Paradosso italiano: adulti snelli ma bambini sempre più in sovrappeso

Adulti italiani tra i meno obesi d'Europa, ma i bambini mostrano tassi di sovrappeso elevati: i dati Istat rivelano un contrasto preoccupante.

Nel nostro Paese emerge un contrasto preoccupante quando si analizza la questione del peso corporeo. La popolazione adulta mantiene livelli di obesità tra i più contenuti del continente europeo. Eppure, osservando la situazione di bambini e adolescenti, lo scenario muta radicalmente: l’eccesso ponderale nelle fasce d’età giovanili rimane superiore rispetto a numerose nazioni dell’Unione europea, configurandosi come una delle sfide sanitarie più urgenti per il futuro.

I numeri provengono dall’Istat, che attraverso un’ampia analisi storica documenta le trasformazioni del nostro tessuto sociale: l’aspettativa di vita si allunga, le patologie croniche diventano più frequenti, il consumo di tabacco diminuisce, ma persistono comportamenti quotidiani che lasciano tracce evidenti sulla salute fisica. Anche quando queste conseguenze appaiono ancora controllabili.

Affermare di essere “tra i più snelli d’Europa” risulta veritiero solo parzialmente. Tra la popolazione adulta, effettivamente, il nostro Paese registra percentuali di obesità inferiori a quelle di molti Stati membri. Tuttavia, la tendenza interna mostra un incremento significativo: secondo l’Istat, la prevalenza dell’obesità negli adulti è cresciuta dal 5,9% nel 1990 fino all’11,6% nel 2025. La posizione relativa resta favorevole, ma il valore assoluto è praticamente duplicato.

La popolazione adulta in confronto europeo

Nel panorama continentale, gli adulti italiani conservano una condizione vantaggiosa. Le statistiche Istat mostrano come i tassi di obesità tra i maggiorenni rimangano tra i più ridotti nell’Ue, con la classifica del 2019 che posiziona l’Italia nella fascia inferiore della distribuzione, distante dalle cifre elevate rilevate in altri territori. Si tratta di un elemento significativo, che riflette ancora aspetti del nostro legame con l’alimentazione, le tradizioni culinarie e alcune pratiche domestiche consolidate.

Sarebbe riduttivo attribuire tutto il merito alla celebre dieta mediterranea e considerare chiuso il discorso. Le cifre rivelano anche dinamiche diverse: negli ultimi due decenni l’Istat evidenzia uno svantaggio maggiore per il genere maschile, per chi possiede un livello d’istruzione inferiore e per i residenti nelle regioni meridionali. L’obesità nel nostro Paese segue pure una geografia sociale. Variano il contesto territoriale, le risorse economiche, la formazione, il tempo a disposizione, le opportunità concrete di praticare attività fisica, la qualità degli ambienti urbani. E il fisico, frequentemente, assorbe tutto questo prima che emergano le statistiche.

ISTAT dati salute obesità

©ISTAT

Nella medesima ricostruzione sui comportamenti quotidiani emerge chiaramente quanto certi costumi siano mutati e altri no. Il consumo di sigarette tra gli uomini dai 14 anni in su è calato dal 54,3% del 1980 al 22,9% del 2025; tra le donne la riduzione appare molto più limitata, dal 16,7% al 15,9%. Per quanto riguarda il peso corporeo, invece, la traiettoria è inversa: la percentuale di adulti obesi aumenta. Una frazione della prevenzione ha prodotto risultati, un’altra continua a incontrare ostacoli, specialmente quando si scontra con giornate sedentarie, lavoro al computer, alimentazione rapida, affaticamento e disparità sociali.

La criticità inizia presto

L’aspetto più sensibile riguarda i più giovani. L’Istat sottolinea come, nelle fasce d’età evolutive, i tassi di sovrappeso e obesità risultino notevolmente superiori rispetto ad altri Stati dell’Unione europea. Ed è proprio qui che il paradosso nazionale diventa meno confortante: gli adulti mantengono ancora una posizione favorevole nel confronto internazionale, mentre i minori manifestano già una vulnerabilità destinata probabilmente a persistere nel tempo.

L’eccesso ponderale, quando compare precocemente, raramente rimane un fenomeno transitorio. Si radica nelle routine, nell’ambiente scolastico, nel contesto familiare, nelle attività ricreative. Entrano in gioco gli spuntini comodi, l’esposizione prolungata agli schermi, la scarsa attività motoria spontanea, lo sport che non tutte le famiglie possono sostenere economicamente, le città dove giocare all’aperto risulta spesso più complesso di quanto dovrebbe. Entrano in gioco anche le figure genitoriali, naturalmente, ma all’interno di un contesto che frequentemente rende la scelta salutare quella più impegnativa.

Il dato sui minori, dunque, non concerne solamente l’infanzia. Riguarda gli adulti che avremo domani. Nel medesimo quadro Istat crescono anche alcune condizioni croniche: il diabete passa dal 2,9% della popolazione nel 1980 al 6,4% nel 2025, mentre l’ipertensione sale dal 6,4% al 18,9%. L’invecchiamento demografico spiega parzialmente questo incremento, ma l’Istat richiama anche l’influenza dei comportamenti poco salutari e dell’eccesso ponderale tra i non anziani.

Oltre il semplice peso corporeo

Il Mezzogiorno emerge ripetutamente nei dati Istat come territorio maggiormente esposto, insieme ai livelli d’istruzione inferiori. Si tratta di un passaggio rilevante, perché sposta l’attenzione dalla responsabilità individuale alle condizioni concrete. Alimentarsi meglio, incrementare il movimento, fare prevenzione, iscrivere i figli ad attività sportive, cucinare con attenzione, selezionare prodotti di qualità: tutte azioni corrette. Tutte azioni considerevolmente più semplici quando ci sono risorse economiche, tempo disponibile, servizi accessibili, aree verdi, mense scolastiche curate, quartieri percorribili a piedi e una rete di supporto che non lascia ogni nucleo familiare isolato davanti alla difficoltà.

Il paradosso ponderale italiano risiede qui. Tra gli adulti conserviamo ancora un beneficio rispetto all’Europa, ma tra bambini e adolescenti l’allarme è già attivo. La posizione favorevole degli adulti racconta una frazione della storia. La crescita dell’obesità dal 1990 al 2025 ne racconta un’altra. Il dato sull’età evolutiva, invece, indica dove rischiamo di dirigerci.

La bilancia, isolatamente, misura poco. Misura meglio quando affianchiamo il quartiere, l’istituto scolastico, il costo degli alimenti, il tempo trascorso seduti, i marciapiedi angusti, i cortili scomparsi, le palestre troppo costose. Gli adulti italiani rimangono tra i meno obesi d’Europa. I bambini, però, stanno già presentando il conto.

Fonte: ISTAT

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