Protezione solare: le aree del corpo che trascuri e rischiano scottature

Orecchie, piedi, cuoio capelluto, labbra: scopri quali aree corporee trascuri con la protezione solare e come evitare danni cutanei permanenti.

È un fatto noto: applicare il filtro solare è fondamentale. Tuttavia, ogni stagione estiva ci sorprendiamo a scoprire eritemi in punti dove pensavamo di aver distribuito il prodotto. La nuca, il margine dell’orecchio, l’apice nasale. Dettagli apparentemente insignificanti che, con il passare degli anni, possono trasformarsi in problematiche ben più gravi.

Con l’arrivo del caldo e il desiderio crescente di trascorrere giornate al mare, è essenziale rivedere le nostre abitudini di fotoprotezione. Applicare il prodotto solare “approssimativamente dappertutto” non è abbastanza: esistono aree corporee sistematicamente trascurate, e la ricerca scientifica lo dimostra.

Una ricerca condotta dal Department of Eye & Vision Science dell’Università di Liverpool rivela che quando le persone applicano in autonomia la protezione sul volto, tendono a tralasciare costantemente la medesima regione: il contorno perioculare, specialmente l’area compresa tra l’angolo interno dell’occhio e il setto nasale. Una zona tutt’altro che secondaria, poiché proprio qui si registra una percentuale rilevante di neoplasie cutanee facciali, compresi i carcinomi palpebrali.

L’aspetto più interessante? Questa abitudine persiste anche dopo aver informato i soggetti sui pericoli. Il comportamento automatico prevale sulla conoscenza dei rischi.

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@Canva

Ma la zona perioculare rappresenta soltanto l’inizio del problema.

Le aree più trascurate: i risultati del nostro sondaggio

GreenMe ha interpellato direttamente la propria community sui social network per identificare quali parti corporee vengono più frequentemente dimenticate durante l’applicazione della protezione solare. Le risposte sono state illuminanti:

  • Retro auricolare – 36% delle risposte
  • Falangi dei piedi – 28%
  • Linea di attaccatura dei capelli – 18%
  • Area perioculare – 10%
  • Padiglioni auricolari – 6%
  • Piramide nasale e regione zigomatica – 1%
  • Zona malleolare – 1%

@greenMe

L’indagine è stata replicata anche tramite la nostra pagina Instagram. Ecco gli esiti:

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Questo sondaggio è stato realizzato dalla redazione di greenMe e ha coinvolto gli utenti dei nostri canali social. Si tratta di una ©Riproduzione riservata soggetta alle regole di Copyright, come del resto tutti gli articoli presenti sulla nostra testata giornalistica. Ci fa piacere se può essere di ispirazione per i tuoi contenuti, ma in tal caso ti ricordiamo che va indicata e linkata la fonte.

Le nuove aree critiche individuate dalla ricerca scientifica

Negli anni recenti, gli studi dermatologici hanno identificato ulteriori zone corporee che meritano particolare attenzione. Ecco quelle che stanno ricevendo crescente considerazione:

La superficie del cranio

Le persone con capigliatura diradata, scriminatura evidente o che preferiscono acconciature raccolte sono particolarmente vulnerabili. Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology ha mostrato come il melanoma del cuoio capelluto presenti una prognosi meno favorevole rispetto ad altre localizzazioni, verosimilmente a causa della diagnosi tardiva. La prevenzione? Prodotti spray solari specifici per la chioma o, più semplicemente, l’utilizzo di un copricapo.

Il tessuto labiale

L’epidermide delle labbra è estremamente sottile e priva dei sistemi di protezione naturali presenti in altre aree. Il carcinoma del labbro inferiore registra un incremento, specialmente nel sesso maschile. Un balsamo labiale con fattore di protezione 30 o superiore rappresenta una soluzione semplice, eppure raramente viene utilizzato con regolarità.

Le mani e il dorso delle falangi

Rappresentano tra le superfici maggiormente esposte alla radiazione solare nell’arco della giornata, non esclusivamente in ambiente balneare. Alla guida, durante le passeggiate, seduti all’aperto: le mani assorbono raggi ultravioletti in modo costante. Non sorprende che il dorso delle mani costituisca una delle sedi più frequenti per le cheratosi attiniche, lesioni precancerose che richiedono monitoraggio.

La regione sottomandibolare e il collo anteriore

Frequentemente si distribuisce il prodotto sul viso arrestandosi alla linea mandibolare, dimenticando che il mento e la porzione superiore del collo ricevono una quantità significativa di radiazioni, principalmente per riflessione (dall’acqua marina, dalla sabbia, dalle superfici chiare).

Quale quantità utilizzare (e con quale frequenza rinnovare l’applicazione)

Un ulteriore errore diffusissimo, confermato da molteplici studi, consiste nell’applicare una dose di filtro solare inadeguata. I test di valutazione SPF vengono effettuati con 2 mg di prodotto per centimetro quadrato di superficie cutanea: nella realtà quotidiana, la maggioranza delle persone ne impiega meno della metà. La conseguenza? Una protezione effettiva che può risultare fino a tre volte inferiore rispetto a quella indicata sulla confezione.

Il criterio generale raccomandato dagli specialisti è quello del cucchiaino per il volto e del bicchierino per il corpo: approssimativamente 35 ml per un adulto medio in costume. E rinnovare l’applicazione ogni due ore (o successivamente a ogni immersione) non rappresenta un’opzione facoltativa: costituisce parte integrante della strategia protettiva.

Il filtro solare non è sufficiente da solo

Le più aggiornate linee guida dermatologiche sottolineano un principio essenziale: la fotoprotezione rappresenta un sistema integrato, non un singolo prodotto. Cappelli a falda ampia, occhiali con filtro UV certificato, indumenti tecnici anti-UV e la semplice consuetudine di ricercare zone ombreggiate nelle ore centrali (tra le 11 e le 16) costituiscono strumenti ugualmente rilevanti quanto il prodotto solare.

Non si tratta di evitare l’esposizione solare, ma di viverla in modo più informato. Perché una pelle adeguatamente protetta oggi è una pelle che mostrerà gratitudine tra vent’anni.

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