Hantavirus: rischio pandemia dopo il focolaio sulla nave? Bassetti indica tre fattori critici

Focolaio sulla MV Hondius: Bassetti identifica tre elementi allarmanti, assistente KLM negativa e motivi per cui non si replica lo scenario pandemico.

Nuove informazioni emergono riguardo all’epidemia esplosa a bordo della MV Hondius (episodio su cui ci siamo soffermati qualche giorno fa). Attualmente non si registrano più viaggiatori con sintomatologia attiva sull’imbarcazione, mentre i tre pazienti in condizioni più critiche sono stati trasferiti nei giorni precedenti. Tuttavia, il cluster di hantavirus sviluppatosi sulla nave di spedizione battente bandiera olandese continua a generare nuovi contagi e qualche preoccupazione anche lontano dall’imbarcazione stessa.

L’ultimo bollettino proviene dall’OMS e riguarda l’assistente di volo della KLM ospedalizzata ad Amsterdam dopo il contatto con una viaggiatrice olandese della Hondius, successivamente deceduta. La hostess è risultata negativa all’esame per l’hantavirus. La lavoratrice presentava una sintomatologia lieve ed era stata posta in isolamento presso l’Amsterdam UMC, notizia che ha contribuito ad allentare una delle tensioni più forti registrate negli ultimi giorni.

Tre fattori critici secondo Bassetti

Intervistato da Lapresse, il responsabile della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti ha identificato tre caratteristiche che distinguono questo episodio dai precedenti:

  1. Il primo riguarda la variante virale. Il ceppo andino rappresenta l’unica tipologia di hantavirus in grado di propagarsi tra esseri umani, storicamente circoscritta quasi totalmente tra Argentina e Cile. Con l’episodio della Hondius, questo limite geografico è stato superato.
  2. Il secondo aspetto concerne la severità della patologia. L’hantavirus non costituisce un’infezione banale: colpisce apparato respiratorio e renale in maniera violenta, con un tasso di mortalità che varia dal 30 al 50 per cento nei focolai sudamericani registrati.
  3. Il terzo punto riguarda i viaggiatori già scesi dalla nave. Circa trenta individui avevano abbandonato l’imbarcazione a Sant’Elena il 24 aprile, prima dell’identificazione del focolaio, e hanno fatto rientro nei propri Paesi di origine, distribuiti in almeno dodici nazioni. Il periodo di incubazione del ceppo Andes può estendersi da una a otto settimane: l’OMS sta monitorando tutti questi soggetti, e ha già comunicato che nelle settimane a venire potrebbero manifestarsi ulteriori contagi.

Le differenze rispetto al Covid

Il confronto con l’emergenza sanitaria del 2020 sta circolando, sebbene gli specialisti stiano già ridimensionando questa ipotesi, come nel caso di Drew Weissman, immunologo insignito del premio Nobel per la Medicina nel 2023, che ha affermato a La Stampa che l’hantavirus “si propaga tra individui ma non si diffonde rapidamente come il Covid” e che si tratta di “episodi isolati, da tenere sotto controllo, ma non siamo di fronte a una nuova pandemia”. Anche l’OMS, nel comunicato stampa del 7 maggio in cui è intervenuto il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus (direttore generale dell’OMS) ha confermato la medesima analisi: “Nonostante si tratti di un evento serio, l’OMS stima il rischio per la sanità pubblica come contenuto”.

L’imbarcazione e i dati più recenti

Attualmente sei degli otto episodi collegati alla Hondius sono stati validati tramite analisi di laboratorio: i tre decessi, due degenti ospedalizzati nei Paesi Bassi a Leida e Nimega — tra cui il sanitario di bordo — e uno in Svizzera. Un episodio sospetto è ricoverato a Düsseldorf. Il turista britannico in terapia intensiva a Johannesburg sta registrando un miglioramento, secondo l’OMS. La nave MV Hondius dovrebbe raggiungere le acque al largo di Tenerife nella notte tra sabato e domenica.

Nel frattempo, la Commissione Europea ha potenziato il coordinamento con gli Stati membri e il Comitato per la sicurezza sanitaria si è convocato mercoledì con i delegati di tutti i Paesi UE che hanno cittadini sull’imbarcazione. Anche l’ECDC (l’European Centre for Disease Prevention and Control) è intervenuto rapidamente e ha diffuso un Threat Assessment Brief contenente le linee guida cliniche per la gestione degli episodi sospetti, in cui stima il rischio per la popolazione generale dell’UE come “estremamente basso” e suggerisce l’evacuazione medica urgente dei viaggiatori sintomatici, test diagnostici per chiunque sbarchi con manifestazioni cliniche, e l’applicazione di precauzioni standard per droplet da parte degli operatori sanitari. Il documento specifica inoltre che, non essendo il serbatoio naturale del ceppo Andes presente in Europa, non è previsto alcun rischio di trasmissione roditore-uomo nel continente.

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