La scienza rivela il potere della stretta di mano

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

È noto a tutti che la stretta di mano è considerata fondamentale per le relazioni sociali e professionali. Ma a confermarlo a livello scientifico è uno studio condotto dal Beckman Institute che verrà pubblicato a dicembre sul Journal of Cognitive Neuroscience, il quale dimostra che la stretta di mano è davvero decisiva per la prima impressione tra due persone che si incontrano per la prima volta.

Grazie ai nostri risultati – ha spiegato Sanda Dolcos, una delle autrici della ricerca – ora le persone possono prendere consapevolezza del potere che ha una semplice stretta di mano perché abbiamo visto che non solo rafforza l’impatto positivo dell’approccio tra due persone che non si conoscono, ma diminuisce anche quello negativo”. Secondo la ricercatrice, inoltre, anche quando le nostre interazioni sociali falliscono per varie ragioni, una semplice stretta di mano può darci una spinta ed attenuare l’impatto negativo di eventuali incomprensioni.

La ricerca ha coinvolto 18 volontari di entrambi i sessi, ai quali è stato chiesto di guardare e votare alcuni video non verbali, che mostravano delle scene ambientate in ambito lavorativo. Gli studiosi hanno così analizzato i risultati della risonanza magnetica funzionale, osservando anche la conducibilità della pelle – per esempio, quando la mano è sudata – e le reazioni nel comportamento.

Ebbene, secondo i risultati, la maggior parte dei partecipanti ha dato una valutazione positiva della stretta di mano. È stata riscontrata, infatti, una maggiore tendenza all’approccio attivo rispetto alla propensione ad evitare i contatti nell’amigdala – l’area del cervello che controlla le emozioni – e del solco temporale superiore. Inoltre, durante le scene in cui veniva mostrata la stretta di mano, è stata evidenziata una maggiore attività del nucleo accumbens – piccola regione del cervello ricca di dopamina – che svolge un ruolo fondamentale nel comportamento emotivo, per esempio nella risata e nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura.

Diversi sono i modi di stringere la mano: esiste la stretta del “pesce morto”, quella “tritaossa”, “olandese” o quella “della chiave”. “Il tipo di stretta di mano che diamo dipende dal rapporto che ciascuno di noi ha con l’altro – spiega a la Repubblica Davide Algeri, psicologo di Milano specialista in Terapia Breve Strategica Sistemica – C’è chi ha il ruolo dominante e chi, invece, è un tipo sottomesso.. Solitamente, chi tende a dominare ha una stretta da “schiaccianoci“, cioè forte, decisa e in alcuni casi appoggia anche l’altro braccio sulla spalla di chi saluta. “In questi casi – continua il dott. Algeri – per mettersi sullo stesso piano e comunicare all’altro che non si vuole essere sopraffatti, bisogna provare a dare lo stesso tipo di stretta”.

Le persone insicure, invece, tendono a dare una stretta di mano fiacca, che indica una debolezza caratteriale. «Queste persone porgono solo la punta delle dita – prosegue lo psicologo – perché hanno una scarsa fiducia nell’altro e tendono a sfuggire». L’esperto sottolinea che, comunque, molto dipende anche dalla persona cui si stringe la mano.

E la stretta di mano migliore?Quella decisa che denota sicurezza, ma se la mano viene stretta eccessivamente è sintomo di aggressività e un po’ di esibizionismo“, conclude l’esperto.

Dunque, al di là del nostro carattere, se vogliamo dare una buona impressione a chi abbiamo di fronte, un po’ di forza e sicurezza nella stretta di mano possono esserci d’aiuto.

Silvia Bianchi

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin