Il brano di Serena Brancale presentato all'Ariston racconta con delicatezza il dolore di chi ha perso la madre e cerca ancora la sua presenza.
Esiste un attimo preciso in cui un brano musicale cessa di essere semplice melodia e si trasforma in qualcosa di profondamente diverso. Ti raggiunge mentre sei immersa nelle faccende quotidiane, oppure ti coglie alla guida e ti obbliga ad aprire il finestrino, come se all’improvviso ti mancasse l’ossigeno. “Qui con me”, il pezzo che Serena Brancale ha presentato sul palco dell’Ariston, appartiene proprio a questa categoria. Si rivolge a te con delicatezza, con quella serenità disarmante tipica di chi comprende perfettamente il tumulto emotivo che provi.
Risuona in modo particolare per chi ha vissuto la scomparsa della madre e ha scoperto, col passare del tempo, che quel genere di assenza muta continuamente aspetto, si sposta, emerge in momenti inattesi. Durante una domenica mattina troppo quieta. Nel contatto telefonico salvato in rubrica che non riesci a eliminare, perché cancellarlo sembrerebbe renderlo definitivo in un modo che la perdita stessa non è mai stata.
Indice
Quando le note musicali esprimono ciò che non sappiamo dire
Affrontare il tema della perdita materna rappresenta una di quelle esperienze che si comunicano solo parzialmente. Si accenna appena, si circoscrive il discorso, si utilizza il termine “perdere” come se la persona si fosse allontanata temporaneamente e fosse ancora in attesa di essere ritrovata. Nel nostro Paese il rapporto con la figura materna assume una dimensione quasi culturale. La madre è confidente, giudice nelle scelte cruciali, quella voce interiore che senti risuonare quando stai per commettere un errore. Quando quella voce si spegne, il vuoto che rimane possiede una qualità differente da ogni altro silenzio. Lo racconta molto bene la stessa Brancale:
Per sei anni ho custodito dentro di me un sentimento che non mi sentivo pronta a condividere, il dolore che mi ha travolta quando mia madre è mancata. Poi qualcosa è cambiato. Nel corso dell’ultimo tour, ho avvertito il bisogno di raccontare questa parte di me
“Qui con me” abita precisamente quello spazio. L’artista pugliese costruisce scene che lasciano margine a chi ascolta, affianca la vicenda personale di ciascuno senza sovrapporsi. Chi ha già attraversato una perdita significativa riconosce subito quando un’interprete parla da un territorio autentico. E in questo caso l’autenticità è palpabile, quasi imbarazzante. Il testo lavora sul desiderio fisico di percepire qualcuno accanto, adesso, in questo momento. Per chi ha perso la madre diventa il proseguimento di una conversazione che avviene interamente nella mente, senza replica dall’altra parte, eppure ancora presente.
Il pezzo dell’artista pugliese spiegato a chi lo ha ascoltato con un nodo alla gola
La musica raggiunge territori dove il linguaggio comune si blocca. Quando attraversi un lutto, le espressioni altrui spesso suonano vuote, persino quelle pronunciate con sincera partecipazione. Una melodia, al contrario, ti fa compagnia senza esigere nulla, senza indicarti come dovresti sentirti.
“Qui con me” fa parte di quella categoria rara di composizioni che diventano un rifugio dove ritornare. Chi sperimenta l’assenza di una persona amata cerca segnali, modalità per continuare il dialogo interiore. Una musica può trasformarsi in un collegamento verso quei ricordi, senza essere invadente. Tre minuti durante i quali ti senti meno isolata, poi l’esistenza riprende il suo corso abituale, ma con qualcosa di sottilmente modificato dentro.
Che l’artista abbia deciso di presentare un brano così intimo sul palco sanremese, in un ambiente che spesso valorizza l’impatto visivo, rappresenta una dichiarazione. Rimanere esposta, vulnerabile, emotivamente disponibile è stata una decisione consapevole. E il pubblico che porta una perdita con sé come un peso costante, quello che provoca dolore a intervalli irregolari, l’ha riconosciuta immediatamente.
Le parole del brano
C’è una canzone alla radio che suona
E che parla di noi.
Di quell’amore che resterà sempre, non passerà mai.
E quando ti penso lo sento arrivare quel brivido dentro che attraversa il cuore,
In questo silenzio sento la tua voce,
Calma, la rabbia, la sete, la fame e non cambierà
Quella complicità che da bambina cercavo nei tuoi occhi e che per sempre mi
Accompagnerà.
E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me.
E ti parlo come se mi stessi accanto
Due gocce d’acqua non si perdono nel mare mai,
E poi guardami ma quanto ti assomiglio
Nelle mani, nell’amore che
Mettevi ogni volta nelle cose
Ed ogni giorno era sempre da festeggiare
Sono anch’io così
Noi così simili
Noi così simili
E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
E se ti portassi via da quelle stelle
Ti stringerei forte anch’io ora e per sempre
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
Quanta vita ruba il tempo
Oltre i limiti ti sento
So che sei ancora qui con me.
Con me, con me.