Emergenza hantavirus Andes: isolamento per quattro persone in Italia. Ecco le disposizioni ministeriali su sorveglianza e gestione dei contatti.
Undici contagi confermati o sospetti, tre vittime e un’imbarcazione diretta verso i Paesi Bassi per la disinfezione completa. L’epidemia di hantavirus Andes emersa sulla nave MV Hondius ha richiesto un’azione coordinata tra le autorità sanitarie globali con un’intensità che ricorda i giorni della pandemia da Covid, sebbene l’OMS abbia chiarito ripetutamente come le caratteristiche epidemiologiche siano profondamente differenti. A fronte dell’evoluzione degli eventi, l’11 maggio 2026 il Ministero della Salute ha emesso la circolare n. 3482 destinata alle Regioni, agli enti sanitari e agli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera. Il testo, firmato dalla responsabile del dipartimento Prevenzione Maria Rosaria Campitiello e dal direttore Sergio Iavicoli, delinea lo scenario attuale e definisce le azioni precauzionali sul suolo nazionale.
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Il quadro sul territorio italiano
Quattro individui si trovano attualmente in isolamento precauzionale sul territorio nazionale. Si tratta di viaggiatori del volo KLM che hanno condiviso brevemente lo spazio con una donna a Johannesburg, successivamente deceduta a causa dell’infezione: un medico cinquantenne sudafricano nel Veneto, una donna di trentasette anni della provincia di Firenze, un giovane di ventiquattro anni di Torre del Greco e un ragazzo di venticinque anni di Villa San Giovanni. Al 12 maggio, nessuno presenta manifestazioni cliniche; il paziente veneto ha già ottenuto un risultato negativo al controllo diagnostico, tuttavia la Campitiello ha specificato che “potrebbe positivizzarsi” nelle settimane a venire. L’isolamento stabilito dura sei settimane, circa 42 giorni, dall’ultimo contatto potenzialmente a rischio, periodo che rispecchia il tempo di incubazione del ceppo Andes, normalmente tra due e quattro settimane ma estendibile fino a sei.
Chi viene classificato come contatto ad elevato rischio
Il documento ministeriale, conformemente alle direttive OMS dell’8 maggio, identifica due tipologie di esposizione:
- Rientrano nella categoria ad elevato rischio tutti i viaggiatori e il personale della MV Hondius (esclusi gli specialisti di salute pubblica imbarcati a Capo Verde il 6 maggio), insieme a chiunque abbia condiviso spazi ristretti come cabine o servizi igienici, oppure sia rimasto a distanza inferiore ai due metri da un caso confermato o sospetto per oltre un quarto d’ora. Per queste persone è prevista una sorveglianza attiva giornaliera per 42 giorni e, secondo l’OMS, è fortemente sconsigliato viaggiare durante l’intero arco temporale.
- Gli esposti a rischio ridotto (chiunque fosse presente sulla medesima imbarcazione o aeromobile senza interazioni ravvicinate e durature) sono sottoposti invece a sorveglianza passiva: devono auto-monitorarsi e comunicare eventuali manifestazioni alle autorità, ma senza limitazioni nelle attività quotidiane o professionali.
Le peculiarità del ceppo Andes rispetto agli altri hantavirus
L’aspetto che gli organismi sanitari mondiali enfatizzano costantemente riguarda il fatto che il ceppo Andes rappresenta l’unico hantavirus per cui sia stata dimostrata la trasmissione interumana, sebbene limitata a situazioni di contatto ravvicinato e prolungato. Gli altri ceppi si propagano unicamente dai roditori all’essere umano (attraverso l’inalazione di particelle contaminate da deiezioni, urine e/o saliva) senza diffusione tra persone. La circolare ministeriale lo conferma esplicitamente, affermando che il ceppo Andes non è presente sul territorio italiano. Il suo ospite naturale, il roditore Oligoryzomys longicaudatus, è confinato esclusivamente al Sud America. In Italia sono presenti altri ceppi (Puumala e Dobrava) e le infezioni umane risultano estremamente sporadiche.
La dichiarazione dell’OMS
Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sánchez alla Moncloa, ha comunicato che al 12 maggio sono stati localizzati tutti i viaggiatori dell’Hondius. Undici i contagi complessivi, nove già accertati, con tre decessi, l’ultimo dei quali registrato il 2 maggio. L’OMS ha messo a disposizione un rapporto epidemiologico aggiornato e una nota tecnica per la gestione dello sbarco dei passeggeri. L’ECDC mantiene costantemente aggiornata la propria sezione dedicata all’epidemia in tempo reale.
Le manifestazioni cliniche da monitorare
Secondo le FAQ ufficiali del Ministero della Salute le manifestazioni dell’infezione da ceppo Andes si presentano tipicamente tra una e otto settimane dall’esposizione e comprendono febbre, mal di testa, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e crampi addominali. Nelle forme severe, la patologia può progredire rapidamente verso la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), con conseguenze quali difficoltà respiratoria acuta, calo pressorio e shock. Il tasso di letalità dell’HCPS può arrivare al 50%.
Non è disponibile una terapia antivirale mirata: i trattamenti sono di tipo supportivo e risultano tanto più efficaci quanto più tempestiva è l’identificazione del caso. Nessun vaccino è al momento disponibile. Per gli esposti ad alto rischio che manifestino sintomi compatibili, la circolare ministeriale stabilisce la massima priorità nell’esecuzione del test molecolare, “al fine di garantire una tempestiva gestione clinica e l’attivazione delle appropriate misure di prevenzione.” I 42 giorni dall’evacuazione dell’Hondius termineranno il 21 giugno. Da quella data, salvo nuovi sviluppi, l’OMS prevede che la fase acuta della sorveglianza possa considerarsi conclusa.