Scoperto il meccanismo cellulare che fa aumentare il grasso addominale con l'età: cellule progenitrici si attivano dopo i 40 anni
Esiste un momento nella vita in cui i vestiti sembrano stringere senza motivo apparente. L’alimentazione non cambia in modo significativo, il numero sulla bilancia rimane quasi invariato, ma la circonferenza della vita inizia a espandersi. La ragione di questo fenomeno potrebbe risiedere molto più in profondità rispetto al semplice conteggio delle calorie: all’interno del tessuto adiposo, tra cellule che modificano il loro comportamento con il passare del tempo.
Ricercatori americani hanno identificato un possibile meccanismo chiave nell’accumulo di adipe addominale legato all’invecchiamento: un gruppo specifico di cellule precursori del tessuto grasso che emerge prevalentemente nella fase centrale della vita e dimostra notevole efficacia nel generare nuovi adipociti. La ricerca apparsa su Science ha esaminato il fenomeno a livello microscopico, confrontandolo con tessuti umani, e ha aperto nuove prospettive per comprendere l’espansione del girovita anche in assenza di incremento ponderale significativo. Lo studio è stato ripreso a giugno 2026, sebbene la pubblicazione originale risalga al 2025.
Parallelamente, un lavoro ancora più recente pubblicato su Obesity ha fornito un ulteriore tassello: l’adipe viscerale, quello situato in profondità intorno agli organi interni, risulta correlato a un’accelerazione dei processi di invecchiamento biologico. Gli studiosi hanno esaminato circa 4.800 individui di età compresa tra 45 e 69 anni nell’ambito del Busselton Healthy Ageing Study, uno dei più estesi programmi di monitoraggio sanitario in Australia, rilevando che quantità maggiori di grasso viscerale si associano a indicatori di senescenza più avanzata, indipendentemente da peso corporeo, indice di massa corporea, misura della vita e abitudini quotidiane.
Indice
La circonferenza aumenta prima del peso
L’adipe concentrato nella zona addominale viene frequentemente considerato un problema puramente estetico, con tutto il giudizio sociale che accompagna i corpi in trasformazione. La realtà è ben diversa. L’accumulo di tessuto adiposo intorno alla vita, specialmente quello viscerale situato in profondità vicino agli organi, si collega a rischi elevati di diabete mellito di tipo 2, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari, sindrome metabolica e altre condizioni croniche. Il NIDDK, ente statunitense che si occupa di diabete e malattie digestive e renali, sottolinea che l’eccesso ponderale diventa particolarmente problematico quando il grasso si localizza nella regione addominale.
Per decenni si è concentrata l’attenzione sugli adipociti esistenti, immaginandoli come contenitori che, con l’età, si espandono progressivamente. Una sorta di magazzino che continua a riempirsi fino al collasso. La nuova ricerca sposta l’attenzione anche su un altro aspetto: il tessuto adiposo potrebbe aumentare perché genera nuove cellule adipose, attraverso un meccanismo denominato adipogenesi. In sostanza, la questione potrebbe riguardare anche la formazione di adipociti inediti, cellule specializzate nell’immagazzinamento energetico sotto forma lipidica.
Queste cellule iniziali si chiamano APC, adipocyte progenitor cells, precursori degli adipociti. Rappresentano una sorta di materia prima del tessuto grasso: possono rimanere inattive oppure maturare e trasformarsi in vere e proprie cellule adipose. Secondo la ricerca, con l’avanzare degli anni alcune di queste cellule modificano il loro comportamento e diventano più efficienti nella generazione di nuovo tessuto adiposo, particolarmente nella regione addominale.
Cellule che si attivano con l’età
L’aspetto più interessante dello studio riguarda una popolazione cellulare denominata CP-A, committed preadipocyte age-enriched. In termini più accessibili: cellule preadipocitarie associate all’invecchiamento, più abbondanti nella mezza età e particolarmente efficienti nel trasformarsi in tessuto grasso. Secondo i dati pubblicati, queste cellule emergono proprio in questa fase della vita e mostrano una spiccata capacità di moltiplicarsi e differenziarsi in adipociti.
L’organismo, quindi, sembrerebbe attivare una squadra specializzata quando inizia l’invecchiamento metabolico. Una squadra che, anziché rallentare come molte altre cellule mature, acquisisce competenza e intensifica la propria attività. Da qui l’ipotesi significativa: l’accumulo di adipe addominale con l’età potrebbe dipendere anche da un incremento nella produzione di nuovi adipociti, oltre che dall’espansione di quelli preesistenti.
Nel processo interviene anche una via di segnalazione chiamata LIFR, leukemia inhibitory factor receptor. Il termine può sembrare tecnico, e in effetti lo è, ma il concetto è abbastanza comprensibile: LIFR funziona come un canale di comunicazione tra cellule. Nei modelli analizzati, questa via si è dimostrata cruciale per l’attività delle CP-A e per l’espansione del grasso viscerale, suggerendo un possibile obiettivo per interventi terapeutici futuri.
L’adipe viscerale influenza l’invecchiamento biologico
Lo studio australiano pubblicato su Obesity chiarisce perché la questione non riguardi soltanto l’abbigliamento. I ricercatori hanno osservato che una quantità superiore di grasso viscerale è associata a un’età biologica più elevata sia negli uomini che nelle donne. Nelle donne, inoltre, livelli maggiori di adipe viscerale sono risultati correlati anche a telomeri più brevi, quelle strutture protettive alle estremità dei cromosomi frequentemente considerate un marcatore dell’invecchiamento cellulare.
L’elemento rilevante è che questa associazione rimane significativa anche dopo aver considerato parametri clinici comunemente utilizzati, come indice di massa corporea, grasso corporeo complessivo, circonferenza della vita e stile di vita. In altre parole: il grasso viscerale sembra fornire informazioni più specifiche rispetto al semplice eccesso ponderale. È metabolicamente attivo, produce sostanze pro-infiammatorie e può contribuire all’infiammazione sistemica e allo stress metabolico, due condizioni che nel tempo compromettono la salute generale.
Questo non implica che ogni incremento del girovita rappresenti automaticamente un campanello d’allarme, né che il corpo debba essere sottoposto a un controllo ossessivo. Significa però che il grasso addominale profondo merita considerazione, perché interagisce con il metabolismo in modo più complesso di quanto si ritenesse. E spesso lo fa silenziosamente, senza manifestazioni evidenti, mentre noi siamo ancora concentrati sulla chiusura dei pantaloni.
Implicazioni pratiche per il presente
La componente umana va interpretata con prudenza. L’identificazione delle cellule CP-A rende i risultati più significativi, perché suggerisce un meccanismo biologico plausibile anche nell’essere umano. Tuttavia, siamo ancora nell’ambito della ricerca fondamentale: nessuna soluzione rapida, nessun farmaco disponibile, nessuna promessa commerciale.
La scoperta contribuisce soprattutto a modificare la narrazione. L’incremento del girovita con gli anni viene spesso ricondotto a volontà, alimentazione, sedentarietà, responsabilità personale. Tutti fattori che possono avere un ruolo, certamente, insieme a riposo, stress, equilibrio ormonale, menopausa, inattività fisica, riduzione della massa muscolare e storia individuale. Queste ricerche aggiungono un elemento meno visibile: con l’età il tessuto adiposo può modificare il proprio comportamento dall’interno, mentre il grasso viscerale può influenzare processi profondi legati alla senescenza.
Anche le abitudini quotidiane rimangono parte della questione, senza trasformarsi nella solita lezione moralistica. Un’ulteriore analisi condotta sui dati della coorte tedesca NAKO, pubblicata anch’essa su Obesity, ha rilevato che attività fisica costante, alimentazione bilanciata, consumo moderato di alcol e assenza di tabagismo sono associati a una minore quantità di grasso viscerale. La correlazione più forte, in quello studio, riguardava proprio il movimento. Trattandosi di un’analisi trasversale, non è sufficiente per stabilire un nesso causale, ma conferma un dato concreto: la distribuzione del tessuto adiposo non dipende esclusivamente dal peso corporeo.
La prospettiva terapeutica riguarda il domani. Comprendere come si formano queste cellule, come si comportano nell’uomo e come si può agire sulla via LIFR potrebbe offrire nuovi strumenti contro l’obesità correlata all’invecchiamento e le patologie metaboliche associate. Prima saranno necessari studi più prolungati, più estesi, più vicini alla realtà quotidiana delle persone. Un conto è inibire un meccanismo in laboratorio, un altro è trasformarlo in un trattamento sicuro, efficace e accessibile.
Nel frattempo rimane una lezione concreta: la pancia che compare con gli anni racconta anche biologia, cellule che cambiano funzione, segnali interni che si attivano spontaneamente. Il corpo invecchia anche così, manifestandosi dove per anni abbiamo osservato solo la misura dei vestiti.