Scopri perché sempre più italiani scelgono camper e van: numeri record, giovani protagonisti e la ricerca di libertà che trasforma il modo di viaggiare.
Fino a qualche anno fa, i veicoli ricreazionali erano considerati appannaggio esclusivo delle famiglie in ferie o di chi cercava forme di viaggio non convenzionali. La situazione attuale racconta una storia completamente diversa. Nel nostro Paese il fenomeno del nomadismo turistico sta registrando una espansione straordinaria e le statistiche dimostrano che si tratta di ben più di una tendenza temporanea. Le informazioni rilasciate dall’Associazione Produttori Caravan e Camper rivelano che nel 2025 le nuove targhe rilasciate per camper hanno fatto segnare un incremento del 10,56% in confronto all’anno precedente, raggiungendo quota 7.936 veicoli nuovi.
Una cifra notevole se paragonata al panorama europeo, dove l’espansione media si è attestata sullo 0,6%. Ancora più rilevante risulta il mercato dell’usato: le transazioni hanno registrato un aumento del 6,05%, oltrepassando complessivamente le 44mila operazioni tra nuove immatricolazioni e seconda mano. Dietro queste cifre si nasconde un settore che attualmente vale circa 8,5 miliardi di euro, supportato anche dai finanziamenti statali. Il dicastero del Turismo ha infatti destinato oltre 25 milioni di euro per realizzare e rinnovare zone di parcheggio in circa 170 municipalità italiane, con più di 4.400 nuovi stalli programmati.
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La vita nomade attira le nuove generazioni: oltre la vacanza tradizionale
Ciò che stupisce maggiormente è il ricambio anagrafico. Sempre più giovani sotto i 35 anni optano per veicoli ricreazionali e furgoni attrezzati per esplorare. Non si tratta esclusivamente di lunghi itinerari estivi: attualmente il fenomeno coinvolge fine settimana, festività, partenze spontanee e mini-esplorazioni spalmate durante l’intero anno.
La celebre cultura del van è diventata l’emblema di un modo di viaggiare alternativo: meno strutturato, meno scontato e decisamente più individuale. Le statistiche delle piattaforme di noleggio tra privati evidenziano che oltre il 50% dei nuovi iscritti rientra nella fascia 25-34 anni. E i veicoli più richiesti sono quelli compatti: furgoni e van trasformati costituiscono ormai una porzione considerevole del mercato. Numerosi viaggiatori li personalizzano autonomamente, condividendo tutto sui social tra installazioni fotovoltaiche, angoli cottura minimal e giacigli richiudibili. Altri preferiscono modelli già equipaggiati come il Volkswagen California, il Mercedes Marco Polo o i furgoni basati su Fiat Ducato.
La contraddizione nazionale: espansione del settore tra restrizioni e sanzioni
Tuttavia emerge una contraddizione tipicamente italiana. Mentre il nomadismo ricreazionale cresce rapidamente, la pratica del pernottamento spontaneo rimane proibita nel nostro territorio. La normativa differenzia tra fermata e campeggio: riposare all’interno del veicolo parcheggiato è permesso (ma non dappertutto, frequentemente si incontrano provvedimenti municipali che lo impediscono), ma è sufficiente dispiegare una veranda, sistemare sedute esterne o occupare superficie oltre il perimetro del mezzo anche semplicemente abbassando gli oblò perché possano scattare sanzioni e ordinanze restrittive. Nonostante ciò, sempre più individui continuano a preferire il nomadismo. Perché il veicolo ricreazionale risponde a qualcosa che attualmente molti ricercano intensamente: la possibilità di sentirsi autonomi.
Le ragioni per cui chi sperimenta il nomadismo raramente abbandona
Chi vive autenticamente l’esperienza nomade come me, che ho la fortuna di attraversare l’Italia e l’Europa da anni con il mio “Anatroccolo”, lo comprende: non rappresenta soltanto uno spostamento, è una trasformazione del punto di vista. Il veicolo ricreazionale si trasforma in un’abitazione mobile, uno spazio personale che attraversa scenari differenti senza mai perdere il senso di appartenenza. Ti risvegli di fronte alle onde, prepari i pasti accanto a uno specchio d’acqua, riposi sotto firmamenti ricchi di astri. E mantieni sempre il tuo giaciglio, il tuo espresso, le tue routine.
Ma soprattutto si modifica il rapporto con le ore. Non esistono registrazioni obbligate, scadenze imposte o pianificazioni rigide. Si parte e si sceglie durante il percorso. Un villaggio scoperto casualmente può trasformarsi nella destinazione della giornata. Un acquazzone improvviso può spingerti verso un altro litorale. È l’itinerario che stabilisce il passo. Probabilmente è questo il vero motivo dell’espansione: il veicolo ricreazionale non offre soltanto ferie. Offre una sensazione sempre più insolita nella quotidianità moderna. Quella di poter decidere, ogni mattina, quale direzione prendere.
C’è inoltre la dimensione relazionale. Nelle strutture ricettive, nelle zone di parcheggio o semplicemente durante una notte fermi vicino ad altri viaggiatori si creano dialoghi spontanei, legami imprevisti, condivisioni di suggerimenti e racconti. Basta uno scambio di contatti telefonici e ci si ritrova alla prossima partenza in compagnia, anche se si risiede a centinaia di chilometri di distanza.
Il nomadismo insegna anche a rinunciare all’eccesso. Acqua, elettricità e volume diventano beni preziosi e si apprende rapidamente quanto poco serva realmente per vivere bene. Un argomento che ora è sempre più urgente e rilevante, con l’esistenza odierna che ci spinge a consumare sempre più elementi che il pianeta fatica (o non riesce affatto a rigenerare).
Probabilmente è proprio per tutte queste ragioni che chi sperimenta realmente la vita itinerante difficilmente rinuncia. Non perché sia impeccabile – anzi, tra serbatoi da vuotare, accumulatori da monitorare e notti organizzate sotto l’acquazzone, gli inconvenienti non mancano mai – ma perché riesce a convertire anche l’itinerario più elementare in qualcosa che somiglia terribilmente alla gioia.