Proteine dopo i 65 anni: quante servono per combattere la sarcopenia

Quante proteine servono dopo i 65 anni contro la sarcopenia? Leucina, esercizio fisico e fabbisogni proteici spiegati dagli studi.

Riuscire ad alzarsi da una sedia per cinque volte consecutive senza aiutarsi con le braccia è uno dei parametri utilizzati per misurare la forza muscolare nelle persone anziane. Un movimento apparentemente semplice, che però può trasformarsi in una vera sfida quando qualcosa non funziona più come prima. Il documento di consenso europeo EWGSOP2 sulla sarcopenia pone proprio il calo di forza al centro della diagnosi: la diminuzione della massa muscolare serve successivamente a confermare il quadro, mentre un deterioramento delle capacità fisiche segnala le forme più gravi della condizione.

Con il passare degli anni, il tessuto muscolare tende inoltre a diventare meno reattivo allo stimolo offerto dalle proteine alimentari. Questo fenomeno viene chiamato resistenza anabolica. Gli amminoacidi raggiungono comunque il muscolo, ma è necessario uno stimolo più intenso affinché venga avviata con la stessa efficacia la produzione di nuove proteine muscolari. È una delle ragioni per cui le linee guida ESPEN dedicate alla nutrizione geriatrica stabiliscono per gli anziani fabbisogni proteici tendenzialmente più elevati rispetto ai valori minimi indicati per gli adulti più giovani.

La leucina innesca il processo, ma non basta da sola

Fra gli amminoacidi essenziali, uno in particolare ha catturato notevole interesse scientifico: la leucina. Questo amminoacido contribuisce ad attivare i meccanismi cellulari che governano la produzione di proteine muscolari, agendo soprattutto tramite il complesso mTOR. Da qui nasce la metafora della “scintilla” capace di innescare il processo. Un’immagine efficace, a patto di non trasformarla in una soluzione risolutiva e completa.

Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sulla rivista Nutrients ha preso in esame dieci sperimentazioni cliniche randomizzate e uno studio osservazionale condotti su persone over 65 affette da sarcopenia. I risultati complessivi hanno mostrato segnali positivi riguardo alla forza della presa, alla massa muscolare degli arti e alla velocità nel camminare. Gli stessi ricercatori, tuttavia, definiscono le evidenze di qualità modesta, precisando che i benefici della leucina si riducono notevolmente quando viene somministrata da sola, senza l’abbinamento ad altri interventi.

Questo dato trova conferma in revisioni scientifiche precedenti. Gli studi che hanno testato la leucina isolata hanno prodotto esiti altalenanti, mentre i protocolli che la integrano all’interno di proteine complete, altri nutrienti e programmi di attività fisica mostrano risultati decisamente più promettenti. La differenza non è trascurabile: la sintesi di nuove proteine muscolari richiede l’intero corredo di amminoacidi essenziali, oltre a un apporto energetico adeguato. Un singolo interruttore può accendere una lampadina, ma senza un impianto elettrico funzionante la stanza resta buia.

La leucina è presente naturalmente nel siero del latte, nei latticini, nelle uova, nella carne e nel pesce, ma anche in alimenti vegetali come soia, lupini, arachidi e legumi. Parlare di leucina, quindi, non significa necessariamente fare riferimento a integratori in polvere o dosatori.

L’abbinamento tra proteine ed esercizio fisico dà i risultati migliori

L’evidenza più solida riguarda la combinazione con l’attività fisica. Una network meta-analisi pubblicata su Frontiers in Nutrition ha messo a confronto 35 studi clinici randomizzati, coinvolgendo complessivamente 2.331 anziani con diagnosi di sarcopenia secondo i criteri riconosciuti a livello internazionale. I protocolli che univano esercizio fisico e supporto nutrizionale hanno fatto registrare i miglioramenti più significativi su forza della presa, velocità del passo e massa muscolare degli arti. L’esercizio praticato da solo produceva comunque benefici; la supplementazione proteica senza attività fisica migliorava alcuni parametri, senza però determinare un incremento rilevante della massa muscolare appendicolare.

Resta tuttavia un avvertimento importante da affiancare subito a questi risultati: gli autori stessi valutano la qualità complessiva delle prove come bassa o molto bassa. I protocolli di allenamento, i dosaggi, i tipi di integratori e la durata degli studi variano molto da una ricerca all’altra. La tendenza generale appare incoraggiante, ma una formula universale non è ancora disponibile.

Una meta-analisi del 2024 condotta su anziani sarcopenici residenti nella comunità ha riscontrato un incremento di massa e forza muscolare negli interventi che combinavano supplementazione proteica ed esercizi di resistenza, pur basandosi su un campione limitato di otto studi e 854 partecipanti complessivi. Anche altre revisioni recenti hanno osservato miglioramenti nella massa muscolare e nella forza della presa quando proteine ed esercizio fisico venivano associati, evidenziando però la qualità ancora limitata delle prove disponibili.

Camminare rimane un’attività preziosa per il cuore, il metabolismo e l’autonomia personale. Per quanto riguarda specificamente il muscolo, però, negli studi sulla sarcopenia compaiono soprattutto gli esercizi di resistenza: pesi calibrati sulle proprie capacità, bande elastiche, esercizi a corpo libero o semplici movimenti come alzarsi e sedersi da una sedia. Nelle persone fragili, con difficoltà di equilibrio o che hanno già subito cadute, improvvisare un allenamento intensivo in casa non è consigliabile: l’intensità e la progressione degli esercizi devono essere calibrate sulle condizioni individuali, idealmente con il supporto di un professionista.

Il fabbisogno proteico dopo i 65 anni

Le indicazioni ESPEN suggeriscono di garantire alle persone anziane almeno circa 1 grammo di proteine per ogni chilogrammo di peso corporeo al giorno. Per un anziano in buona salute si consiglia generalmente un apporto di 1-1,2 grammi per chilo; in caso di malattie acute o croniche, ferite, malnutrizione o periodi di convalescenza, si può arrivare fino a 1,2-1,5 grammi, sempre sotto controllo medico. Per una persona di 70 chilogrammi, questo significa indicativamente tra 70 e 84 grammi di proteine al giorno in condizioni di salute normali. Non si tratta comunque di una regola matematica da applicare automaticamente a chiunque superi i 65 anni.

Anche la distribuzione delle proteine durante la giornata è oggetto di studio. Una revisione del 2024 sulla quantità e distribuzione proteica riporta esperimenti in cui, negli adulti più anziani, i pasti contenenti circa 2,8-3 grammi di leucina, equivalenti approssimativamente a 30 grammi di proteine di alta qualità, generano una risposta più marcata nella sintesi proteica muscolare. Gli stessi autori precisano però che trasformare questa reazione metabolica, osservabile nell’arco di poche ore, in una certezza sulla conservazione della massa muscolare nel lungo periodo è un passaggio che i dati attuali non permettono ancora di compiere. I famosi 30 grammi per pasto restano quindi un riferimento studiato in laboratorio, non una regola nutrizionale universale.

Esiste poi il tema della funzionalità renale. Le linee guida KDIGO 2024 sulla malattia renale cronica raccomandano per gli adulti con insufficienza renale cronica negli stadi G3-G5 un apporto proteico di circa 0,8 grammi per chilogrammo al giorno, suggerendo di evitare quantità superiori a 1,3 grammi per chilo nelle persone a rischio di peggioramento. Negli anziani fragili o sarcopenici, tuttavia, le stesse linee guida richiedono una valutazione personalizzata, perché ridurre eccessivamente l’apporto proteico può generare un problema di segno opposto.

Quando alzarsi da una sedia diventa un segnale d’allarme

La sarcopenia non si manifesta necessariamente attraverso variazioni del peso corporeo. È possibile avere un peso regolare, essere in sovrappeso, e nonostante questo presentare scarsa forza o ridotta massa muscolare. Difficoltà crescenti nell’alzarsi da una sedia, un passo più lento, la perdita di forza nelle mani e cadute ripetute sono segnali che meritano un approfondimento clinico. Il consenso EWGSOP2 utilizza proprio la forza della presa manuale e il test delle cinque alzate dalla sedia per individuare un possibile calo di forza; la diagnosi definitiva richiede comunque una valutazione specifica della quantità e qualità del tessuto muscolare.

La leucina possiede dunque un ruolo biologico concreto e degno di interesse. Le ricerche più recenti, tuttavia, le lasciano poco margine per essere considerata una formula magica. Il muscolo delle persone anziane sembra rispondere meglio quando riceve un apporto proteico adeguato e, soprattutto, viene stimolato regolarmente attraverso l’esercizio fisico. La scintilla può anche accendersi, ma serve poi qualcosa di concreto da far funzionare.

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