Sintomi iniziali del Parkinson da non sottovalutare e comportamenti protettivi: focus su prevenzione, diagnosi tempestiva e superamento dello stigma.
Esistono momenti in cui una patologia oltrepassa i confini dello studio medico, della diagnosi e del protocollo terapeutico, reclamando visibilità pubblica. Il Parkinson giunge all’appuntamento dell’11 aprile portando con sé questo fardello: un’esistenza che si fa più ardua, nuclei familiari che sostengono porzioni enormi dell’assistenza, servizi che variano eccessivamente da un’area all’altra del Paese. Proprio per questo, l’incontro di queste ore assume particolare rilevanza. Presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, il confronto si svolge nel luogo dove ricerca scientifica, sistema sanitario e scelte politiche dovrebbero finalmente dialogare concretamente.
La Confederazione Parkinson Italia riunisce 31 associazioni di volontariato e coinvolge più di diecimila persone tra malati, parenti e assistenti. Nel programma del 10 aprile, presso l’Aula Nitti-Bovet, figurano i saluti di Rocco Bellantone e Andrea Piccioli, l’intervento previsto del ministro Orazio Schillaci, seguito da Elena Murelli, Francesco Mennini, Antonio Fortino, i delegati delle associazioni dei malati e delle principali società scientifiche che si occupano della patologia, da Giovanni Fabbrini a Mario Zappia. Il significato politico dell’incontro risiede proprio in questo: riunire nello stesso ambiente chi vive quotidianamente con il Parkinson e chi determina l’organizzazione dell’assistenza sanitaria.
L’impegno nasce da un percorso iniziato ben prima di questa commemorazione. Il tavolo avviato nel 2025 con l’ISS intende mappare le necessità clinico-assistenziali, sociali ed economiche delle persone affette da Parkinson e di coloro che li assistono, in modo da guidare la programmazione sanitaria, la preparazione degli operatori e gli investimenti su riabilitazione, assistenza a domicilio e servizi telematici. Sullo sfondo permane una gestione ancora eccessivamente frammentata, con percorsi differenti da regione a regione e accesso alle terapie che varia in base alla zona geografica.
Gli indizi che precedono il tremore e i comportamenti che tutelano
Il Parkinson, frequentemente, invia segnali molto prima dei sintomi motori che tutti conoscono. Una ricerca dell’IRCCS Neuromed, pubblicata sul Journal of Neurology e basata sui dati del progetto Moli-sani, ha monitorato oltre 24mila persone per una durata mediana di quindici anni. Tra i partecipanti, 1.760 presentavano già all’inizio una diagnosi di ansia o depressione con relativo trattamento farmacologico. Nei dieci anni seguenti, quel gruppo ha evidenziato un rischio approssimativamente doppio di sviluppare la patologia, con un’associazione ancora più forte quando ansia e depressione si manifestavano contemporaneamente. Oltre quella soglia temporale, il collegamento si affievoliva fino a scomparire.
Il risultato merita considerazione e richiede anche equilibrio. Ansia e depressione rimangono condizioni molto comuni e seguono, nella stragrande maggioranza dei casi, percorsi differenti. Il punto clinico si trova altrove: quando quei disturbi si presentano insieme ad altri segnali iniziali del Parkinson, l’attenzione deve intensificarsi. I ricercatori indicano proprio questa combinazione: umore, sonno, olfatto, intestino, piccole modifiche del movimento. È in questa combinazione che una visita effettuata tempestivamente può ridurre i ritardi e rendere più accurata l’interpretazione del quadro clinico.
Nel decalogo divulgato dalla Fondazione LIMPE, i segnali da sottoporre al medico sono cinque e presentano tutti un carattere quotidiano, quindi facile da trascurare: sogni molto intensi e agitati con movimenti durante il riposo notturno; perdita della capacità olfattiva; stitichezza persistente; tremore, rigidità o rallentamento in gesti abituali; grafia che si riduce e voce che si affievolisce. Sul fronte della prevenzione e della protezione cerebrale, gli esperti sottolineano l’importanza di attività fisica regolare, alimentazione equilibrata di tipo mediterraneo, riduzione dell’esposizione a pesticidi, solventi e altri agenti inquinanti, riposo sufficiente con ritmi regolari, e soprattutto contatto rapido con il medico non appena qualcosa si modifica. La diagnosi precoce continua a fare molta differenza, sia sulla qualità dell’esistenza sia sulla personalizzazione delle terapie.
All’interno di questa giornata si trova anche una questione terminologica che conta più di quanto appaia. L’espressione corretta è malattia di Parkinson. Il termine “morbo” porta con sé un immaginario antiquato, orientato verso la compassione e lo stigma. Da qui nasce anche la mostra fotografica parlante Non chiamatemi morbo – storie di resistenza al Parkinson, che dall’11 al 19 aprile arriva al Castello Lambertini di Poggio Renatico, vicino a Ferrara. Le immagini di Giovanni Diffidenti si ascoltano anche attraverso le voci di Claudio Bisio e Lella Costa, e riportano al centro ciò che troppo spesso resta invisibile: resilienza, dignità, fatica quotidiana, vita autentica.
Fonte: Journal of Neurology