Metodo rivoluzionario integrato nei colloqui identifica caratteristiche narcisistiche nei candidati prima dell'inserimento aziendale.
Esistono termini che, negli anni recenti, sono diventati di uso comune, spesso abusati. Narcisista rientra tra questi. Lo utilizziamo riferendoci a storie d’amore complicate, legami tossici, ex che non riconoscono mai i propri errori. Tuttavia, il narcisismo in ambito professionale costituisce una questione altrettanto seria, frequentemente trascurata, capace di trasformare l’ambiente lavorativo in un territorio emotivamente pericoloso.
Le organizzazioni ricercano sicurezza, capacità di comando, risolutezza. Desiderano figure in grado di coordinare gruppi, assumere decisioni importanti, affrontare sfide. La difficoltà emerge quando tali caratteristiche, alimentate da un senso di sé sproporzionato e alterato, si trasformano nel preludio a meccanismi dannosi.
Ciascuno di noi ha incontrato, almeno in un’occasione, quel candidato brillante durante la selezione, capace di conquistare tutti con sicurezza e un curriculum perfetto, salvo poi mostrarsi, dopo qualche mese, un collaboratore prepotente, autoritario, intollerante alle osservazioni. È in questo contesto che la psicologia organizzativa tenta di progredire.
Indice
L’attrazione dell’autostima gonfiata: perché le imprese ci cascano ancora
Secondo Kevin Eschleman, professore di psicologia del lavoro presso la San Francisco State University, il narcisismo costituisce uno dei caratteri più dibattuti nell’analisi delle relazioni professionali.
Il problema risiede nel fatto che la magnificenza narcisistica genera un fascino potente nell’immediato. Chi manifesta elevati livelli narcisistici appare determinato, ambizioso, persino trionfante. Le imprese, naturalmente, collegano fiducia e capacità, senza riconoscere che tale fiducia può basarsi su un’immagine di sé esagerata e poco aderente alla realtà.
Con il passare del tempo, tuttavia, affiorano i problemi. Attribuzione indebita di successi altrui, denigrazione dei compagni, ostilità comunicativa, incapacità di tollerare opinioni divergenti. L’atmosfera professionale si degrada progressivamente, e frequentemente quando si prende coscienza della situazione è ormai tardi.
I classici questionari di personalità non offrono soluzioni efficaci. Chi possiede caratteristiche narcisistiche pronunciate tende a descriversi in termini estremamente favorevoli, con una visione alterata ma coerente con la propria percezione. Inoltre, numerosi candidati considerano i test psicologici un intralcio sgradevole, rischiando di danneggiare l’intero iter selettivo.
Come individuare dunque questi segnali prima dell’inserimento in organico?
Il NISE: l’intervista che analizza senza giudicare
Per affrontare questa sfida, il gruppo coordinato da Eschleman ha creato uno strumento originale denominato Narcissism Interview Scale for Employment, sintetizzato nell’acronimo NISE. Il concetto è tanto elementare quanto efficace: incorporare la misurazione dei caratteri narcisistici direttamente nell’intervista professionale, senza renderlo esplicito.
Nessun quesito del genere “Si ritiene presuntuoso?” oppure “Crede di valere più degli altri?”. Le domande appaiono ordinarie, compatibili con qualsiasi colloquio comportamentale ben costruito. La coautrice dello studio, Sharon Pidakala, chiarisce che la formulazione è intenzionalmente favorevole all’intervistato, per evitare reazioni negative o atteggiamenti protettivi. L’intento è osservare come il soggetto si rappresenta quando discute di autorità, comando, contrasto.
Un esempio pratico: il candidato deve ipotizzare di coordinare un gruppo in cui un membro contesta una sua scelta, che successivamente si dimostra appropriata. Quale reazione adotta? Una risposta orientata allo sviluppo menzionerà dialogo, crescita reciproca, comunicazione costruttiva. Una risposta permeata di grandiosità tenderà a evidenziare il fastidio per l’opposizione o l’esigenza di ribadire il proprio ruolo.
Un’altra circostanza proposta riguarda la collaborazione di gruppo con accordo totale. Se il team preferisce una strada differente da quella voluta dal candidato, quali approcci utilizza? Qui emergono adattabilità, attitudine all’ascolto, controllo dell’ego.
Viene inoltre richiesto se ci si percepisce come leader “naturali” oppure plasmati dall’esperienza, corredando la risposta con un caso specifico. Il modo in cui si ripartiscono riconoscimenti e responsabilità rivela molto più di un risultato numerico su un questionario. Durante la fase di elaborazione, i ricercatori hanno inserito anche richieste di narrare situazioni in cui si è esercitato potere o di spiegare perché un gruppo abbia ottenuto risultati positivi, per comprendere se la persona tende ad accentrare i meriti oppure a distribuirli.
Gli esiti della ricerca
Per verificare l’efficacia del NISE, i ricercatori hanno esaminato migliaia di interviste video simulate con studenti universitari. Valutatori preparati hanno assegnato punteggi su una scala compresa tra narcisismo molto limitato e narcisismo molto pronunciato, basandosi su elementi contestuali presenti nelle risposte.
I risultati sono stati successivamente confrontati con questionari di personalità autocompilati e, aspetto particolarmente rilevante, con le valutazioni fornite dai partner dei partecipanti. I dati hanno evidenziato una correlazione significativa tra punteggi elevati al NISE e comportamenti aggressivi nella realtà quotidiana, come ostilità verbale, ostilità relazionale e atteggiamenti di devianza interpersonale, ad esempio la mortificazione pubblica di un collega.
In sintesi, il modo in cui una persona descrive la propria capacità di comando durante un’intervista può prevedere il modo in cui tratterà gli altri nell’ambiente professionale. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Personality Assessment e apre uno scenario rilevante, specialmente in un periodo in cui i colloqui a distanza e le selezioni digitali stanno diventando prassi consolidata.
Uno strumento gestionale, non una valutazione medica
È fondamentale precisarlo: il NISE non offre una diagnosi psichiatrica e non identifica un disturbo narcisistico di personalità, che necessita della valutazione di uno psicologo clinico. Lo strumento misura caratteristiche sociali significative per il funzionamento quotidiano nelle organizzazioni, osservando coerenze nel modo in cui la persona interpreta se stessa e le relazioni di potere.
Un elemento sorprendente riguarda la percezione dei candidati. Numerosi partecipanti hanno affermato di sentirsi più tranquilli con questi quesiti rispetto a quelli tradizionali, spesso percepiti come distaccati o vaghi. Probabilmente perché, in fondo, tutti desideriamo presentarci come leader capaci e persone collaborative. Ed è proprio in quella narrazione che, talvolta, si scorge l’ombra dell’ego.
In un momento storico in cui si discute sempre più di benessere organizzativo, di ambienti professionali sostenibili anche dal punto di vista psicologico, strumenti come il NISE potrebbero costituire un elemento importante. Perché la sostenibilità non concerne soltanto l’ambiente, ma anche le relazioni, il rispetto, la qualità della vita lavorativa.
E prevenire dinamiche tossiche prima che si radichino significa prendersi cura delle persone, prima ancora dei risultati.