Visita San Salvatore di Sinis, villaggio sardo dal fascino western che ha ospitato celebri film italiani del genere tra gli anni '60 e '70.
Pensa di attraversare una via polverosa, avvolta in un silenzio totale. Abitazioni modeste con muri in pietra si allineano lungo il percorso, porte in legno consumato cigolano al passaggio del vento, la terra si solleva a ogni movimento. Basterebbe un destriero legato a un palo e le note distanti di un pianoforte stonato provenire da una taverna per farti credere di trovarti nel selvaggio West americano. Eppure no, non ti trovi in Texas o Arizona, ma in Sardegna, precisamente a San Salvatore di Sinis, una delle località più intriganti e insolite del nostro Paese.
Questa piccola località nella provincia di Oristano, frazione del comune di Cabras, rappresenta un luogo che pare estratto dalle pellicole di Sergio Leone. Non è una coincidenza: tra gli anni Sessanta e Settanta, quando gli western all’italiana dominavano le sale cinematografiche, San Salvatore di Sinis divenne una location prediletta dai cineasti italiani, trasformandosi per oltre due decenni in una perfetta replica dei villaggi del Messico e del Texas.
Indice
Il villaggio abbandonato che rinasce
San Salvatore di Sinis è un insediamento praticamente spopolato. Durante la maggior parte dell’anno, le vie restano deserte, le imposte delle abitazioni serrate, l’orologio del tempo sembra immobile. Soltanto pochi abitanti risiedono stabilmente in questo luogo, conferendogli l’aspetto di un villaggio abbandonato che preserva inalterato il fascino di un’era remota.
Le cumbessias – così vengono denominate le tipiche costruzioni a uno o due livelli – furono edificate nel diciassettesimo secolo durante il dominio spagnolo come rifugi per i fedeli che giungevano a venerare il santo protettore del borgo. Queste dimore spartane, con le loro spesse pareti in arenaria e gli ingressi lignei, generano un’atmosfera da frontiera che ha sedotto i registi del western tricolore.
Quando arrivi a San Salvatore di Sinis, avverti immediatamente quella medesima tensione cinematografica dei grandi capolavori del genere. Ti guardi intorno aspettandoti quasi di scorgere un pistolero emergere da un angolo o un cespuglio rotolante attraversare la via centrale. L’assenza completa di elementi contemporanei – nessuna antenna, nessuna insegna luminosa, nessun veicolo in sosta – rende l’illusione impeccabile.
Un sito dalla storia antica
San Salvatore di Sinis non rappresenta solo cinema. Dietro l’apparenza da scenario western si cela un sito che affonda le radici in una storia antichissima, iniziata già in epoca nuragica. Nel cuore del borgo sorge la Chiesa di San Salvatore, eretta nel diciassettesimo secolo, ma la vera sorpresa si trova nel sottosuolo. Scendendo una gradinata si accede a un ipogeo affascinante, un santuario sotterraneo scavato nella roccia, molto più antico dell’edificio religioso sovrastante.
Qui emerge una straordinaria sovrapposizione di culti e civiltà. Originariamente, in epoca nuragica, il santuario era collegato al culto delle acque e al centro si trovava un pozzo sacro. Con l’arrivo dei Fenici lo spazio venne dedicato a Sid, divinità guaritrice, e durante la dominazione romana il culto si modificò nuovamente, passando ad Asclepio, il dio della medicina. Persino la cultura araba ha lasciato una testimonianza: su una parete è visibile un’iscrizione in arabo, probabilmente risalente a un’incursione saracena medievale.
Attraversare questi ambienti sotterranei, tra iscrizioni in greco, latino e arabo, non rappresenta solo suggestione romantica: costituisce la dimostrazione concreta di come questo sito sia stato sacro per popoli differenti, in epoche differenti, senza mai perdere la sua funzione spirituale. Il pozzo sacro si colloca addirittura sotto il livello marino e un’apertura nel soffitto consente alla luce di penetrare dall’alto, creando un collegamento visivo e simbolico tra il mondo sotterraneo e la chiesa. Rappresenta uno di quei luoghi che non narrano una storia singola, ma tutte insieme, sovrapposte, vive, impossibili da separare.
Hollywood? No, una Cinecittà isolana
Tra il 1967 e il 1990, San Salvatore di Sinis si convertì in un tipico scenario del Far West italiano. Le caratteristiche naturali – tra vie sterrate, colline aride alle spalle, e un’architettura semplice ed essenziale – lo resero il set ideale per le pellicole western, senza dover attraversare l’oceano.
Qui vennero realizzati diversi spaghetti western, tra cui:
- “Giarrettiera Colt” (1968) di Gian Rocco, con Nicoletta Machiavelli e Claudio Volonté (fratello del più celebre Gian Maria Volonté, l’attore che Quentin Tarantino ha citato come fonte d’ispirazione per “Kill Bill”)
- “Dio perdoni la mia pistola” di Mario Gariazzo e Leopoldo Savona
Si sussurra che anche Sergio Leone abbia girato alcune sequenze del leggendario “Per un pugno di dollari” proprio a San Salvatore di Sinis, anche se mancano conferme ufficiali. Ma basta passeggiare per il borgo per comprendere perché questa leggenda persiste: ogni angolo sembra progettato appositamente per una scena western.
Durante quegli anni d’oro, il borgo si animava di troupe cinematografiche, attori e comparse. Il vecchio bar del paese fu trasformato in un autentico saloon con le tipiche porte a battente, e ancora oggi puoi osservare questa struttura, perfettamente conservata, che continua a evocare l’epoca del cinema western.
La corsa degli scalzi
Esiste un momento speciale all’anno in cui San Salvatore di Sinis si risveglia dal suo sonno: il primo weekend di settembre, in occasione della Corsa degli Scalzi.
Quest’evento rappresenta uno dei più emozionanti e sentiti della Sardegna. Oltre 800 fedeli – chiamati curridoris – indossano un saio bianco e corrono a piedi nudi per circa 9 chilometri lungo lo sterrato che collega Cabras al borgo, trasportando il simulacro di San Salvatore.
La corsa parte all’alba del sabato dalla chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras e raggiunge San Salvatore di Sinis. Il giorno successivo, la domenica, la processione si ripete al contrario, riportando la statua nella chiesa parrocchiale di Cabras.
L’origine leggendaria
La tradizione nasce da un evento del 1619. Secondo la leggenda, un gruppo di pescatori che abitava il borgo fu sorpreso da un’imminente invasione saracena. Per salvare il prezioso simulacro di San Salvatore, corsero a piedi nudi fino a Cabras. Con un’astuzia geniale, legarono delle frasche ai piedi per sollevare più polvere possibile e dare l’impressione di essere un esercito numeroso. Il trucco funzionò: i saraceni, convinti di trovarsi di fronte a forze superiori, decisero di ritirarsi.
Da allora, ogni anno la corsa viene ripetuta per commemorare quel salvataggio miracoloso e per rinnovare la devozione popolare verso il santo patrono. Durante i due giorni di festa, il borgo fantasma si trasforma completamente: le casette vengono riaperte, le famiglie tornano ad abitarle temporaneamente, si organizzano processioni, spettacoli itineranti (come i Tumbarinos di Gavoi), fuochi d’artificio e concerti. È l’unico momento in cui San Salvatore di Sinis torna ad essere un villaggio vivo e pulsante.
Come raggiungere questo borgo
San Salvatore di Sinis si trova nella penisola del Sinis, sulla costa occidentale della Sardegna. Per raggiungerlo da Cabras, segui la strada provinciale 6 che costeggia lo stagno, il borgo dista circa 9 chilometri da Cabras, lungo la strada troverai indicazioni per le spiagge di Is Arutas e per il sito archeologico di Tharros.
Il villaggio può essere visitato tutto l’anno, anche se d’estate le temperature possono essere roventi. Se vuoi vivere un’esperienza unica, pianifica la tua visita per il primo weekend di settembre, in occasione della Corsa degli Scalzi, quando il borgo si anima e puoi assistere a una delle tradizioni più autentiche della Sardegna.
Cosa vedere nei dintorni

@SimonaFalasca/Greenme
La penisola del Sinis offre molto più di San Salvatore:
Spiaggia di Is Arutas
Una delle spiagge più belle della Sardegna, famosa per i suoi chicchi di quarzo al posto della sabbia, che creano un effetto cromatico straordinario con sfumature bianche, rosa e verdi.
Tharros

Le rovine della città di Tharros@SimonaFalasca/Greenme
L’antica città fenicio-punica e poi romana conserva rovine affascinanti: templi, strade lastricate, terme e una necropoli. La posizione panoramica sulla costa rende la visita ancora più suggestiva.
Museo Archeologico di Cabras

Giganti – @SimonaFalasca/GreenMe
Qui puoi ammirare i celebri Giganti di Mont’e Prama, imponenti statue nuragiche alte oltre due metri che rappresentano guerrieri, arcieri e lottatori. Sono tra le più antiche statue a tutto tondo del Mediterraneo.