Lavorare in Australia senza visto: l’intesa UE che può rivoluzionare tutto

Trattative UE-Australia per mobilità lavorativa reciproca: italiani potrebbero trasferirsi fino a 4 anni senza sponsor. Cosa sapere sulla proposta.

Dall’inizio del 2026 si fa sempre più insistente una voce che ha catturato l’attenzione di chiunque veda l’Australia non solo come meta turistica ma come vera opportunità di vita: Bruxelles avrebbe messo sul tavolo delle trattative con Canberra un piano di mobilità lavorativa reciproca, inserito all’interno di un più ampio trattato commerciale tra i due continenti. Le negoziazioni sono concrete, le fonti affidabili, ma la firma definitiva manca ancora. Vediamo nel dettaglio cosa è stato proposto e quali aspetti rimangono in sospeso.

La vicenda è stata diffusa inizialmente dall’agenzia australiana NewsWire e successivamente rilanciata da diverse pubblicazioni, incluse Timeout Australia e Boss Hunting. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti europei riportate da NewsWire, l’Unione Europea avrebbe presentato questo programma di mobilità come incentivo per convincere il governo australiano a concludere un accordo commerciale in discussione dal 2018, quasi finalizzato nel 2023 ma poi bloccato su tematiche agricole e sulla tutela delle indicazioni geografiche come feta e prosecco.

I dettagli della proposta in discussione

Il sistema allo studio prevede un meccanismo di mobilità bidirezionale: i cittadini dell’Unione Europea, italiani compresi, potrebbero stabilirsi in Australia per lavorare fino a quattro anni senza necessità di presentare un contratto di lavoro già sottoscritto con un’azienda locale. Identica libertà verrebbe riconosciuta agli australiani verso gli Stati membri dell’UE. Secondo quanto riportato dall’Australian Business Journal, si starebbero valutando anche possibili percorsi per la permanenza a lungo termine, sebbene i particolari non abbiano ricevuto conferme ufficiali.

L’elemento rivoluzionario rispetto all’attuale situazione sarebbe proprio la cancellazione dell’obbligo di sponsorizzazione. Attualmente chi desidera rimanere in Australia oltre i tre mesi senza il Working Holiday Visa (subclass 417) deve quasi sempre trovare un datore di lavoro disposto a farsi carico della sponsorizzazione, processo lungo e con requisiti rigidi. La nuova proposta rovescerebbe questa dinamica, consentendo di arrivare nel Paese, esplorare le opportunità professionali e decidere sul posto.

Rimangono tuttavia aperti numerosi interrogativi, tra cui i requisiti di ammissibilità, possibili limiti anagrafici, soglie reddituali, garanzie contro il dumping salariale e la difficoltà di armonizzare un sistema unico con le normative sul lavoro di ventisette Stati membri.

Il Working Holiday Visa: situazione attuale e possibili evoluzioni

In attesa di sviluppi, il quadro normativo in vigore rimane invariato. Per i cittadini italiani lo strumento principale è il già menzionato Working Holiday Visa (subclass 417), richiedibile fino al giorno precedente il compimento dei 36 anni. Dura dodici mesi, è rinnovabile fino a due volte e, dal 1° luglio 2025, il costo di richiesta è aumentato a 670 dollari australiani. Il rinnovo richiede l’aver svolto 88 giorni di lavoro in aree regionali o in settori come agricoltura e allevamento — il famoso “farm work” che molti vivono come tappa necessaria, spesso faticosa.

Le indiscrezioni sul nuovo accordo lasciano intendere che questi vincoli potrebbero essere eliminati, garantendo maggiore autonomia nella scelta di città, ambito professionale e tipologia contrattuale. Nulla è ancora ufficiale, il Working Holiday probabilmente non scomparirà completamente, potrebbe trasformarsi o coesistere con un sistema più flessibile.

L’eVisitor 651: il primo passo per chi vuole esplorare

Chi desidera semplicemente valutare l’Australia come potenziale destinazione lavorativa senza vincolarsi a un visto più complesso può nel frattempo utilizzare l’eVisitor (subclass 651), disponibile per i cittadini di alcuni Paesi tra cui l’Italia. È gratuito, si richiede online in pochi minuti, permette soggiorni fino a tre mesi per visita nell’arco di dodici mesi, ma non consente di svolgere attività lavorative. Una soluzione ideale per un primo viaggio esplorativo, non per avviare un percorso professionale.

Perché questa vicenda è rilevante, anche senza accordo definitivo

Le trattative UE-Australia, secondo fonti europee citate da NewsWire, sono diventate la massima priorità di Bruxelles dopo la conclusione dell’accordo con il Mercosur siglata il 17 gennaio 2026. Il parlamentare australiano Kevin Hogan, vice-leader del Partito Nazionale, ha affermato di attendersi una conclusione veloce, “forse entro uno o due mesi” dall’inizio del 2026. I tempi istituzionali e le pressioni delle lobby agricole renderanno probabilmente questo scenario più ottimistico della realtà, anche se la direzione appare ormai definita.

Per monitorare gli sviluppi ufficiali sull’intesa UE-Australia, si raccomanda di consultare i canali istituzionali, come la Delegation of the European Union to Australia e il Department of Home Affairs per la normativa sui visti australiani.

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