Il 31 la Giornata Mondiale senza tabacco, la Lilt in piazza

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Continuano gli appuntamenti della Lilt nelle piazze italiane: fino a martedì 31 maggio, Giornata Mondiale senza tabacco, indetta dall’Oms, in 395 punti prevenzione – ambulatori oltre 25 mila volontari della Lilt informeranno e distribuiranno una guida dettagliata con tutte le informazioni sul fumo, sui possibili danni e sui modi possibili per smettere.

Eppure, nonostante i metodi per smettere di fumare siano moltissimi, il numero degli italiani che fuma non accenna a diminuire. Anzi, è in costante aumento soprattutto tra le donne e i giovani.

Secondo un’indagine Doxa, effettuata per conto dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Lega Italiana Lotta Tumori (Lilt) e l’Istituto Mario Negri, in Italia fuma il 22,7% dei cittadini sopra i 15 anni: in tutto circa 11,8 milioni di persone, tra questi 6,5 milioni sono uomini e 5,3 milioni donne. Solo nel 2010 la percentuale di fumatori era il 21,7%, ovvero 500 mila persone in meno.

L’indagine – presentata in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco – rivela come la fascia d’età in cui si registra il maggior numero di fumatori sia quella tra i 25 e i 44 anni (28,3%), contro il 18,8% della fascia 15-24 anni e il 26% di quella che va dai 45 ai 64 anni.

Soprattutto i giovani sono interessati da questo aumento: il 15,7% dei ragazzi inizia a fumare prima dei 15 anni e il 61% comincia per l’influenza degli amici e dei compagni di scuola. Un dato davvero allarmante che richiede urgentemente l’implementazione di politiche di prevenzione primaria e interventi di educazione alla salute, partendo proprio dalla scuola.

Tra le possibili soluzioni, la più quotata è l’aumento spropositato del prezzo delle sigarette, come avviene negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove un pacchetto arriva a costare fino a 10 euro. Provvedimento però poco efficace in quanto dall’indagine emerge che il 50,5% degli intervistati continuerebbe a fumare lo stesso anche se il prezzo minimo delle sigarette fosse di 5 euro.

Un altro intervento utile a ridurre il numero dei fumatori potrebbe essere l’estensione dei divieti: il 29.2% del campione si mostra abbastanza favorevole al divieto nei parchi e giardini pubblici e il 32.7% negli stadi. Si dice molto favorevole all’estensione del divieto nelle aree aperte degli ospedali il 42.7% e nei cortili delle scuole il 46.4%.

Un simile provvedimento è stato attuato da pochissimi giorni negli Stati Uniti: è lo “Smoke Free Air Act“, legge che vieta di fumare anche nei 1700 parchi della città di New York e sugli oltre 22 chilometri di spiagge del litorale. La multa prevista di 50 dollari, però, non predispone al rispetto di tali divieti.

Infine, secondo Piergiorgio Zuccaro, Direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, maggiore deve essere l’impegno dei medici, sia di quelli di Medicina Generale sia dei cardiologi che degli pneumologi, ad attuare interventi di provata efficacia. Inoltre deve essere facilitato l’accesso ai 396 Centri antifumo situati su tutto il territorio nazionale, eliminando i ticket e distribuendo gratuitamente i farmaci.

Quello del fumo è un problema sicuramente da non sottovalutare che, oltre a quelli umani, ha dei costi di sanità pubblica molto elevati. Al fumo di tabacco – commenta Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri – sono attribuibili 80 mila decessi l’anno, pari al 14,2% di tutte le morti e c’e’ una generazione di italiani, quella tra i 40 e i 60 anni, che sono ad alto rischio di essere colpiti dalle malattie fumo-correlate.

Fabrizio Giona

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