solari

Creme solari: il fattore di protezione è importante

Creme solari? Sì, ma occhio alle allergie!

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Esposizione al sole: è uno dei temi scottanti dell’estate per questo noi di wellMe.it siamo dedicando all’argomento particolare attenzione, guidandovi nella scelta delle creme solari con il fattore di protezione più adeguato, per evitare di incorrere in antiestetiche e dolorose scottature.

E se la questione diventa più complessa? Vale a dire: se a creare problema è proprio l’allergia alla crema solare? In occasione dell’ultimo Congresso di Scienze Dermatologiche, sono stati riportati i dati di uno studio condotto su 1500 pazienti che avevano accusato reazioni allergiche durante l’esposizione al sole: per molte di esse il fattore allergizzante era stato proprio il filtro solare.

Cosa fare allora? Oltre a proteggerci dal sole, dobbiamo pensare a come difenderci dalle creme solari? A ridimensionare il problema provvede il dottor Fabio Ayala, della Clinica dermatologica dell’Università Federico II di Napoli, il quale dichiara: “Non demonizzerei i filtri, i casi riguardano soprattutto persone a rischio perché li utilizzano moltissimo, ad esempio i pazienti con rosacea. Sono molto più frequenti, invece, le reazioni allergiche in chi si mette al sole dopo aver usato farmaci fotosensibilizzanti: l’antinfiammatorio ketoprofene, ad esempio, è il maggior responsabile di queste reazioni che si manifestano con rossore, prurito e bolle nelle parti esposte al sole e trattate col medicinale. Chi deve usarlo non dovrebbe esporsi al sole per almeno 1-2 settimane“.

I farmaci, dunque, più delle creme solari, possono determinare l’insorgenza di allergie. Quali precauzioni deve prendere chi vuole esporsi al sole dopo aver assunto farmaci? Secondo Giuseppe Monfrecola, esperto di fotodermatiti della SIDeMaSTSpesso bastano minime cautele per evitare guai. Se il medicinale resta in circolo 12 ore e si prende alla sera, ad esempio, al mattino si può andare in spiaggia tranquilli: perché avvenga la reazione allergica in genere c’è bisogno di un bel po’ di sole che batta su una pelle dove c’è una discreta concentrazione di farmaco. Ecco perché i prodotti per uso topico, come molti antinfiammatori o antistaminici, sono più pericolosi. Allo stesso modo bisogna fare attenzione quando si usano prodotti per la pelle che contengono derivati delle piante, per loro natura capaci di “captare” di più la luce: sostanze contenute in agrumi e fichi, ad esempio, possono essere molto fotosensibilizzanti ed ecco perché anche gli intrugli fai da te sono molto rischiosi“.

Esistono tuttavia situazioni ancora più complesse: parliamo di quelle persone – circa 6 milioni, in netta maggioranza donne giovani – che sono allergiche al sole. Già: non si tratta di arrossamenti o scottature causate da lunghe ore di tintarella o dall’uso di una protezione inadeguata, ma di reazioni caratterizzate da vescicole pruriginose o puntini rossi che si diffondono sulla pelle proprio a causa dell’esposizione, anche breve, al sole.

La soluzione, in questi casi, è una terapia preventiva e una lenta gradualità, come chiarisce il dottor Ayala: “L’allergia al sole (dermatite polimorfa solare ) non è facile da risolvere, si può prendere un antistaminico 1-2 ore prima di esporsi o fare un breve ciclo di fototerapia per preparare la pelle, ma il consiglio migliore resta sempre la gradualità: iniziare con 3-5 minuti di sole, aumentando man mano l’esposizione. In questo modo la pelle si “irrobustisce” e dopo pochi giorni non crea più problemi “.

Con responsabilità e prudenza, quindi, anche chi si trova in queste situazioni delicate può dire sì ad una vacanza in un posto di mare, senza rinunciare a sole, spiaggia e tuffi in acqua.

Francesca Di Giorgio

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin