Sindrome di Procuste: cos’è la malattia degli invidiosi

Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a persone che tendono a sminuire i successi altrui? Probabilmente sì, soprattutto in quegli ambiti lavorativi dove il livello di competizione è piuttosto alto. Sappiate che si tratta di individui che soffrono della cosiddetta “sindrome di Procuste“, che li porta a escogitare mille modi per mettere in ombra, annullare o umiliare chi è visto come un pericolo in quanto dotato di talento o migliore sotto vari aspetti.

Niente a che fare con la sana competizione tra amici o colleghi: la loro è una vera e propria competitività negativa, un’invidia patologica che si concretizza in forme di attacco e discriminazione.

L’origine della Sindrome di Procuste

Il nome di questa sindrome fa riferimento a un mito greco, non molto conosciuto ma estremamente interessante. Procuste era un uomo molto forte che viveva sulle colline dell’Attica e ospitava i viaggiatori nella sua locanda. Quando questi si addormentavano, metteva in atto il suo piano brutale: li imbavagliava e li legava al letto per poi amputargli delle parti del corpo.

Se si trattava di persone alte, tagliava loro mani piedi e testa che sporgevano dal letto. Invece, se erano individui di statura più bassa, usava un martello per rompere le ossa e allungarle per farle combaciare alla dimensione del letto. Procuste andò avanti con le sue azioni malvagie fino a quando non intervenne l’eroe Teseo che lo sfidò, sottoponendolo allo stesso supplizio dei malcapitati viaggiatori.

Proprio da questa vicenda della mitologia greca deriva quel proverbio che dice:

“Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”.

@Shutterstock/Antonio Guillem

Come riconoscere chi è affetto dalla sindrome di Procuste

Ma come individuare facilmente chi soffre di questa sindrome che porta a vivere in uno stato di perenne invidia e insicurezza? Il sito “La mente è meravigliosa” ci fornisce una lista utile che include caratteristiche e atteggiamenti tipici di chi è affetto dalla sindrome di Procuste:

  • Sono persone che vivono nella frustrazione e contano su uno scarso senso di controllo.
  • Possono avere un’autostima eccessivamente bassa oppure, al contrario, esagerata e smisurata.
  • Sono molto sensibili emotivamente: prendono come un grave affronto qualsiasi situazione nella quale devono confrontarsi con le capacità o abilità altrui.
  • Fingono di essere empatici, di dare valore al lavoro di squadra. Tuttavia, ciò che imprime le loro parole è un autentico egocentrismo e un modo di pensare rigido ed estremamente ostile.
  • Vogliono ottenere tutti gli incarichi. Il loro livello di competitività ha un unico obiettivo: eccellere rispetto agli altri.
  • Hanno paura del cambiamento, cosa senza dubbio molto diffusa nelle imprese guidate da leader tradizionali e per niente intraprendenti, che considerano qualsiasi piccola modifica una grande minaccia.
  • Traggono conclusioni irrazionali. Se, ad esempio, compiamo un’azione che può apportare dei benefici all’azienda, loro la vedranno come un errore, un’ingenuità o un’idea priva di valore.

Come reagire di fronte a questa “malattia degli invidiosi”

I continui attacchi e le umiliazioni possono portarci a reagire in due modi: rassegnandoci o covando rabbia e risentimento nei confronti di chi cerca in ogni modo di metterci in ombra. Nessuna di queste reazioni, però, ci fa bene. La cosa migliore da fare è accettare, innanzitutto, che quella persona non potrà cambiare facilmente. Possiamo, però, sforzarci di capire quali sono le sua dinamiche mentali e rassicurare il soggetto senza mostrarsi potenziali nemici. Conviene fare attenzione a non rispondere con la stessa moneta, trasformandosi nel Procuste di turno!

Siciliana nata tra le pendici dell’Etna e il mare, ma trapiantata a Roma da qualche anno. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo, è appassionata al mondo del benessere e del bio. Estremamente curiosa, ama scrivere, conoscere nuove storie e osservare il mondo, soprattutto attraverso le lenti di una macchina fotografica.