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Se la crisi porta agli antidepressivi

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Meno cibi sani, meno sport e più antidepressivi: è la fotografia dei consumi degli italiani ai giorni nostri scattata dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), presentata oggi a Roma all’Università Cattolica.

Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, con sede presso l’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto nasce dal lavoro di 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano.

Partito 150 anni fa da una situazione di assoluta retroguardia rispetto al contesto Europeo – spiega il professor Walter Ricciardi – ultimi posti per arretratezza economica, analfabetismo, malnutrizione, bassa sopravvivenza, oggi il Paese mostra ottime posizioni a livello internazionale per sopravvivenza, nutrizione e protezione per il rischio della salute, mentre è ancora indietro per quanto riguarda le diseguaglianze sociali, con sempre più profonde differenze Nord-Sud“.

In effetti, già molti altri studi dimostrano che una crisi economico-finanziarian ha un fortissimo impatto sulla salute: potrebbe portare a un incremento dei suicidi (i dati mostrano anche per l’Italia un aumento del numero di suicidi tra il 2006, quando i casi registrati erano 3.607 e il 2008, che si chiude con 3.799 casi) e delle morti correlate all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe.

Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria – conclude Ricciardi – hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012, all’introduzione di ulteriori ticket, a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità, infanzia, e altri aspetti che vanno poi a incidere sulla nostra salute”.

OBESITÀ. Nel 2010 più di un terzo della popolazione adulta (35,6%) è in sovrappeso, una persona su 10 è obesa (10,3%). Tra il 2001 e il 2010 è aumentata sia la percentuale di coloro che sono in sovrappeso (da 33,9% a 35,6%) sia quella degli obesi (da 8,5% a 10,3%). Nelle regioni meridionali ci sono più persone in sovrappeso (Molise 41,8% e Basilicata 41%) e obese (Basilicata 12,7% e Puglia 12,3%).

ALCOL E FUMO. La percentuale dei consumatori a rischio è pari al 25% degli uomini e al 7,3% delle donne; tra gli 11-18enni tale la raggiunge, nel 2009, il 17,7% dei maschi e l’11,5% delle femmine. In Italia fuma ancora una persona su 4, perlopiù giovani di 25-34 anni. Gli uomini smettono più facilmente delle donne: nel 2010 fuma il 29,2% uomini, circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001; invece le donne non smettono di fumare, la percentuale di fumatrici si mantiene invariata (16,9% sia nel 2001 sia nel 2010). Il vizio è diffuso, soprattutto, tra i soggetti di età compresa tra i 25 e i 34 anni (uomini 39,7%; donne 24,4%).

MALATTIE DEL CUORE. La mortalità per malattie ischemiche del cuore (prime fra tutte infarto e angina pectoris) rappresenta ancora la maggiore causa di morte (circa il 13% della mortalità generale e il 33% del complesso delle malattie del sistema circolatorio). Questo tipo di malattie colpiscono quasi il doppio degli uomini rispetto alle donne.

Circa il 28% dei decessi nel nostro Paese è dovuto al cancro e, a causa dei processi di invecchiamento della popolazione, un numero crescente di individui ha la probabilità di contrarne uno nel corso della vita. Nella fascia 0-64 anni, il tumore del colon-retto (al Centro-Nord) per gli uomini e il tumore della mammella per le donne sono quelli a più elevata incidenza.

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