Come la pandemia ha cambiato il nostro rapporto con la Natura

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In un periodo in cui siamo stati indotti a rimanere più frequentemente a casa e a mantenere la distanza fisica con i nostri amici e i nostri parenti, molte persone ne hanno approfittato per poter approfondire il proprio rapporto con la natura.

Hanno indagato di ciò i ricercatori dell’Università del Vermont, che hanno raccolto diversi dati da alcuni sondaggi online condotti a maggio 2020, pubblicando alcune valutazioni molto interessanti sull’ultimo numero della rivista PLOS ONE.

In particolare, nello studio gli intervistati hanno dichiarato di aver aumentato la partecipazione a diverse attività all’aperto durante la pandemia, tra cui le camminate (in aumento del 70%), l’osservazione della fauna selvatica (64%), il rilassarsi all’aperto da soli (58%) e lo scattare foto (54%). Delle 15 attività all’aperto studiate, i partecipanti hanno invece riportato una diminuzione del campeggio (48%) e del relax all’aperto con gli altri (43%): due attività in cui può evidentemente essere difficile mantenere la distanza fisica.

I vantaggi di un miglior rapporto con la Natura

I ricercatori hanno anche chiesto agli intervistati come pensavano che stare all’esterno li avvantaggiasse.

È così emerso che quasi il 60% dei partecipanti ha sperimentato un miglioramento della salute mentale e del benessere dopo essere stati all’aperto, mentre il 29% ha detto di andare fuori solo per l’esercizio fisico.

Altre cose che i partecipanti hanno apprezzato del tempo all’aperto sono state l’apprezzamento della bellezza della natura (29%) e la sensazione di essere legati a qualcosa di più grande di loro stessi (22%).

Per quanto concerne le differenze di genere, le donne intervistate, che rappresentavano il 63% dei partecipanti al sondaggio, hanno riferito di un aumento delle attività di giardinaggio, delle escursioni, del relax sociale all’aperto, del relax da soli all’aperto, delle passeggiate e dell’osservazione della fauna selvatica.

Il fatto che le donne abbiano segnalato un aumento della frequenza nelle sei attività naturalistiche più comuni ha attirato l’attenzione dei ricercatori, i quali si sono  domandati se le donne abbiano maggiori responsabilità professionali e domestiche durante la pandemia e se questo le renda più propense degli uomini a cercare tempo all’aperto come alleviatore di stress.

Sono necessarie ulteriori ricerche, ma la nostra analisi preliminare suggerisce che, durante la pandemia, le donne hanno più probabilità degli uomini di riferire una maggiore importanza di valori che includono il benessere mentale, la bellezza, l’esercizio fisico, la familiarità con il paesaggio e il divertimento” – hanno affermato i ricercatori.

Tra gli altri spunti di ritenuti di maggiore interesse all’interno del dossier, il fatto che gli intervistati che hanno perso il lavoro a causa della pandemia abbiano altresì avuto una maggiore probabilità di riportare un aumento del giardinaggio, del relax sociale all’aperto, delle passeggiate e dell’osservazione della fauna selvatica.

Questo suggerisce che COVID-19 sta ribaltando l’idea che la natura e i suoi benefici – dalla riduzione dello stress alla connessione sociale – stiano diventando ‘beni di lusso'” – affermano ancora i ricercatori.

Evidentemente, i ricercatori avvertono che questi risultati non possono essere generalizzati in tutti i contesti, tenendo altresì in considerazione che il 48% dei partecipanti viveva in aree rurali, il 26% in cluster urbani e il 26% in aree urbane. L’età media era di 54,7 anni e il reddito familiare mediano riportato era compreso tra 75.000 e 99.999 dollari.

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Giornalista pubblicista, collabora dal 2005 con alcuni dei principiali network nazionali dell'informazione online.