Arance: ecco come prevenire ictus e infarti

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Avete appena consumato un pasto particolarmente ricco di grassi e carboidrati? Per combattere il senso di colpa, è davvero difficile azzardare un consiglio: potremmo consolarci pensando che la zia di mamma si sarebbe offesa se non avessimo assaggiato la salsiccia che aveva preparato, tanto buona quanto oleosa, oppure potremmo giurare e spergiurare a noi stessi di non assaggiare un filo di pasta da qui fino a ferragosto!

A parte gli scherzi e le situazioni sporadiche che ogni tanto ci si trova a vivere a tavola, c’è una cosa che di certo possiamo fare per alleviare il nostro organismo e per proteggerlo dai seri disturbi che può provocare una alimentazione troppo pesante: bere un bicchiere di succo d’arancia.

Il succo d’arancia, infatti, spesso noto soltanto per le qualità legate alla vitamina C di cui è particolarmente ricco, contiene anche una massiccia quantità dei flavonoidi naringenina ed esperidina, due antiossidanti naturali che si oppongono all’azione dei radicali liberi contenuti nei grassi e nei carboidrati del cibo, prevenendo le infiammazioni dei vasi sanguigni e riducendo il rischio di infarti e ictus. Come dire, una spremuta d’arancia a fine pasto previene un infarto nefasto!

La scoperta arriva da oltreoceano, dai risultati di una ricerca condotta dal team del dottor Husam Ghanim, docente presso la Divisione di Endocrinologia, Diabete e Metabolismo dell’Università del Buffalo.

Il punto di partenza di questo studio è il noto principio secondo cui abitudini alimentari poco sane producono un forte “stress ossidativo e infiammatorio” al nostro organismo, in particolare all’apparato cardiocircolatorio. Niente di nuovo fin qui: carboidrati e grassi non dovrebbero essere unici protagonisti della nostra dieta per evitare disturbi molto seri alla nostra salute.

La novità è quella di aver individuato nel succo di arancia un grande alleato del nostro organismo nel prevenire gli effetti dei radicali liberi causati da cibi pesanti.

La ricerca del dottor Ghanim è stata condotta su tre gruppi di adulti (uomini e donne) normopeso di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Dopo una notte di digiuno, gli individui oggetto dell’analisi hanno consumato una colazione composta da un sandwich con l’uovo, un sandwich con la salsiccia e una porzione di patatine fritte, per un totale di 81 grammi di carboidrati, 51 grammi di grassi e 32 grammi di proteine e un apporto energetico pari a 900 calorie. Durante la colazione da consumare in 15 minuti, il primo dei tre gruppi ha bevuto succo d’arancia non zuccherato, il secondo gruppo una pari quantità di bevanda zuccherata, il terzo gruppo invece ha bevuto acqua, sempre in pari misura.

A distanza di una, tre e cinque ore dalla conclusione del pasto, la percentuale di radicali liberi nel sangue dei soggetti analizzati è rimasta invariata nel gruppo che ha bevuto succo d’arancia, mentre è aumentata di circa il 60% negli altri due. In particolare, è aumentata la quantità di ricettori, detti “toll-like”, principali responsabili dello sviluppo di disturbi della salute, come infiammazioni, insulino-resistenza, arterosclerosi, obesità e lesioni delle cellule cardiache.

I problemi di infiammazione, effetto di pasti ricchi di grassi e causa di gravi disturbi cardiovascolari, possono essere dunque evitati grazie al succo d’arancia, che la ricerca americana promuove, ancora più di prima vista la nuova scoperta, quale bibita salutare e benefica.

Virginia Panzera