I bimbi sviluppano la grammatica molto prima di quanto pensiamo

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I bambini cominciano ad usare piccole parole di senso compiuto molto prima di quanto si pensi. È la recente scoperta fatta dai ricercatori della Newcastle University, nel Regno Unito, secondo i quali i bambini iniziano a usare la grammatica già intorno ai due e tre anni.

La dottoressa Cristina Dye, a capo della ricerca, ha analizzato 50 bambini di lingua francese, tra i 23 e i 37 mesi, focalizzandosi solo su 10 delle migliaia di loro espressioni verbali, ed ha scoperto che i bimbi stavano usando quelle che lei considera "piccole parole", come per esempio un, uno, è, posso. Insieme al team di studiosi, la dottoressa Dye ha messo a punto un modello di suoni che ricostruiva regolarmente alcune parole presenti in molte delle affermazioni dei bambini.

«Molti dei bambini che abbiamo analizzato – spiega la dottoressa - emettevano un piccolo suono, un leggero respiro o una pausa, esattamente nel punto in cui una parola verrebbe normalmente pronunciata. Il fatto che questo suono venisse prodotto sempre nel posto esatto all'interno della frase ci porta a credere che i bambini siano ben informati sulle parole grammaticali. Le loro capacità grammaticali sono dunque più sofisticate di quanto possiamo pensare».

Per decenni tra gli specialisti dello sviluppo è prevalsa l'idea che le prime combinazioni di parole dei bambini fossero prive di grammatica. Si credeva infatti che i bimbi subiscano solo più tardi una trasformazione, dovuta ad un meccanismo sconosciuto, per cui sviluppano la grammatica nei loro discorsi.
Lo studio della dottoressa Dye e colleghi ha pertanto capovolto questa credenza, facendo luce su un aspetto molto importante dello sviluppo infantile.

«Ci sono inoltre delle implicazioni per quanto riguarda invece il ritardo del linguaggio – prosegue la dottoressa - I bambini che non imparano a parlare bene, solitamente hanno dei problemi nel corso della vita, come per esempio una maggior probabilità di avere disagi mentali o rimanere disoccupati una volta adulti. Se capiamo cosa sia "normale" il prima possibile – conclude – allora potremmo intervenire subito per aiutarli».

Silvia Bianchi

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