Pane per celiaci? Si fa con la polpa di arance

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Bere il succo di arancia significa assicurare al nostro organismo un pieno di salute: ma avete idea di quanta parte di questo frutto venga scartata ogni volta che viene preparata una spremuta? Non è infatti soltanto la scorza a venire eliminata, ma anche la polpa, ormai privata del liquido.

Già, ma come è possibile evitare questo spreco? Ad esempio utilizzando la polpa che viene scartata per realizzare una speciale farina, idonea a produrre pane senza glutine, ideale dunque per essere consumato anche da chi soffre di celiachia.

È l'originale e fruttuosa- è proprio il caso di dirlo! – idea di un gruppo di ricercatori del Teagasc Food Research Centre e dell'Università di Cork in Irlanda. Gli studiosi hanno infatti evidenziato come il processo di spremitura della frutta porti a scartare circa un terzo della stessa, che deve così essere smaltita come rifiuto. La parte di polpa che viene eliminata, tuttavia, contiene un'alta percentuale di fibra – il 40%- ed è totalmente priva di glutine; ciò significa che può essere utilizzata per fabbricare prodotti per celiaci, con un netto risparmio rispetto agli alimenti gluten free presenti in commercio, generalmente molto costosi.

Il processo di realizzazione del pane a partire dalla farina prodotta con la polpa delle arance è piuttosto complesso, in quanto, come chiarisce Eimar Gallagher, del Teagasc Food Research Centre, "la proteina che normalmente tiene insieme il cibo, il glutine, deve essere assente". I risultati raggiunti, tuttavia, premiano lo sforzo dei riceracatori. La pagnotta a base di farina di arancia è stata valutata da un'apposita commissione di esperti, che l'ha esaminata nelle sue caratteristiche organolettiche, nella consistenza e nell'aspetto esteriore, emettendo un giudizio estremamente favorevole.

Con grande soddisfazione Gallagher ha affermato "La farina ricavata dalla polpa di arance ha dimostrato di essere un ingrediente utile ed economico per migliorare le proprietà nutrizionali e il sapore del pane senza glutine, e ha tutte le carte in regola per essere utilizzato anche in prodotti non destinati ai celiaci".

Un ottimo esempio di ottimizzazione delle risorse messe a disposizione dalla natura, con risultati decisamente convincenti; c'è da augurarsi che questo esperimento possa essere riprodotto davvero su larga scala, per venire incontro a chi, già costretto a fare i conti con restrizioni alimentari dettate dalla celiachia, deve anche, generalmente, affrontare una spesa consistente per l'acquisto di cibi realizzati senza glutine.

Francesca Di Giorgio

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