La manipolazione dell’attenzione: come gli scandali nascondono verità

Come le polemiche emotive monopolizzano i media nascondendo temi cruciali: l'analisi scientifica dello scandaloschermo tra Trump e politica italiana.

Hai mai notato come improvvisamente tutti i media si concentrino su un unico argomento, magari una frase controversa, un episodio familiare o una polemica, mentre pochi giorni prima si parlava di questioni ben più rilevanti e articolate? Questo fenomeno ha per me un’identità precisa.

L’ho battezzato scandaloschermo: un termine che ho coniato per identificare quella controversia carica di emotività che monopolizza l’intero dibattito pubblico, trasformandosi in una cortina fumogena che nasconde altri argomenti, forse meno appariscenti ma decisamente più rilevanti. Una polemica che diventa uno schermo: mentre l’attenzione è catturata, tutto il resto scompare.

Questo non implica necessariamente una regia occulta dietro ogni controversia. Nella maggior parte dei casi si tratta del prodotto di un apparato mediatico che amplifica automaticamente i contenuti più carichi emotivamente. Non si tratta di complottismo, ma di una dinamica comunicativa concreta, studiata, che la scienza sta analizzando in modo sempre più approfondito.

Come cancellare mesi di confronto istituzionale in due giorni con una “vicenda familiare”

Negli ultimi mesi il nostro Paese ha affrontato discussioni sui quesiti referendari sulla giustizia, sulle frizioni tra esecutivo e magistratura, su tematiche che influenzano concretamente l’esistenza dei cittadini. Poi è scoppiato il caso della famiglia ritirata nei boschi, una storia con tutti gli elementi perfetti: minori, tribunali, giudizi etici, sdegno collettivo. La presidente del Consiglio Meloni ha utilizzato questa vicenda per attaccare alcune scelte della magistratura, consolidando una narrazione già in costruzione.

Che sia orchestrato oppure no, l’esito rimane invariato ed è forse questo l’aspetto più preoccupante: in quarantotto ore il dibattito nazionale si è concentrato esclusivamente su quella storia. Scenario internazionale, conflitti, altre questioni aperte? Relegati sullo sfondo. Ma non è finita qui.

Di questo voto non si deve parlare

La consultazione popolare è fissata per il 22 e 23 marzo 2026, tra pochissimi giorni. Questo dovrebbe riportare l’attenzione sulle conseguenze della riforma voluta dal ministro Nordio. Invece nemmeno ora il confronto pubblico si concentra su questo.

È tutto su Gratteri. Sul suo stile comunicativo, le sue affermazioni, il suo temperamento. Il magistrato, in un’intervista rilasciata a una giornalista del Foglio, ha dichiarato “comunque, terminato il referendum, con voi regoleremo i conti”. Il centrodestra ha trasformato quella frase in un’emergenza da prima pagina per ore. Il Guardasigilli ha evocato valutazioni psico-attitudinali. L’autorità delegata alla sicurezza ha parlato di intimidazioni. La maggioranza si è compattata.

Peccato che Gratteri stesse semplicemente annunciando la possibilità di un’azione legale per diffamazione. Una procedura assolutamente ordinaria per un magistrato che si sente diffamato. Ma “regoleremo i conti” ha una risonanza molto più minacciosa rispetto a un’anticipazione di ricorso civile. Ed è precisamente in questo spazio che lo scandaloschermo trova il suo combustibile: non occorre inventare nulla, è sufficiente decidere come interpretare le dichiarazioni altrui.

Nel frattempo, la responsabile di gabinetto del ministro Nordio aveva affermato che con il Sì “eliminiamo l’ostacolo della magistratura”. Quella dichiarazione è già scomparsa dai radar. Uno scandaloschermo che ne nasconde un altro. A dieci giorni dalla consultazione. Ma perché questa dinamica è così efficace? Qualcuno l’ha analizzato scientificamente.

Quando emergono documenti compromettenti, l’ex presidente alza il volume su altro

In una ricerca pubblicata su Nature, gli studiosi Lewandowsky, Jetter ed Ecker hanno esaminato due anni della presidenza Trump confrontando i dati di tre fonti: l’intero flusso di tweet dell’account @realDonaldTrump, la copertura del New York Times e quella di ABC News. L’oggetto dell’indagine era l’inchiesta Russia-Mueller, quella che rappresentava un vero rischio politico per lui. Lo stesso schema è stato riscontrato in altri momenti critici per Trump, compresa la gestione della copertura sui documenti Epstein.

Il modello emerso è stato piuttosto chiaro: quando l’attenzione mediatica sull’indagine cresceva, Trump tendeva a pubblicare molti più messaggi su argomenti completamente diversi. Nei giorni seguenti, la copertura sull’inchiesta diminuiva. I ricercatori sono prudenti: non affermano di provare un’intenzionalità, ma la correlazione statistica è compatibile con una deviazione dell’attenzione dei media. Lo stesso modello, applicato alla copertura della Brexit, non generava effetti simili. Solo le questioni politicamente delicate per il presidente.

Ora, l’interrogativo fondamentale è: perché funziona? Come mai uno scandalo emotivo prevale quasi sempre su un tema complesso nell’attrarre l’attenzione collettiva?

La risposta sta nei dati. Una ricerca pubblicata su PNAS ha esaminato oltre 563mila tweet su temi divisivi (regolamentazione delle armi, matrimoni tra persone dello stesso sesso o crisi climatica) e ha scoperto che l’inclusione di termini morali ed emotivi nei messaggi incrementava la probabilità di condivisione del 20% per ogni singolo termine aggiuntivo. Gli autori lo hanno definito moral contagion, contagio morale: esattamente come un agente infettivo, si propaga più rapidamente se possiede la struttura appropriata.

Rabbia, vergogna, condanne, valutazioni etiche: questo tipo di linguaggio non genera solo maggiore clamore, è strutturalmente più contagioso. Lo scandalo non conquista le prime pagine casualmente, ma possiede una dinamica interna che il nostro sistema cognitivo fatica a ignorare. Combinando le due ricerche, il quadro diventa piuttosto evidente. L’attenzione pubblica è una risorsa limitata, i contenuti emotivi e moralmente connotati sono i più virali, i leader politici possono influenzare direttamente il flusso informativo attraverso i social, istantaneamente, senza mediazioni.

Il risultato è un sistema in cui una controversia può diventare l’argomento centrale della giornata in poche ore e qualsiasi altra discussione, per quanto urgente, viene sommersa. Lo scandaloschermo non necessita di un burattinaio. Necessita solo che il sistema operi secondo le sue logiche. Anche questo articolo, per raggiungervi, ha dovuto utilizzare gli stessi elementi che analizza: vicende emotive, nomi propri, polemiche. Se lo state leggendo, il meccanismo ha operato ancora una volta.

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