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Come saranno (forse) le città di domani

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Secondo recenti dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2030, il 60% della popolazione mondiale vivrà in zone urbane, e questa percentuale salirà al 70% nel 2050.

La campagna ormai non garantisce più ai suoi abitanti la possibilità di vivere e lavorare e così la corsa all’urbanizzazione accelera sempre di più. Ma non tutte le città sono pronte ad accogliere nuovi cittadini e per evitare situazioni di degrado e disagio c’è bisogno, fin da ora, di progettare delle città vivibili domani.

Quindi si sono messi all’opera gli esperti del settore selezionati dall’OMS che ha promosso il programma internazionale Healthy Cities, un network di città “virtuose” che hanno già iniziato un’opera di progettazione “sana” delle città con un occhio alle trasformazioni dei prossimi decenni.

Simona Arletti, presidente dell’Associazione Rete Città Sane-OMS per l’Italia, ha spiegato alcuni dettagli del progetto: “In Europa la rete conta 1300 città aderenti, in Italia oggi sono 73 e vanno da grandi metropoli come Milano a piccoli centri di poche decine di migliaia di abitanti. Il prossimo incontro della rete si terrà a maggio a Venezia: il nostro scopo è mettere in comune i vari progetti per un’urbanizzazione sostenibile, raccontando quel che è stato fatto, i punti di forza e le difficoltà delle varie iniziative, così da diffondere le migliori. La pianificazione urbana ormai non può prescindere dalla salute degli abitanti“.

A farci qualche esempio su alcune città in cui il modello di sostenibilità è già avviato ci ha pensato Paolo Rognini, docente di ecologia urbana e sociale all’Università di Pisa: “Le soluzioni per città migliori esistono e sono sparse qua e là, in Italia e all’estero. Friburgo, in Germania, per esempio, è la capitale della sostenibilità urbana grazie a case passive, impianti fotovoltaici, verde urbano; a Lisbona si è puntato sui tram; a Ferrara si è potenziato l’uso delle biciclette e in diverse città si sono creati i “pedibus” per accompagnare a piedi i bambini a scuola. Insomma, non occorre costruire nuove città, ma applicare il più possibile i modelli migliori“.

Bisogna progettare fin nei minimi dettagli i nuovi quartieri da costruire: per esempio, ha una notevole importanza la presenza di spazi verdi per permettere ai bambini di avere spazio per giocare e socializzare. Altro aspetto da tenere fortemente in considerazione è quello dei trasporti pubblici che vanno modificati magari con veicoli elettrici a basso impatto ambientale perché meno inquinanti, così da rendere gli spazi urbani più vivibili per le attività all’aria aperta, anche sportive, per chi non ha possibilità economiche per iscriversi in palestra.

Arletti ha sottolineato l’importanza delle aree verdi di quartiere per il benessere dei suoi abitanti: “La progettazione di una città sana passa dalle pari opportunità: dobbiamo fare in modo di garantire a bambini, anziani e disabili l’accesso all’attività fisica e alla socialità. Tutti gli interventi per prevenire i disagi devono essere valutati non come spesa, ma come risparmio successivo: un atteggiamento tuttora difficile da comprendere per molte amministrazioni, ma che è l’unica strada per il futuro“.

Giuseppe La Torre, docente di igiene all’Università La Sapienza di Roma, ha rafforzato questa tesi dicendo che incrementando il verde urbano si risparmierebbe: “A Madrid, Roma, Atene e Dresda abbiamo calcolato l’impatto del verde sull’inquinamento da traffico veicolare. Scoprendo che a Roma se non avessimo il verde pubblico dovremmo spendere 2-3 milioni di euro per rimuovere l’ozono, oltre a 3-4 milioni per l’impatto del gas sulla salute pubblica. Incrementare il verde ci farebbe risparmiare ancora“.

Si è capito in realtà che per far star bene un individuo c’è bisogno che abbia a portata di piede (o bicicletta) tutti i negozi e servizi che gli servono, in modo che si senta all’interno della vita sociale della città e non emarginato. Per fare ciò la città dovrebbe essere di medio-piccole dimensioni, Arletti infatti ha affermato: “Una città con 200-300 mila abitanti è grande abbastanza da garantire lavoro, istruzione e opportunità culturali, ma può essere anche attraversata in breve tempo, magari in bici. È meno alienante per le relazioni sociali, soprattutto per i soggetti “deboli” come gli anziani, che possono avere punti di riferimento certi“.

Quindi la tendenza attuale è quella di fissare dei limiti fisici alle città attraverso “cinture verdi” e favorendo la nascita di parchi come punti di aggregazione. L’obiettivo è anche quello di cercare di evitare estesissime hinterland in cui ci si dorme soltanto e che sono la causa del malessere dei cittadini.

La progettazione urbanistica su misura per il cittadino deve essere una priorità per evitare i problemi sociali futuri: un individuo soddisfatto della sua vita lavora meglio, si ammala di meno e fa andare avanti la società.

Lazzaro Langellotti

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