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Occhio pigro: si cura giocando a Tetris?

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Una curiosa ricerca canadese pubblicata sulla rivista Current Biology, svelerebbe un trucco originale per curare il problema dell’occhio pigro: giocare a Tetris.

Un gruppo di scienziati della McGill University di Montréal, guidati dal dottor Robert Hess, ha testato gli effetti del Tetris su 18 adulti con ambliopia, termine tecnico che indica il problema dell’occhio pigro. Lo studio partiva dal presupposto contrario a quello comunemente conosciuto che vuole che ai bambini si applichi il bendaggio sull’occhio più attivo per fare in modo che l’altro sia costretto a lavorare maggiormente. L’equipe canadese ritiene infatti che: «costringendo gli occhi a lavorare insieme, la visione dell’occhio pigro possa migliorare».

Nove persone hanno giocato a Tetris con un occhio bendato, i restanti nove hanno usato invece entrambi gli occhi. Alla fine delle due settimane, nel gruppo senza benda sono stati notati decisi miglioramenti nella vista ma anche nella percezione della profondità da parte dell’occhio pigro.

Secondo Hess il cervello degli adulti ha ancora un grado di mobilità tale da permettere di risolvere, anche in tarda età, problemi che si portano avanti dall’infanzia. I ricercatori ora si propongono di verificare la tecnica anche sui bambini, sperando di ottenere gli stessi risultati incoraggianti.

C’è da dire però che di fronte a questo studio gli esperti sono cauti e minimizzano i risultati ottenuti continuando a sottolineare che, per risolvere questo disturbo, è molto importante portare la benda.

Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica dell’università di Milano presso l’ospedale San Giuseppe in un articolo sul Corriere ha dichiarato “Niente di nuovo sotto il sole: sarebbe come dire che dopo aver visto il film Avatar in 3D l’occhio pigro di un adulto migliora la capacità visiva: cose già esplorate in passato ma senza grandi risultati”. Fa notare poi che lo studio “è stato fatto solo su 18 pazienti, analizzati per sole due settimane, inoltre il lavoro è stato pubblicato su una rivista di biologia come “correspondence” e non come studio vero e proprio: in questo caso la trafila per la valutazione degli esperti è molto più rapida e meno severa. In definitiva, è un lavoro con un discutibile valore clinico nel quale è detto chiaramente che alcuni degli autori sono proprietari del brevetto (potrebbe essere un videogioco) delle apparecchiature utilizzate, e dunque potrebbero avere benefici finanziari se la “terapia” proposta venisse utilizzata in larga scala“.

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