con un test scopri se ti ama

M’ama o non m’ama? Ora lo si scopre con un test

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Vuoi sapere se la tua storia finirà? Vuoi sapere se sarai sempre felice? Oppure se a breve la tua love story ti lascerà col cuore spezzato?

Uno studio dell’Università di Rochester negli Usa e pubblicato sulla rivista Psychological Science è arrivato a tanto.

I ricercatori, guidati da Ronald Rogge, hanno messo a punto un test che mirasse a metter in luce ciò che si pensa realmente del partner, ciò che ad esso spontaneamente si associa senza i filtri dei bisogni e delle abitudini che troppo spesso si celano dietro l’incapacità di mettere la parola fine a una storia già finita.

La ricerca aveva come obiettivo proprio questo: capire se nella coppia c’è già qualcosa che non va anche se non lo si vuole ammettere, attraverso risposte del tutto istintive – diversamente dalle ricerche precedenti che si basavano invece su risposte razionali e giudizi sul proprio compagno/a.

Allora non sono tanto i pensieri e le opinioni che abbiamo del nostro amato ad essere il campanello d’allarme in una storia, bensì le parole che si usano per riferirci a lui. Quali termini gli associamo e quali no? Con quali vezzeggiativi lo chiamiamo?

È proprio la scelta di un vocabolo piuttosto di un altro che ci può far capire il destino della nostra relazione.

Infatti, i volontari che si sono sottoposti al test – 222 tra uomini e donne, tutti, almeno apparentemente, felicemente fidanzati o sposati – hanno affrontato, a colpi di mouse e barra spaziatrice, due prove: nella prima dovevano premere la barra quando vedevano sul monitor di un pc combinazioni di parole positive con sostantivi da loro stessi collegati al partner, mentre nella seconda dovevano premerla quando apparivano combinazioni di parole e sostantivi negativi. I termini proposti erano di 3 tipi: vocaboli come pace, ferie, condivisione; parole come morte, litigi, criticare; termini descrittivi del partner come appunto i nomignoli e i vezzeggiativi.

Ebbene, stimolando reazioni automatiche nelle menti di ognuno, si è arrivati alla conclusione che il secondo compito era più facile del primo, ovvero che al proprio compagno si associano più facilmente idee negative: chi aveva trovato difficile accostarlo a realtà positive aveva più probabilità di separarsi entro l`anno successivo.

La difficoltà principale in una coppia – spiega Rogge – è che presuppone che entrambi i membri della coppia siano felici, ma può non essere sempre così. E spesso capita che molte persone non vogliano ammettere – nemmeno a se stesse – che stanno iniziando a sentirsi meno felici all’interno del rapporto“.

Certo, in ogni coppia vi sono incomprensioni, da una parte o dall’ altra, che il più delle volte rimangono taciute: probabilmente sono queste che portano alla rottura o alle crisi, ai tradimenti, alle frustrazioni, soprattutto se non solo le si tace, ma addirittura le si nega. Ed è anche certo che col tempo il romanticismo iniziale un poco si affievolisce, perché, è naturale, tutto cambia.

Ma il segreto di una storia lieta e duratura è forse più semplice di quanto si possa pensare: godersi il momento senza paure o incomprensioni sulla scia dell’accettare appunto ogni cambiamento che capita.

Lo dice anche uno studio americano pubblicato sulla Review of General Psychology: la coppia può conservare il sentimentalismo dei primi tempi, definito dagli scienziati un mix di intensità, coinvolgimento e chimica sessuale, anche nei rapporti duraturi. Basta, insomma, venirsi incontro e continuare a condividersi, ammettendo cosa va e cosa no.

Questa capacità quasi buddistica di accettazione di sé, degli altri e degli eventi potrebbe anche evitare l’effetto astinenza che si prova quando si viene mollati: riconoscere che una persona non fa per noi e che sotto sotto non era davvero quella giusta, eviterebbe non solo gesti folli di cui sono piene le cronache dei giornali, ma anche le sofferenze legate al rimanere soli che sono davvero simili a livello neuronale a quelle dell’astensione da droga per un tossicodipendente: chi ha subito una delusione d’amore, quando pensa all’amato perduto attiva le zone del cervello legate al desiderio, al dolore e alla dipendenza proprio come un drogato in crisi di astinenza.

Alcune aree neurali vengono messe in iperattività nelle persone appena “mollate”, soprattutto il sistema dopaminergico che è coinvolto nella dipendenza da cocaina.

Paure taciute, crisi d’astinenza, ansia che possa finire … la situazione amorosa non pare poi così idilliaca come si pensava da bambini! Tanto più che sempre più spesso la gente opta, a priori, per rimanere single. Ma credo che anche questa scelta possa celare altri tipi di paure e insicurezze o la semplice incapacità di superare i propri confini per condividerli con qualcun altro.

Ricercare l’amore a tutti i costi o evitarlo per partito preso possono essere i due lati di una stessa medaglia; perseverare in qualcosa ormai finita e non lasciarsi mai andare del tutto, le due facce di una stessa paura: se si impara a capire cosa fa davvero bene a se stessi prima di incaponirsi in situazioni sbagliate in un senso o nell’altro, potrebbe essere davvero più facile godersi quello che dovrebbe essere davvero il bene maggiore a cui tutti tendono.

E, se finirà, sarà stato bellissimo lo stesso proprio perché privo di quei timori che lo minano dall’interno: se non sarà per sempre sarà stato per adesso, che è l’unico momento che esiste davvero alla fine no?!

Valentina Nizardo

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