noto come test della sedia. Questa prova viene impiegata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per individuare eventuali limitazioni motorie nella popolazione anziana. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ha analizzato quanto questo semplice test sia in grado di rilevare i cambiamenti nelle capacità fisiche nel corso del tempo, scoprendo anche una correlazione con i miglioramenti della qualità della vita percepiti dai partecipanti.
Indice
Cosa raccontano cinque sedute e altrettante alzate
Nel momento in cui ci alziamo, la muscolatura delle gambe deve generare la spinta necessaria a sollevare il corpo. E deve farlo con una certa velocità, mentre spostiamo il baricentro in avanti cercando di non perdere l’equilibrio. Tornare seduti richiede invece un controllo differente: occorre frenare la discesa, flettere le ginocchia e accompagnare il corpo fino alla sedia.
Sono azioni che compiamo innumerevoli volte ogni giorno, quasi sempre in automatico. Succede al risveglio, quando lasciamo il letto. Succede dopo i pasti, quando ci alziamo da tavola. O ancora quando dobbiamo tirarci su dal water o da una poltrona troppo bassa.
Con il passare degli anni, tuttavia, questi movimenti possono diventare sempre più impegnativi. C’è chi inizia a fare leva sulle cosce per rialzarsi, chi cerca costantemente un sostegno a cui aggrapparsi, chi impiega qualche istante in più prima di riuscire a stare completamente eretto. Il test della sedia consente di osservare proprio queste abilità mentre operano in sinergia: la potenza muscolare delle gambe, la velocità del gesto e la capacità di mantenere l’equilibrio. Elementi tutti fondamentali per continuare a gestire in autonomia le incombenze quotidiane.
Come eseguire correttamente il test
La procedura è piuttosto lineare. Come indicato nel protocollo dello Shirley Ryan AbilityLab, si inizia da seduti su una sedia ben salda, con i piedi poggiati a terra e le braccia conserte sul petto. Al via bisogna alzarsi completamente, risedersi e ripetere la sequenza per cinque volte di fila, nel minor tempo possibile e senza mai utilizzare le mani come appoggio. Il cronometro scatta all’inizio del movimento e si arresta quando si torna seduti per l’ultima volta.
Per ottenere una misurazione standardizzata viene utilizzata una sedia dotata di schienale, con un’altezza che si aggira generalmente tra i 43 e i 45 centimetri. Questo dettaglio non è secondario: alzarsi da uno sgabello elevato comporta uno sforzo ben diverso rispetto a lasciare una poltrona bassa e imbottita. Proprio per questo motivo, qualora si volesse ripetere la prova dopo qualche settimana per verificare eventuali progressi, è necessario utilizzare la medesima sedia e le stesse condizioni di esecuzione.
È consigliabile svolgere il test in un contesto sicuro, idealmente con la supervisione di un esperto. Chi soffre di problemi di equilibrio, prova dolore o fatica ad alzarsi autonomamente dovrebbe evitare di cimentarsi da solo in questa prova.
Quando rivolgersi al medico secondo l’OMS
Il test della sedia figura anche nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la cura degli anziani, all’interno del programma ICOPE, finalizzato a valutare le capacità fisiche e cognitive e a preservare l’autonomia personale.
L’OMS considera le cinque ripetizioni un primo indicatore della mobilità e fornisce una soglia precisa: qualora una persona anziana non riuscisse a completare le cinque alzate senza l’ausilio delle braccia, oppure impiegasse oltre 14 secondi, viene suggerito un approfondimento clinico. In altre parole, se per rialzarsi dalla sedia si ricorre sempre all’appoggio delle mani, oppure se il movimento è diventato notevolmente più lento e faticoso, potrebbe essere opportuno confrontarsi con il proprio medico curante.
Una simile difficoltà può derivare da molteplici cause, tra cui un calo della forza muscolare, disturbi articolari o problemi legati all’equilibrio. Vale la pena considerare anche un altro aspetto: se una persona che fino a poco tempo prima si alzava senza problemi comincia improvvisamente ad aggrapparsi ai mobili, oppure fatica a staccarsi dal divano, questo cambiamento merita di essere monitorato, anche senza ricorrere a un cronometro.
La ricerca condotta su 96 soggetti anziani
Gli studiosi della Brunel University of London e della Oxford Brookes University hanno arruolato 96 persone anziane, con un’età media di 71 anni. L’80% del campione era composto da donne, tutte residenti presso le proprie abitazioni.
Oltre al test della sedia, i partecipanti sono stati sottoposti ad altre prove semplici: mantenere l’equilibrio su una sola gamba, alzarsi e percorrere un breve tragitto a piedi, coprire la distanza massima possibile in due minuti e misurare la forza della presa manuale. Dopo una valutazione iniziale accompagnata da indicazioni sull’attività fisica, gli studiosi hanno ripetuto le stesse prove a distanza di circa 12 settimane.
I dati raccolti hanno evidenziato che chi portava a termine il test della sedia più rapidamente tendeva a ottenere risultati migliori anche nelle altre prove di equilibrio e mobilità. Inoltre, chi registrava miglioramenti nelle cinque ripetizioni mostrava progressi anche nella camminata. Il test si rivela quindi utile per comprendere come evolvono nel tempo forza e capacità motoria, due fattori chiave per preservare l’indipendenza personale.
Perché bastano un secondo e mezzo per fare la differenza
Il risultato più sorprendente riguarda proprio il fattore tempo. Nello studio, una riduzione di appena 1,48 secondi rappresentava il valore soglia in grado di distinguere meglio chi percepiva un miglioramento nella propria qualità della vita. Proviamo a fare un esempio concreto: una persona impiega 12 secondi per completare le cinque alzate e sedute. Dopo alcune settimane di allenamento riesce a portare a termine il test in circa 10 secondi e mezzo. Il guadagno è di appena un secondo e mezzo, eppure nel gruppo analizzato una differenza di questa entità era collegata a una percezione più positiva della propria esistenza, rilevata tramite questionario.
Ciò non implica automaticamente che diventare più veloci equivalga a stare meglio in assoluto. Lo studio ha coinvolto un campione relativamente contenuto, costituito prevalentemente da donne anziane autosufficienti, e i risultati andranno confermati da ricerche future. Resta però un’indicazione preziosa: anche piccoli progressi possono rappresentare un segnale utile per monitorare l’andamento della mobilità. Per una persona anziana, riuscire ad alzarsi dalla poltrona con minor fatica, o senza dover chiedere aiuto, può davvero fare una grande differenza nella quotidianità.