Depressione: dipende anche da un'alimentazione poco sana

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Il cibo spazzatura fa male alla salute, e non solo a quella fisica.

Dopo aver scoperto che pochi omega 3 nella dieta potrebbero scatenare comportamenti depressivi, ora uno studio svolto dall'Università di Las Palmas di Gran Canaria in collaborazione con l'Università di Navarra ci dice mangiare male favorisce la depressione.

Alla base del malessere, secondo i ricercatori, vi sarebbero gli acidi grassi trans, presenti ad esempio negli alimenti da forno e da pasticceria prodotti a livello industriale, che, se assunti in grosse quantità, incrementano il rischio depressione e non solo. Chiaramente anche il sistema cardiovascolare ne risente.

In particolare, i ricercatori guidati da Almudena Sánchez-Villegas e da Miguel Ángel Martínez-González, hanno notato che chi consuma molti grassi trans vede salire fino al 51% il rischio di ammalarsi di depressione. Alla base di tale considerazione vi è stata l'osservazione per ben 11 anni di oltre 12 mila volontari. Esaminando la loro alimentazione, lo stile di vita e le malattie attraverso un questionario, i ricercatori hanno posto come prima indiziata una dieta scorretta.

Durante il follow up dello studio durato 6 anni, essi hanno registrato inoltre 657 nuovi casi di depressione. E tra chi aveva consumato molti acidi trans superando dello 0,6% l'apporto calorico giornaliero, il rischio depressione era aumentato fino al 48%. Non rientrano tra i grassi “pericolosi” i cosiddetti monoinsaturi, ossia quelli contenuti nell'olio di oliva e negli altri oli vegetali, di cui è ricca la dieta mediterranea.

Almudena Sánchez-Villegas, coordinatrice della ricerca, ha commentato: "Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento dell'incidenza dei disturbi depressivi che è andato di pari passo con un cambiamento radicale delle abitudini alimentari, ottenuto con l'introduzione nella dieta di molti grassi insaturi. Lo scopo del nostro studio è stato quello di valutare proprio il modo in cui la dieta e i vari sottotipi di grasso possono incidere sul rischio di depressione".

Gli esiti della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Public Health Nutrition, che riproduce i risultati di una ricerca precedente pubblicata su PLoS One.