Sotto i 6 mesi niente creme solari per i neonati: scopri cosa raccomandano davvero i pediatri della SIP per proteggerli dal sole.
Con l’arrivo della bella stagione, tra i genitori serpeggia sempre lo stesso interrogativo: è opportuno applicare la protezione solare anche sulla pelle di un neonato? Per i primi sei mesi di vita, la risposta degli esperti è negativa.
A stabilirlo è la Società Italiana di Pediatria (SIP), che sconsiglia esplicitamente l’utilizzo di creme solari al di sotto dei sei mesi d’età. Il motivo principale riguarda la natura stessa dell’epidermide neonatale: estremamente sottile e delicata, risulta molto più permeabile alle sostanze presenti nei cosmetici rispetto alla pelle adulta.
Gli specialisti della SIP evidenziano inoltre come manchino ancora ricerche sufficientemente approfondite per garantire l’assenza totale di effetti a lungo termine derivanti dall’assorbimento cutaneo di questi composti. Ecco perché, nei primi mesi di vita, l’approccio più saggio non consiste nel ricercare il prodotto solare ideale, quanto piuttosto nell’evitare quanto più possibile l’esposizione diretta del piccolo ai raggi solari.
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Prima dei sei mesi conta soprattutto l’ombra
Ciò non significa certo lasciare il bebè privo di qualsiasi tutela. Anzi, proprio nei primi mesi occorre raddoppiare le precauzioni. Durante le uscite, il piccolo dovrebbe restare costantemente all’ombra, evitando in particolare le fasce orarie con maggiore intensità dei raggi ultravioletti. Ombrelloni e zone riparate offrono un aiuto concreto, ma va ricordato che l’ombra da sola non garantisce un blocco totale delle radiazioni UV.
Anche il modo di vestire il bambino riveste un’importanza cruciale. È preferibile optare per capi leggeri capaci di coprire adeguatamente braccia e gambe, abbinati a un cappellino che protegga viso, orecchie e collo. I tessuti con trama compatta offrono una schermatura superiore rispetto a quelli particolarmente sottili e trasparenti.
Esiste poi un ulteriore fattore da non trascurare: la temperatura elevata. I neonati possiedono un sistema di termoregolazione ancora acerbo, motivo per cui rischiano surriscaldamento e disidratazione con maggiore facilità rispetto agli adulti. Proteggere un bambino dal sole, dunque, non equivale semplicemente a coprirlo per intero, ma richiede un equilibrio attento tra schermatura efficace, leggerezza dei tessuti e adeguata ventilazione.
Cosa cambia dopo il sesto mese
Superata questa prima fase, lo scenario si modifica sostanzialmente. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria stabiliscono che man mano che il bambino cresce diventa necessario introdurre anche una protezione solare specifica, senza tuttavia trasformarla in un pretesto per un’esposizione solare priva di limiti.
Nella fascia d’età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni, la SIP raccomanda di privilegiare prodotti con fattore di protezione SPF 50+ contenenti filtri fisici, ovvero sostanze che agiscono superficialmente sulla cute senza penetrare negli strati più profondi, a differenza dei filtri chimici.
La selezione del prodotto dovrebbe inoltre considerare il fototipo del bambino: qualora carnagione, capelli e occhi risultino particolarmente chiari, segnale di una ridotta capacità naturale di difesa dai raggi UV, diventa ancora più fondamentale scegliere una protezione ad alta efficacia.
Dopo i tre anni d’età, secondo quanto indicato dalla SIP, è possibile eventualmente passare a solari con SPF 30+, valutando sempre attentamente sia il fototipo che le specifiche condizioni di esposizione al sole.
L’applicazione corretta del prodotto
Anche le modalità di applicazione della crema influiscono notevolmente sulla sua efficacia. Il prodotto va steso circa 20 minuti prima dell’esposizione solare e riapplicato con costanza, indicativamente ogni due ore.
Particolare attenzione merita il momento del bagno: la dicitura “water resistant” non garantisce che la protezione resti perfettamente intatta dopo il contatto con l’acqua. Anche trattandosi di formulazioni resistenti all’acqua, è consigliabile riapplicare il prodotto dopo il bagno, soprattutto una volta asciugati con l’asciugamano, gesto che può rimuovere buona parte della crema precedentemente applicata sulla pelle.
La protezione solare, in ogni caso, non dovrebbe mai sostituire completamente le altre precauzioni necessarie. Cappellino, abbigliamento appropriato, ricerca dell’ombra ed evitare le ore centrali della giornata restano accorgimenti imprescindibili.
Indipendentemente dall’età del bambino, resta valido un principio generale: nessuna crema solare, per quanto efficace, rende automaticamente sicura un’esposizione prolungata al sole. Anche utilizzando un fattore di protezione elevato, specialmente quando si tratta di bambini piccoli, è essenziale alternare momenti di esposizione con pause all’ombra, integrando sempre la protezione cutanea con abbigliamento adeguato e copricapo.
Fonti: SIP