sclerosi multipla

Ccsvi nella sclerosi multipla: lo dice studio Ferrara-Buffalo

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Un nuovo studio, unico nella storia della medicina per come è stato condotto dai team del professor Paolo Zamboni a Ferrara e di Robert Zivadinov a Buffalo, conferma che la CCSVI (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale) è associata alla Sclerosi Multipla (SM).

Lo studio in questione si chiama EVT-MS (Endovascular Venous treatment for Multiple Sclerosis) ed è stato pubblicato nei giorni scorsi sull’European Journal of Vascular and Endovascular Surgery, a firma dei due team di studiosi di sclerosi multipla e CCSVI, quello di Zamboni, dell’Università di Ferrara (che ha scoperto la nuova patologia venosa) e di Zivadinov, Università di Buffalo.

I pazienti malati di SM osservati sono 15 tra americani e italiani. Tutti avevano CCSVI confermata in flebografia davanti a Zivadinov e la sua equipe. Sono stati operati a Ferrara ma i risultati sono stati minuziosamente controllati a Buffalo.

Sono stati divisi in due gruppi misti: il primo gruppo (ITG) è stato operato subito, il secondo (DTG) dopo sei mesi. Tutti hanno continuato a prendere i farmaci abituali. Sono stati poi confrontati tutti i pazienti nei secondi sei mesi (follow up di 12 mesi), quando entrambi i gruppi erano stati operati. Infine si sono confrontati tutti i pazienti con quello che era il loro stato l’anno precedente, prima dell’angioplastica.

Tale studio ha avuto quindi le seguenti caratteristiche:

1) essendoci un gruppo di controllo per fare confronti, è un randomizzato in monocieco, come si usa in chirurgia

2) le misure di RM sono state rigorosissime, ad alto standard 3 tesla, confrontabili e indiscutibili poiché completamente in cieco. Zivadinov sottolinea che il suo centro “compie analisi RM nei maggiori trial per le più grandi aziende farmaceutiche del mondo”

3) non è autoreferenziale poiché i pazienti sono stati valutati da neurologi e neuroradiologi di due centri

4) l’analisi statistica è stata fatta da uno statistico indipendente e in cieco

Cosa dimostra:

1) la disabilità migliora con l’intervento. Entrambi i gruppi, dopo l’intervento, hanno avuto un significativo miglioramento in diversi sintomi, come problemi di fatica e cognitivi

2) Nei pazienti ITG, operati subito, nei primi sei mesi ci sono state meno ricadute (la percentuale su base annuale è stata di 0.12 contro 0.66 dei DTG). Dopo l’intervento i DTG non avevano più maggiori ricadute rispetto agli ITG, confermando l’effetto protettivo della PTA sui relapses

3) Il carico di lesioni cerebrali in T2 misurato con risonanza magnetica nei primi 6 mesi, negli ITG (dopo l’intervento) è diminuito del 10% mentre nei DTG (non ancora sottoposti all’intervento) è aumentato del 23%. Dopo l’intervento, nei secondi sei mesi, il carico lesionale nei DTG si è stabilizzato

4) Complicazioni zero, trombosi zero

5) Restenosi 27%

6) Tra le conseguenze registrate, il gruppo ITG ha avuto un effetto di riduzione del volume cerebrale più marcato dei DTG, per un verosimile effetto antiedema e antinfiammatorio dell’angioplastica.

Il nostro è un grande contributo alla letteratura scientifica – ha affermato Zivadinov in un’intervista -. In molti si sono opposti alla pubblicazione di questo studio perché molto piccolo. Il nostro obiettivo, però, è quello di arrivare a una conclusione. Questo momento è estremamente paradossale…mentre aumentano incredibilmente le pubblicazioni contro la CCSVI, risulta difficile pubblicare, su riviste scientifiche rispettabili, studi con risultati positivi. La nostra collaborazione col prof. Zamboni vuole trovare la verità e le nostre ricerche stanno andando nella giusta direzione

Grazie ai risultati “incoraggianti” di questo studio – che si aggiungono a quelli molto positivi del primo studio di Zamboni sui primi 65 pazienti di due anni fa – il Dipartimento di Neurologia e neurochirurgia di Buffalo sta preparandone un altro per accertare l’efficacia e la sicurezza dell’angioplastica dilatativa nei pazienti malati di SM. Lo studio si chiamerà PREMISE (Prospective Randomized Endovascular Therapy in Multiple Sclerosis) e analizzerà 30 pazienti: sarà uno studio randomizzato in doppio cieco, ossia solo il 50% sarà effettivamente sottoposto al procedimento di ‘liberazione’ delle vene. Lo scopo è valutare l’effetto placebo.

Comunque, una più ampia sperimentazione, su oltre 600 pazienti, multicentrica, randomizzata in doppio cieco e quindi con controllo placebo, chiamata Brave Dreams (Brain Venous Drainage Exploited Aganist MS), guidata da Paolo Zamboni, in partenza a Ferrara, accerterà la sicurezza e l’efficacia della PTA per la CCSVI e la SM e risponderà nel corso di un anno in modo definitivo alle molte legittime domande ancora esistenti.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Magazine d'informazione online su tematiche legate al benessere, alla bellezza e alla salute. Comunichiamo i metodi del come stare bene e meglio.
Seguici su Facebook