Smentita ufficiale del Cotugno: nessuna epidemia di meningite a Napoli. Casi isolati gestiti regolarmente, bufale virali creano solo panico ingiustificato.
Nei giorni scorsi nel capoluogo campano si è registrata una notevole apprensione per una possibile epidemia di meningite, timori accentuati da audio virali e messaggi su WhatsApp che riportavano episodi critici, diffusione del contagio e addirittura morti. Qual è la realtà dei fatti?
Il panico è scoppiato in seguito alla sospensione temporanea delle attività in un istituto scolastico, provvedimento che ha intensificato il timore di un’emergenza sanitaria in atto. Attraverso piattaforme digitali e conversazioni private sono iniziate a propagarsi comunicazioni che consigliavano di stare lontani da strutture sanitarie, esercizi pubblici e zone affollate, descrivendo una forma di meningite estremamente trasmissibile.
Nello specifico, una nota vocale divenuta popolare ha raccontato di un supposto paziente trasportato con urgenza presso il nosocomio Cotugno. Nella realtà, un adolescente di sedici anni è stato ospedalizzato per questa patologia, ma la forma diagnosticata era di tipo non infettivo e quindi impossibile da trasmettere ad altri, diversamente da quanto sostenuto nei messaggi diffusi online.
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Il comunicato ufficiale del nosocomio Cotugno
A ristabilire i fatti è stata direttamente l’Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Cotugno di Napoli, che ha pubblicato una dichiarazione formale per negare la presenza di un’epidemia.
Secondo quanto reso noto dalla struttura ospedaliera, le persone attualmente in cura mostrano agenti patogeni differenti, i casi non derivano da un’unica fonte batterica e il numero rientra nelle previsioni stagionali normali, anche considerando il repentino calo termico registrato.
Tre individui colpiti da Neisseria meningitidis hanno legami reciproci, tuttavia – precisano gli specialisti – manca una sequenza cronologica che possa suggerire una trasmissione diretta del batterio.
La struttura sanitaria esclude categoricamente vittime e chiarisce che ogni paziente riceve cure adeguate. Il Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASL sta ultimando le verifiche e i controlli sanitari previsti dalla normativa, come accade abitualmente in circostanze simili.
In sintesi, non esiste alcuna pandemia, nessun focolaio presso locali pubblici o istituti educativi, ma episodi isolati gestiti secondo i protocolli medici consueti.
La bufala ha coinvolto anche esercizi commerciali
Fra i locali segnalati nelle comunicazioni WhatsApp come “da evitare” per un ipotetico pericolo di infezione figurava l’Ambasciatori Club Restaurant situato nel rione Chiaia. Il proprietario, Peppe Pelosi, ha voluto fare chiarezza attraverso un messaggio sui canali social, dichiarando:
Voglio precisare con fermezza che non sussiste alcun focolaio di meningite collegato alla mia figura, né tantomeno a strutture o iniziative con cui lavoro. Si tratta di notizie false completamente infondate, divulgate con il solo scopo di ledere la mia immagine e quella di Ambasciatori.
Il legale del gestore del ristorante ha inoltre comunicato che presenterà denuncia alla Polizia Postale affinché vengano individuati i responsabili della diffusione di questo allarme privo di fondamento.

Evitiamo di diffondere notizie false
La meningite rappresenta una patologia che genera timore, ed è proprio per questa ragione che spesso diventa campo ideale per informazioni errate e allarmismi ingiustificati. Comunicazioni non controllate possono creare panico immotivato e causare conseguenze anche gravi a cittadini, istituzioni scolastiche e attività economiche. Risulta fondamentale non lasciarsi ingannare.
Per proteggersi dalle bufale, specialmente quando riguardano tematiche sanitarie, la strategia principale consiste nel privilegiare canali attendibili. Occorre consultare esclusivamente annunci ufficiali di ASL, ospedali, amministrazioni regionali o del Ministero della Salute, evitando di prestare attenzione a messaggi del tipo “si dice che” o “l’ho saputo da qualcuno”.
Altro aspetto cruciale: astenersi dal condividere registrazioni vocali o contenuti allarmanti ricevuti tramite WhatsApp o social network, in assenza di conferme istituzionali. Anche rilanciarli “per sicurezza” può alimentare angoscia e disinformazione.
In questa vicenda, i riscontri ufficiali sono inequivocabili: non sussiste nessuna emergenza meningite a Napoli, bensì soltanto molta paura generata dall’ennesima notizia falsa.