Apre la domus romana sotterranea con visite virtuali in streaming

Domus romana del Palatino visitabile in streaming: tecnologia innovativa protegge patrimonio archeologico e contrasta turismo di massa.

Celata per oltre due millenni nelle profondità del suolo romano, custodita dal tempo e dall’oscurità. Adesso la Casa dei Grifi, una delle residenze antiche più suggestive e vetuste del colle Palatino, si apre finalmente alla collettività. Non attraverso percorsi convenzionali, tuttavia: a garantirne la fruibilità è un innovativo sistema di visite guidate trasmesse in diretta via web, concepito per salvaguardare un tesoro delicato e, contemporaneamente, fornire una risposta efficace al turismo di massa che affligge la Capitale.

La Casa dei Grifi rappresenta un’abitazione dell’epoca repubblicana, edificata fra il secondo e il primo secolo prima della nostra era, quando il Palatino costituiva il rione più prestigioso dell’Urbe. Qui risiedevano i componenti dell’élite patrizia romana, sedotti non soltanto dalla collocazione privilegiata, ma anche dal significato emblematico di un’altura destinata a trasformarsi nel fulcro del dominio imperiale.

La denominazione dell’edificio trae origine da due creature mitologiche in stucco candido, i grifi, esseri leggendari che fondono caratteristiche leonine e aquiline, posti a ornamento di un atrio interno. Un particolare apparentemente ornamentale che rivela molto sul raffinamento e sull’opulenza del padrone di casa, verosimilmente un nobile della classe dirigente della Roma repubblicana.

Nell’interno della residenza si alternano spazi raffinati, con pavimentazioni mosaicate, superfici murarie interamente dipinte e ornamenti che richiamano, per tecnica e cromie, alcune rinomate abitazioni pompeiane. In uno degli ambienti meglio preservati rimangono ancora visibili lastre marmoree verdeggianti e superfici lucide, testimonianze di un fasto che nulla aveva da invidiare alle dimore più illustri dell’antichità classica.

Occultata per erigere la reggia imperiale

La vicenda della Casa dei Grifi subisce una svolta radicale con l’arrivo dell’epoca imperiale. Fra il primo secolo prima e il primo dopo Cristo, l’imperatore Domiziano diede inizio all’edificazione della sua monumentale residenza sul Palatino. Per liberare l’area necessaria al nuovo complesso architettonico, numerose abitazioni repubblicane furono rase al suolo o seppellite.

Anche la Casa dei Grifi conobbe questo destino: la porzione superiore venne abbattuta, mentre i livelli inferiori furono ricoperti di terra. Un’azione che all’epoca cancellò una testimonianza storica, ma che oggi si rivela provvidenziale. Il seppellimento ha preservato dipinti murali e pavimenti musivi da radiazione solare, elementi atmosferici e mutamenti urbanistici, consentendo loro di giungere fino ai nostri giorni in condizioni di conservazione straordinarie.

Proprio questa preservazione eccezionale ha reso la domus estremamente vulnerabile. Gli spazi ipogei sono esposti all’umidità, agli sbalzi termici e persino al biossido di carbonio generato dalla respirazione umana. Per tale ragione, nonostante fosse ampiamente conosciuta e analizzata dagli studiosi, la Casa dei Grifi è rimasta un luogo inaccessibile, fruibile esclusivamente da ricercatori e specialisti del settore.

Renderla accessibile mediante visite ordinarie avrebbe comportato un pericolo concreto per affreschi e decorazioni. Da questa esigenza nasce la ricerca di una soluzione innovativa, in grado di armonizzare protezione e valorizzazione culturale.

Come si svolge la nuova fruizione della Casa dei Grifi

La soluzione proviene dal Parco Archeologico del Colosseo, che ha deciso di testare una modalità di accesso digitale sostenibile. La Casa dei Grifi diventa visitabile per la prima volta mediante percorsi guidati trasmessi in streaming dal vivo.

Una guida accede materialmente negli spazi sotterranei, equipaggiata con uno smartphone fissato al capo, e illustra il sito progressivamente. I partecipanti, riuniti in gruppi ridotti, assistono al percorso da una postazione sopraelevata, osservando in diretta ogni particolare senza compromettere l’integrità delle pitture murali.

Come ha dichiarato il responsabile del Parco, Simone Quilici, si tratta di un caso esemplare di sinergia tra ricerca archeologica e innovazione tecnologica, un paradigma destinato ad acquisire importanza crescente nella gestione dei luoghi più vulnerabili.

Fonte: Ministero della cultura

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